Un altro scandalo in quella che molti definirebbero “Repubblica delle Banane”, altra intercettazione, altro “big” che cade: Maurizio Lupi. Sembra proprio che il governo abbia sempre più somiglianze con una giostra del lunapark; a salire ora è Graziano Delrio. Il renziano di ferro è pronto a impegnarsi in una delle poltrone più importanti, il Ministero delle Infrastrutture, Delrio inoltre ha prontamente dichiarato alle telecamere che agirà sinergicamente con Raffaele Cantone. L’arresto di Ercole Incalza, trentennale “boss” del sistema, sottolinea ancora come le oligarchie partitiche, le tecnostrutture burocratiche e le plutocrazie finanziarie/imprenditoriali lavorino insieme nella spartizione dei lavori pubblici, quindi dei soldi a loro collegati.  I grandi discorsi, i papiri e gli elogi alle democrazie moderne per la loro funzione di inclusione politica del cittadino vengono annientate dalla realtà dei fatti: c’è un mondo dove i comuni mortali (i cittadini italiani) non possono accedervi. Le grandi opere come la TAV, il MOSE, la Salerno – Reggio Calabria, l’alta velocità a Firenze (la lista continua giuro) tutte sotto indagine.

Esiste ancora gente che vuole aumentare ulteriormente la spesa pubblica al fine di far ripartire l’economia, ma purtroppo in Italia maggiore spesa pubblica non vuol dire maggiori servizi, vuol dire che lo Stato sprecherebbe il doppio. Lo spreco di territorio divorato dalle grandi opere a danno poi dell’ambiente è immane. La visione delle grandi opere è in balia ancora della concezione post rivoluzione industriale, ovvero, grandi opere per un Paese in lenta trasformazione e crescita. Oggi non può continuare a fare discorsi del genere, occorre avere fluidità e molteplicità di potenzialità nelle scelte politico/economiche, la dinamicità della società attuale può rendere obsoleta un infrastruttura in pochi anni. Prendiamo la TAV, ci vorrà molto tempo prima che l’opera sia completata, i flussi economici rimarranno immutati? Bisogna dunque cambiare schemi e parametri, rivalutare molto il criterio di giudizio dell’utenza in base al quale vengono emarginate intere aree del Paese.

Come (disgraziatamente) ben sappiamo in Italia abbiamo due aree differenti economicamente e non solo: il Sud e il Nord. Attraverso il principio dell’utenza e del guadagno a breve termine si è investito in infrastrutture e grandi opere in una sola parte del Paese, quella più industrializzata. I collegamenti in Italia sono pensati in un’unica maniera: da Sud a Nord. Prendendo una cartina delle linee ferroviarie prontamente notiamo l’intreccio assai fitto nella Pianura Padana e dintorni, mentre nel Sud continentale da Bari a Napoli occorrono circa 6-7 ore. Per non parlare di Calabria e Basilicata completamente al di fuori del mondo, basti pensare che Matera candidata italiana come capitale europea della cultura è impossibile da raggiungere in treno. In Sicilia è bastato il crollo di uno snodo principale per dividere in due un’intera isola. Lo Stato non può investire perché non ci guadagnerebbe? Vogliamo veramente soffermarci sull’autostrada “Brebemi” percorsa da ben 11 macchine al giorno , dove inoltre lo Stato (che ha già finanziato l’opera) dovrà sborsare 300 milioni di euro nell’arco 2017-2031? Continuando così non facciamo che ricalcare e rimarcare flussi già potenziati condannando un’intera parte dell’Italia all’isolamento. Le potenzialità di collegare diverse zone meridionali tra loro sono infinte, i diversi focolai di innovazione e produzione uniti tra di loro potrebbero far decollare l’intero Sud, facendo crescere esponenzialmente il Paese.

La classe dirigente italiana non ha quella grinta imprenditoriale che vorrebbe far credere di avere, non vogliamo rischiare cercando di aprire da noi stessi nuovi varchi pieni di possibilità, ma se non c’è rischio non c’è guadagno, questa la regola aurea dell’imprenditoria. Principalmente il Ministero delle Infrastrutture è fermo dal boom economico degli anni ’60, chiunque si siede su quella poltrona ha davanti a sé dei sempiterni problemi: corruzione, inefficienza e carenza di progetti veramente innovativi.