Il titolo è di una canzone di Frank Sinatra, abbastanza appropriato: “My Way” (Rizzoli), la prima biografia autorizzata di Silvio Berlusconi scritta dal giornalista americano Alan Friedman, è uscito nei giorni scorsi nelle librerie italiane ed è atteso il 20 ottobre negli Stati Uniti per Hachette Books. I diritti sono stati venduti in trenta paesi e il libro, che nell’edizione nostrana si presenta ben corposo (400 pagine), sarà tradotto i tredici lingue. Tutti vorrebbero entrare nella testa di Berlusconi, uno che Enzo Biagi, nel 1989, descriveva già come «un caso unico al mondo». E il bello doveva ancora venire, i successi del Milan, l’ingresso in politica, le grandi vittorie, le risicate sconfitte, le gaffes clamorose. Berlusconi, si ribadisce nella quarta di copertina del libro, è un’anomalia: «In nessun’altra nazione occidentale, negli ultimi vent’anni, un leader politico ha dominato così completamente la scena come ha fatto Silvio Berlusconi in Italia. Nessuno ha scatenato così tante polemiche, nessuno è stato tanto amato e odiato». Nessuno, si potrebbe aggiungere, è riuscito a creare tanto mistero intorno a sé mettendosi completamente in luce. A settantanove anni, ormai politicamente residuale, Berlusconi suscita ancora un robusto interesse delle masse, tale da prospettare un successo per questa biografia. Se poi si scopre che si è appena comperato l’editore che la pubblicherà, la cosa assume i contorni del capolavoro. «Sono condannato a vincere», scherzava un tempo. E anche adesso mica male.

«Quindici mesi fa, quando questo progetto ebbe inizio», dice Alan Friedman, che pur parlando come Ollio è un ottimo professionista, «dissi a Silvio Berlusconi che non gli avrei fatto sconti e che non stavo scrivendo la storia di un santo, ma la storia di una vita straordinaria, nel bene e nel male». Bisogna credergli quel tanto che basta per non aspettarsi sconfessioni plateali dell’intervistato. Il quale – seguito da telecamere, attrezzisti e fonici – ha anche mostrato la casa di Arcore per un documentario che seguirà la pubblicazione del libro. L’anteprima è stata trasmessa lo scorso martedì a Ballarò: una volta Berlusconi telefonava adirato per redarguire Giovanni Floris, ora apre le porte del suo studio in esclusiva per Massimo Giannini. Maglione blu d’ordinanza, giacca pure blu, capelli non ancora blu ma perfettamente castani, B. si aggira nel suo studio come un bambino nella stanza dei giochi. «Queste sono le squadre che ho avuto: campioni del mondo, d’Europa, d’Italia … poi c’è il Milan [carrellata sulle Coppe dei Campioni che fanno l’invidia di qualunque club, ndr], queste invece sono le città satellite che ho costruito, Milano 2, Milano 3. Questo sono io a sedici anni che canto su una nave da crociera. Ero sempre il più bello della serata».

Il ragazzo nella fotografia si sgola sorridendo tirando a sé un microfono vecchio stile, di quelli che sarebbero stati replicati sessant’anni dopo alla Leopolda di Matteo Renzi per fare pendant. E’ una foto celebre, è girata in tutte le mostre, i documentari e i film che hanno riguardato il Cavaliere. L’ex Cavaliere, anzi, come lo chiama la stampa avversaria, sempre più preoccupata dal progressivo allontanarsi del suo pupillo dalla politica attiva. In effetti Berlusconi non ne sembra più stimolato. Si muove invece in politica estera, in specie guardando ad est dove gli è rimasta la cara amicizia dell’uomo più potente del mondo. Vladimir Putin, intervistato da Friedman per il libro, spiega il suo concetto dell’amico Silvio, che non manca mai di incontrare quando viene in Italia o di ospitare nel suo paese (come qualche settimana fa, quando suscitò scandalo la visita in Crimea). Sul rapporto tra i media italiani e B., Putin dice: «Non ritengo di avere il diritto di indicare gli errori dei media occidentali. Errori ne fanno tutti, i politici come i media. Vorrei sottolineare una cosa. Se la memoria non mi inganna, Berlusconi ha cominciato a fare politica nel 1994. È sceso in politica nel 1993 e nel 1994 è diventato premier, ma prima di allora aveva fatto l’imprenditore per più di trent’anni e non aveva mai avuto alcun problema di carattere giudiziario. Appena ha cominciato a fare politica, nel giro di tre anni è stato oggetto di una trentina di procedimenti penali. Purtroppo, questo è tipico non solo dell’Italia, ma del mondo in generale».

Opinioni amicali, ricambiate da Berlusconi. Sul presidente russo e sulla politica estera dice: «Con il mio amico Vladimir e con gli altri leader cerco sempre di essere totalmente sincero e aperto. Cerco di stabilire un buon rapporto e un forte legame personale. È una cosa che aiuta molto, quando ci sono dei problemi. Permette di telefonarsi a qualunque ora e di risolvere più facilmente le questioni spinose. Però bisogna passare del tempo insieme. Putin, Blair e altri leader europei sono venuti in vacanza da me in Sardegna. Credo sia una buona cosa, perché tra leader politici, così come in qualunque relazione umana, avere un buon rapporto basato sul rispetto, sull’amicizia, sulla fiducia vuol dire tutto. Per me, il legame non deve essere solo di testa, deve partire dal cuore». Il cuore, il cuore. Silvio l’amore deve averlo davvero in alto concetto, se pure i grigi tavoli dei capi di stato e di governo riusciva a colorare di sentimento. E dell’amore anche si racconta, in “My Way”: il processo Ruby ormai archiviato e gli strascichi degli altri procedimenti, le ragazze, l’ex moglie e la nuova compagnia: la quale essendo solo cinquant’anni più giovane può dirsi perfetta. Per lei ha comprato un’altra casa, ad otto minuti da Arcore: ha promesso di tornarci la sera e di farne un nido d’amore estraneo a qualsiasi capriccio. Fidiamoci. Persino lui, prima o poi, doveva trovare “la sua strada”.