Poco più di un anno fa, il 4 maggio del 2015, l’Italicum diveniva legge, approvato definitivamente dalla Camera dopo ben tre questioni di fiducia poste su di esso. Firmato da Mattarella pochi giorni dopo, veniva poi regolarmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con la condizione che sarebbe entrato in vigore dopo un anno, cioè nel giugno di quest’anno.

Da subito esso incontrò l’ostilità di opposizioni e costituzionalisti, ravvisandosi al suo interno una sostanziale riproposizione, un po’ incipriata e improfumata, degli stessi vizi d’incostituzionalità sanzionati dalla Consulta nel Porcellum: un premio di maggioranza spropositato e non sottoposto a una soglia minima di accesso, e la presenza di liste bloccate.

Nei mesi seguenti e fino a poche settimane fa però il Governo, con la sua solita propensione al dialogo e al confronto di idee, ha sempre accuratamente evitato ogni discussione inerente l’Italicum, additando come gufi, fascisti, parrucconi, reazionari tutti quelli che abbiano provato a manifestare dubbi di costituzionalità su tale legge. “L’Italicum ormai è legge”, veniva ripetuto come un mantra da Palazzo Chigi, e dietro questa evidenza inconfutabile ( o banalità?) veniva censurata qualsiasi proposta di intervento sulla chimera renziana. Nel frattempo è partita in questi mesi anche una raccolta firme per un eventuale referendum abrogativo, nel caso in cui la Corte Costituzionale nella sentenza prevista per il 4 ottobre dovesse inaspettatamente contraddire sé stessa e non sanzionare i medesimi vizi che sanzionò due anni e mezzo fa. Ma dal Governo sempre picche. L’iItalicum è legge e non si discute.

Questa settimana invece, un improvviso cambio di rotta: mercoledì la conferenza Capigruppo della Camera ha infatti calendarizzato per settembre una mozione di Sinistra Italiana, per “intervenire[…] sulla riforma approvata, eliminando quei palesi vizi di incostituzionalità che la rendono […] destinata a provocare una nuova pronuncia della Corte”. Da Governo, silenzio. Strano. Forse che Renzi ha scoperto un’app per scaricare sul suo iPhone un compendio di diritto pubblico, e ha così iniziato a studiarsi la Costituzione? Forse che la Boschi ha letto la sentenza 1/2014 e ha scoperto che l’Italicum è un’altra porcata alla pari del Porcellum? O forse addirittura che Mattarella si è improvvisamente ricordato che anche lui faceva parte della Corte Costituzionale quando fu prodotta la famosa sentenza, e dunque ha realizzato di aver firmato da Presidente della Repubblica una legge affetta dagli stessi vizi che aveva ritenuto incostituzionali come Giudice della Consulta?

No, niente di tutto ciò. Molto più semplicemente ci sono state le elezioni comunali, e Renzi, dopo aver perso contro il Movimento5Stelle ben 19 ballottaggi su 20, ha scoperto che il suo PD è ben lontano dal 40% delle europee, sull’onda delle quali fu approvato l’Italicum, bensì da allora ha perso almeno un quarto, se non un terzo dei voti. E il M5S non è più di poco sopra il 20%, ma è salito oltre il 30%. Dunque l’Italicum per così concepito rischia seriamente, a un eventuale ballottaggio, di far vincere i pentastellati. Ecco quindi che improvvisamente la mozione di Sinistra Italiana, che rimette in discussione la legge elettorale, è la benvenuta. Senza considerare che così facendo si sposterebbe anche la pronuncia della Corte che dal 4 ottobre, alla vigilia del referendum sulla riforma Boschi, slitterebbe molto più in là, attutendo così l’effetto catastrofico che potrebbe avere sul Governo la concomitanza della bocciatura sia dell’Italicum che della riforma costituzionale.

Un improvviso zelo governativo, un’apprezzabile per quanto tardiva preoccupazione per i profili di costituzionalità dell’Italicum? Niente di tutto questo. Il Governo se ne frega altamente della Costituzione (altrimenti non avremmo nemmeno questo governo e saremmo andati già a elezioni tempo fa con il Mattarellum o con il cd Consultellum), sta soltanto approfittando in maniera sfacciatamente opportunista di un’occasione per scongiurare la possibilità sempre più concreta di perdere rovinosamente sia referendum che elezioni, pronto a tutto pur di restare incollato col Bostik alle comode poltrone imbottite di Palazzo Chigi e Montecitorio.