Le amministrative 2016 si avvicinano e impazza il toto nomi, dalla destra alla sinistra l’importanza della cosiddetta “Società Civile” cresce graniticamente. Economisti, giuristi, imprenditori, donne e uomini vincenti nella vita vengono attratti da oligarchie politiche con lo scopo di ammaliare l’elettorato. Mai così nel mondo ci fu tanta democrazia e allo stesso tempo scarsa fiducia nei propri rappresentanti. Non si partecipa più al sistema democratico, ma lo si subisce. Questa chiamata politica della società civile sembrerebbe riavvicinare i cittadini alla cosa pubblica, ma non è così.

Più le minoranze politiche pescano i fortunati vincitori nel mondo civile, più cresce il pensiero latente che la politica appartenga esclusivamente a chi la fa. Sorge nel cittadino un senso di schizofrenia, una scissione tra i suoi doveri  e i suoi diritti. Il lassismo dilagante per ciò che è politico, è frutto di questa concezione distorta: se vuoi fare politica entra in un partito, se non vuoi entrare in un partito sii vincente e magari ti chiamiamo per le prossime elezioni. Il voto per l’indipendente che corre per le elezioni, passa prima per la scelta delle oligarchie rappresentative. I casi di cronaca emblematici, oggi, sono principalmente due: Marino e Accorinti, l’ex Sindaco di Roma e il Sindaco di Messina. Non si comprende bene le loro responsabilità, ma in tutti e due i casi, essi sono figure prese dalla cittadinanza e traghettate al potere. Il primo schiacciato dagli scandali, il secondo sconfitto dalla gestione delle emergenze. Due esempi di fallimento (forse), proprio perché la divisione del cittadino dall’attività politica, a lungo termine, porta ad una inesperienza ed una ignoranza di gestione del potere.

Berlusconi spinge per le amministrative figure che non siano politici professionisti, incorona Marchini come candidato a Roma. Renzi vorrebbe Giuseppe Sala come candidato dem per Milano e apprezza più i prefetti che esponenti di partito. Un’onda di “gentismo” invade la politica ed è proprio questa invasione che è un elemento intrinsecamente negativo. I cittadini dovrebbe già essere soggetti politici al principio, invece che individui in là con gli anni, disinformati e inesperti che approdano in un mondo complesso e difficile da comprendere in poco tempo. Candidare personaggi solo perché sanno fare il loro mestiere e hanno il viso pulito dal fango dei mass media non è la soluzione al rinnovo della classe dirigente, non è elemento di democrazia.

Nello spirito più hegeliano la società e lo stato devono essere compattezza organica, mai più divisioni tra cittadini e amministratori, nessun ruolo copre l’altro. David Van Reybrouck con il suo libro “Contro le elezioni: perché votare non è più democratico” reintroduce il concetto di sorteggio: nell’antica Atene la maggior parte delle cariche pubbliche venivano attribuite attraverso questo procedimento. Senz’altro un elemento curioso e di riflessione. Se la Società Civile deve affacciarsi alla politica allora lo deve fare sempre, fin dalla prima ora, continuamente e a turnazione. Nessuna bacchetta magica, ma cittadini preparati a ruoli dirigenziali. Allora si che le figure indipendenti non saranno sfruttate da chi vuole solo svecchiare un po’ la propria sigla.