Un vento gelido soffia sull’Europa e sull’Italia, è il vento della solitudine inconsapevole. La brezza, alzatasi non appena terminate le celebrazioni in ricordo della vittoria Sovietica sulla Germania il 9 maggio 1945, ha mostrato al mondo che Mosca non è sola e Washington neppure. Entrambe hanno accanto i propri amici, pronti a sostenerle. L’unica “potenza” abbandonata a sé stessa è l’Unione Europea. Vladimir Putin per ricordare l’avvenimento, giunto al 70esimo anniversario, ha organizzato la più grande parata militare della Russia post-sovietica. Migliaia di uomini, mezzi corazzati e aerei hanno reso omaggio ai caduti di guerra nelle principali città della Federazione Russa. Le protagonista, però, sono state ancora una volta Mosca e la sua immensa Piazza Rossa. Nonostante gli inviti, molti posti riservati ai capi delle Potenze Occidentali sono rimasti vuoti. I rappresentanti dell’Unione Europea, com’era prevedibile, hanno snobbato l’invito. Quelli di Cina, India, Kazakistan e Sud Africa, no. Loro hanno accompagnato Putin e i rappresentanti del suo Governo durante tutta la giornata, e probabilmente si saranno riservati del tempo per parlare di gas, petrolio, armi ed Eurasia.

Invece il segnale che arriva da Bruxelles risulta chiaro e sconcertante: non possiamo andare da Putin perché Obama non vuole. Intanto il capo della Federazione Russa da Mosca si è scagliato contro il ritorno della “mentalità dei blocchi contrapposti che mettono a rischio gli equilibri mondiali”, auspicando che Washington metta finalmente da parte la propria visione “monopolare” del Globo. A rappresentare l’Europa durante le celebrazioni del V-Day ci hanno pensato, tuttavia, la Francia e l’Italia. Infatti il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha deposto, insieme alle altre istituzioni presenti, dei fiori in onore al milite ignoto sul monumento sovietico presente nella Piazza Rossa, dichiarando: “Era giusto e doveroso per l’Italia esserci per onorare la memoria dell’impegno della Russia nella guerra di liberazione. Al tempo stesso era giusto – continua il Ministro – che le forme della partecipazione tenessero conto di quanto accaduto: l’annessione della Crimea, che rimane inaccettabile, la pressione sull’Ucraina.” Le parole del Ministro stanno a dimostrare, tuttavia, il doppio gioco portato avanti dall’Italia nei confronti della Russia, sin dal momento in cui sono diventate esecutive le sanzioni economiche imposte a Mosca dai Paesi Occidentali a causa della presunta “aggressione” a Kiev. Perché se da una parte il Governo Italiano, per tenere a bada Obama, demonizza Putin, dall’altra continua a corteggiare il “dittatore” euroasiatico, invitandolo, addirittura, ad Expo. E all’Esposizione, come spiegato dal Giornale, Putin ci sarà, in occasione della Giornata della Russia, tra circa un mese.

Invece Matteo Salvini, leader del Carroccio ha così commentanto la presenza del Ministro italiano a Mosca : “Le sanzioni contro la Russia sono un’idiozia, che sta costando all’Italia 3 miliardi di euro di mancate esportazioni. Noi abbiamo chiesto subito di togliere le sanzioni contro la Russia e di averla come alleato contro il terrorismo islamico. Nel caso in cui ci arrivasse anche Renzi, meglio tardi che mai.” Ecco, allora, che si dimostrano veritiere e scevre da ipocrisia le parole espresse dall’ex Premier Silvio Berlusconi attraverso le colonne del Corriere della Sera “L’assenza dei leader occidentali alle celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della seconda guerra mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente. (…) Nell’attuale scenario geopolitico l’Occidente ha di fronte due sfide, quella economica delle potenze emergenti dell’Asia e quella politica e militare dell’integralismo islamico. Per sostenere queste sfide è fondamentale avere la Russia dalla nostra parte”.

Non ha torto Silvio Berlusconi nel dire che è necessario avere la Russia dalla nostra parte, per la vicinanza territoriale, per le necessità economiche e strategiche. Mosca si rivela, al di là della sanzioni imposte e dell’ipocrisia governativa, un partner commerciale fondamentale per l’economia italiana, e forse europea. Ma la Russia di Putin ha una missione più grande del mero sostegno economico nei confronti dell’Europa. La Russia ora ha una missione imperiale, di riunione Euroasiatica, come detto tempo fa da Alexander Dugin, che fa sempre più paura a Washington e ai suoi vassalli Occidentali.