di Salvatore Ventruto

Nelle ultime settimane si sta pericolosamente diffondendo la convinzione che il referendum costituzionale di ottobre sia un plebiscito sull’operato di Renzi  e del suo Governo.

La colpa  –  al contrario di quanto afferma il  premier – non è certamente di quel fronte che si oppone alla riforma prodotta dalla Ministra Boschi e dai suoi bodyguards Napolitano e Verdini, ma di chi non vuole far conoscere agli italiani le criticità e le storture di un testo che se approvato produrrebbe, assieme alla nuova legge elettorale “Italicum”, un cocktail micidiale per la nostra democrazia.

Se quindi si cade nel tranello che la campagna referendaria  è una battaglia contro Renzi si è perso già in partenza. Sarebbe invece più utile e funzionale partire dall’assunto che – di fatto –  c’è  un’emergenza democratica  e che questa situazione  impone la “chiamata alle armi”  di tutte le forze politiche di opposizione presenti in Parlamento  e di quei rappresentanti  del mondo della  cultura e dell’associazionismo che hanno a cuore le sorti di questo paese.

Privare  i cittadini del sacrosanto diritto di scegliersi i senatori, decidendo di far diventare futuri inquilini di Palazzo Madama quei  consiglieri regionali e  sindaci  che negli ultimi anni sono stati protagonisti  di numerose  inchieste e condanne della magistratura, è francamente inaccettabile. Se poi ad essi si garantisce l’immunità parlamentare e si afferma che non verrà loro somministrata  alcuna indennità, facendo credere che questa riforma produca una sensibile riduzione dei costi della politica, significa che al danno si vuole aggiungere la beffa. I consiglieri regionali e i sindaci   riceveranno, infatti,  con successiva legge ordinaria,  un “emolumento di carica territoriale”,  il cui importo sarà pari  all’indennità del sindaco capoluogo di Regione.

A fronte di una pianta organica del Senato che rimarrà praticamente immutata dal punto di vista amministrativo,  la riforma punta a svilire la nostra camera “alta”, togliendole quasi tutte le prerogative legislative e trasformandolo  in un dopo lavoro per quei  100 consiglieri regionali e sindaci che ne faranno parte i qual, inoltre, non si capisce bene come eserciteranno il loro ruolo di rappresentanti delle realtà territoriali visto che la stessa riforma toglie poteri alle regioni trasferendoli allo Stato.  A essere tagliati, quindi, non sono i costi della politica, ma il rapporto tra i cittadini e le Istituzioni,  la democrazia, la rappresentanza, il diritto di voto sancito  dalla nostra Costituzione.

Se poi allo scenario appena descritto si affianca quanto previsto con l’Italicum, l’omicidio della democrazia è servito: il premio di maggioranza al partito o alla lista che raggiunge il 40% di voti al primo turno o che vince al ballottaggio ( sai che inciuci!) e i capilista bloccati nei 100 collegi previsti dalla legge  vengono riproposti, contrariamente a quanto stabilito dalla Consulta con la sentenza n. 1 del 2014, facendo praticamente diventare i futuri senatori ininfluenti nell’elezione del  Presidente della Repubblica,  dei due terzi  dei giudici della Corte Costituzionale e dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura , organi di garanzia  che di fatto diventeranno  “di maggioranza”.

Contro la nuova legge elettorale,  che entrerà in vigore il prossimo 1 luglio, sono già stati depositati ben 15 ricorsi nelle varie corti d’appello,  nonché 2 referendum abrogativi in Corte di Cassazione. Il Comitato anti – italicum  e quello per il NO alla Riforma Boschi si sono incontrati nei giorni scorsi  con alcune forze parlamentari di opposizione per definire il crono programma della raccolta firme e i futuri impegni in vista del referendum di ottobre.  I prossimi mesi saranno quelli della disinformazione mediatica e degli slogan populistici da parte di chi ha voluto queste riforme. È proprio in questa fase che le forze politiche di opposizione presenti in Parlamento dovranno  mettere da parte le presunte o reali differenze politiche e  fare  fronte comune. Quando è in pericolo la democrazia, le “ammucchiate” sono giustificate.