La cosiddetta “alternanza scuola-lavoro” introdotta dalla riforma dell’istruzione del governo Renzi, che stabilisce delle ore che gli allievi dovranno dedicare al lavoro presso un’azienda, dovrebbe servire, a detta dei suoi promotori, a inserire gli studenti nel mondo del lavoro. In realtà, non solo è del tutto illusorio credere che i livelli di occupazione dipendano – in particolare in un periodo di crisi profonda – dall’offerta di lavoro, quando è la domanda da parte delle imprese a mancare; ma introduce dei principi fortemente diseducativi.

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Adriano Olivetti, determinò una grossa spaccatura col sistema industriale plaudente il freddo taylorismo trionfante dell’epoca, alla felice conclusione che l’essere umano, incline per natura a curiosità, vivere sociale e varietà di compiti e occupazioni, mai avrebbe potuto costituire argilla molle per qualunque atto in cui si fosse cercato di plasmarlo ad immagine e somiglianza di una qualunque efficiente macchina senz’anima. L’edificazione degli stabilimenti lavorativi fu affidata a importanti architetti che fecero del Bello elemento onnipresente nei pressi dei dipendenti e del vetro strumento veicolante luce e buonumore nei locali di lavoro tramite l’installazione di grandissime e numerosissime finestre; biblioteche consultabili anche in orario lavorativo, asili nido e scuole materne furono messi a disposizione di chi lavorasse presso l’Olivetti

In primo luogo, una concezione servile del sapere, cioè sempre in funzione di altre attività, in particolare quelle produttive. Ciò che viene insegnato obbligando gli studenti a lavorare è che il sapere ha un valore solo quando prelude alla produzione diretta di un guadagno monetizzabile; si dimentica del tutto il suo valore intrinseco, quello che gli antichi chiamavano otium letterario, e quello sociale e politico, cioè finalizzato alla partecipazione dell’individuo alla comunità e alla sua esistenza da cittadino e non solo da produttore-consumatore. Si comunica, invece, ai giovani, che studiare non serve se non per puro scopo di lucro, e si erigono le esigenze egoistiche dell’individuo cinico e desocializzato al di sopra della società.

In secondo luogo, si dice implicitamente che bisogna rassegnarsi alla conformazione sociale già data e rinunciare a rivendicare i propri diritti, lo sfruttamento deve essere una realtà da accettare e interiorizzare fin dall’adolescenza. Anziché abituare i ragazzi alla critica, al dubbio, alla riflessione e alla ricerca appassionata del vero e del giusto, li si rende avvezzi ad accettare le imposizioni e le ingiustizie più insensate come dogmi sociali immutabili. “Il mondo è ingiusto, fatevene una ragione, o siete sfruttati o sfruttatori”. Questo è il messaggio criminogeno che il Ministero rivolge agli allievi delle scuole italiane obbligandoli a vere e proprie corvée per il capitalista di turno.

In terzo luogo, dopo tutte le campagne diffuse nelle scuole per un’alimentazione corretta, il Governo non ha pensato nulla di meglio che stringere un accordo con una multinazionale straniera specializzata nella produzione di cibo spazzatura, la McDonald’s, che ovviamente sarà ben felice di poter contare su una quantità di manodopera a costo zero. Disilluse, sfruttate e costrette a cucinare hamburger in un fast food, così dovranno essere le nuove generazioni per un Capo di Governo che annunciava di voler “puntare sui giovani”.

©PUBLIFOTO/LAPRESSE MILANO ITALIA 28-02-1960 L'INDUSTRIALE ADRIANO OLIVETTI.

Olivetti restituì dignità all’operaio, tenendo in considerazione il concetto di lavoro, fatica, merito attraverso forme di compensazione ed evitando decisioni di riduzione del personale, che invece erano tipiche delle imprese orientate alla massimizzazione della produttività. La tecnica doveva essere al servizio dell’uomo, e non il contrario. I ritmi di lavoro non erano dettati dalle macchine: l’impresa era un luogo di armonia, di scambio e di partecipazione degli operai, che collaboravano tra di loro e alla progettazione dei prodotti. La fabbrica era vista oltre che come “produttrice di beni e di bene”, come luogo di armonia e di confronto pluralistico, solo un luogo di produzione ma un’officina creativa dove si concentrarono una serie di intelligenze, saperi e competenze -©PUBLIFOTO/LAPRESSE

La maggioranza guidata da Renzi si conferma fedele esecutrice dei voleri della finanza e del grande capitale. La “Buona Scuola” si rivelerà presto ottima per le imprese che potranno assoldare schiere di giovani studenti-lavoratori senza doverli pagare. Questo è lo scopo non dichiarato della “connessione col mondo del lavoro”. Ma ve n’è un altro, meno visibile ma più insidioso: la reintroduzione di forme schiavistiche e servili, la rimozione totale di ogni barlume di coscienza sociale e la “normalizzazione” dello sfruttamento capitalistico neoliberale.