L’indagine “Breakfast” ha condotto gli inquirenti alle intercettazioni dell’attuale governatore lombardo, intento a pianificare un’operazione finalizzata a prevenire eventuali pignoramenti ad opera dei rivali colleghi di partito, vicini a Bossi, fra questi l’ex parlamentare Brigandì, il quale esigeva milioni di euro dal conto “verde”.

Gli esponenti leghisti furono già intercettati tra il 2012 e il 2014 per mano della Dia, sotto la direzione del pm Giuseppe Lombardo e del procuratore Federico Cafiero De Raho. Tuttavia la presente indagine della Procura di Reggio Calabria ha ritenuto indispensabile pubblicare i dati raccolti, i quali rivelano l’inquietante consistenza dei rapporti di potere economico che albergano nei partiti. Roberto Maroni, geloso del “proprio” tesoro padano, preoccupato dal rischio che i nemici filo-senatùr potessero mettere mano sui beni del partito, ha trasferito 20 milioni di Euro, presenti sul conto della Lega, alla Sparkasse di Milano, chiedendo al proprio legale, Domenico Aiello, di istituire una fondazione con lo scopo di deporvi tutte le ricchezze, per usare un linguaggio alla Paperon De Paperoni. Da mantenere distante dagli aspetti finanziari era soprattutto Matteo Brigandì, il quale reclamava da tempo il diritto ad usufruire del comun patrimonio leghista per gli incarichi svolti nell’organizzazione politica. In quell’occasione, il partito fu costretto a pagare milioni di parcelle, suscitando l’ira di Maroni e le relative contromisure. Maroni sottolineò che occorreva trovare un modo per separare i beni dalla gestione del partito. E’ dunque in quell’occasione che entra in scena la mediazione tra Aiello e i diversi istituti bancari. Il legale accolse l’idea di Maroni sulla separazione delle risorse economiche dall’aspetto gestionale poiché, qualora i 9 milioni di euro pignorati li avesse finalmente avuti sul nuovo fondo, questi ultimi non avrebbero costituito più oggetto di sequestro.  Fra coloro che hanno seguito e curato il trasferimento dei fondi dall’Unicredit alla banca dell’Alto Adige, vi sono Peter Schedl, precedentemente direttore della Sparkasse e l’attuale presidente Gerhard Brandstätter.

Nel mese di gennaio del 2013, il conto presso la Sparkasse giunge ad avere una disponibilità pari a 19 milioni 817 mila e 469 euro, mentre nel 2014 le “finanze” verranno spostate in un conto di Banca Intesa, dal momento che, secondo la dirigente Sparkasse Paola Brunelli, vi era un tasso applicato al conto, legato a un determinato livello di attività finanziarie, fra le quali la possibilità d’investimento in fondi, azioni oppure obbligazioni societarie. Durante le intercettazioni è inoltre emerso che la Brunelli si lamentava con il legale Aiello del fatto che la legge 966-7-2012 art. 89 vietasse, ai partiti politici, di investire la propria liquidità in strumenti finanziari diversi dai titoli emessi da Stati membri della Ue. Ciò avrebbe dunque implicato controlli più severi sui conti e un’azione marginale degli stessi Maroniani nella possibilità di “fare impresa” attraverso la politica.

Dalle indagini svolte durante l’operazione Breakfast di Reggio Calabria, emerge dunque l’ennesimo quadro drammatico di un contesto politico oramai in decadenza, nel quale si predilige l’attività imprenditoriale e finanziaria a quella sociale e politica. Si può tranquillamente affermare, per la stragrande maggioranza dei deputati, che l’attività parlamentare sia ridotta al mero esercizio di interessi personali: interessi, questi, ricavati dallo sperpero dei soldi pubblici e dai generosi finanziamenti dei privati, i quali influenzano l’andamento delle stesse organizzazioni politiche.

E’ inoltre paradossale che, partiti quali la Lega, abbiano costruito per anni la propria campagna elettorale sulla base della cattiva gestione meridionale dei fondi pubblici con la ben nota “Cassa del Mezzogiorno”, quando i propri deputati vengono sistematicamente e abbondantemente stipendiati dallo Stato italiano e dalla pesante tassazione sui cittadini. Se a tutto ciò si aggiungono le liti “molto” politiche che avvengono in merito al bisticcio sui “tesori preziosi” delle cravatte verdi, allora è evidente che l’attuale classe dirigente costituisca una parte più che responsabile nello scenario dell’attuale crisi economica.

Cerchiamo tuttavia di essere comprensivi e indulgenti, di fornire una spiegazione valida alla faccenda: il verde color leghista può facilmente essere confuso con le verdi banconote dell’immaginario collettivo, che si sia trattato di semplice confusione tra la “nobile” causa e l’agognato denaro?