«O tempora o mores», ossia «o che tempi, o che costumi!» disse Il pater patriae Cicerone circa duemila anni or sono al governatore della sicilia Verre, reo di aver derubato quella terra ed essersi prodigato in corruzione ed intimidazioni per raggiungere il proprio scopo. Il letterato latino ripeterebbe, probabilmente, la stessa espressione ai visitatori stranieri, se solo vedesse i turisti  in ammollo nelle fontane, monumenti che possono raccontare storie emozionanti, noncuranti del valore storico che stanno offendendo e anzi, fieri, nelle fotografie che si scattano dai loro iphone.

Che cosa resta della cultura e, sopratutto, di quel sentimento mistico che ha abbagliato numerose generazioni di scultori, pittori e architetti e che li ha ispirati a costruire meraviglie sempre nuove? Che ci rimane del nostro orgoglio se anche le politiche di austerità fanno abbassare gli investimenti nell’unico vero patrimonio che abbiamo (tagli agli spettacoli teatrali, alla manutenzione dei templi di Pompei ed ercolano…) ?

Probabilmente poco o niente se consideriamo che pure l’anfiteatro Flavio, o Colosseo che dir si voglia, venga quotidianamente sfregiato con l’incisione delle iniziali di frivole coppie di fidanzatini. Il problema principale è che, in una società globalizzata come quella odierna, la cultura rende poco e viene trascurata. I modelli che ci vengono ogni giorno appioppati, come se fosse un bombardamento, da televisioni e film, principalmente prodotti all’estero, vogliono trasmettere dei valori totalmente diversi e, spesso, contrastanti con quelli che vorrebbero tramandarci il Bernini o l’imperatore Tito, il quale indisse ben 100 giorni di festa e giuochi circensi per celebrare la terminata costruzione del Colosseo. Il denaro, volenti o nolenti, si è insidiato nell’animo umano della quasi totalità delle persone, come nuovo dio e tutto ruota in funzione di esso; per i soldi si mandano in rovina Paesi interi, si schiavizzano persone in paesi poco sviluppati; Se sei ricco sei qualcuno, se sei povero non conti nulla, questa è la legge ferrea dei nostri tempi.

Auto con motori potenti che arrivano da 0 a 100 km/h in 3 secondi, con un limite di velocità fisso a 50 km/h; femmine vestite come prostitute(e spesso contente di abbigliarsi in quella maniera) con lo shopping sfrenato come massima ambizione ed auto-realizzazione; maschi depilati come lombrichi e masse ignoranti; egoismo dilagante e quasi disgusto del prossimo, se socialmente debole.

Senza voler necessariamente generalizzare, in un quadro del genere si capisce bene che tempo per ammirare un dipinto di Botticelli o per soffermarsi a guardare la bellezza delle colonne ioniche di un tempio greco nell’agrigentino, sopravvissuto alle invasione more e normanne, non ve ne sia e che manchi la volontà di ritagliarselo. Il paradosso è che le poche persone che si avvicinano alla cultura per un reale interesse (e non perché magari sono in Italia e non vedere il Colosseo non è prassi) e che facciano ricerca per il gusto di conoscere siano definite «sfigati». I nuovi valori hanno seppellito i vecchi, sostituito il rispetto con l’ignoranza, l’importante con l’effimero, e presto cambieranno la vita con la mera sopravvivenza.