“Pietrangelo Buttafuoco è senza dubbio un validissimo intellettuale e una icona della destra, […] ma in estrema sincerità non credo sia una buona idea candidare alla guida della Sicilia una personalità che ha deciso di convertirsi all’Islam. […] Non vorremmo dare un segnale di resa ai fanatici che rimpiangono il passato dominio arabo e musulmano sulla Sicilia”. Nello spazio di una boccata d’aria, Giorgia Meloni ha azzardato la sua credibilità politica. Sebbene sia stata promotrice di notevoli sferzate attivistiche – dalla sensata scissione da Berlusconi, alla ricomposizione di un fronte di Destra Sociale, che fosse capace di calamitare le preferenze degli ideologicamente tramortiti dalle nefandezze di Fini – durante l’ultimo biennio, e nonostante le si riconosca l’esclusività di opposizione a Renzi dell’ala più volgare del Parlamento.

Premettendo che Buttafuoco abbia fatto leva sulla sua sagacia intellettuale e sul suo spessore culturale per filtrare la proposta di Salvini, le ennesime ed inopportune constatazioni del fanatico occidentalismo da McDonald’s e da Coca-Cola, si pongono nella solita antinomia tra il gusto esteticamente perverso di tutelare le cristiane radici laico-religiose (che quotidianamente vengono deteriorate dagli idolatri della Louis Vuitton e di Gucci), e l’evidenza dell’immensità del retaggio della civiltà musulmana. Il punto non è determinare quale dei due approcci la spunti, ma riconoscere la superiorità del secondo sul primo. In effetti, Buttafuoco ha saputo comprendere le ragioni opportunistiche della Lega Nord – tra l’altro, sarebbe stato astruso spiegare un nesso formativo che congiungesse l’islamofobia della base e dei vertici leghisti all’acume avanguardista dello scrittore siculo -, rigettando al mittente l’eventualità di lerciarsi le mani. D’altronde, le sue doti letterarie lo elevano ad un rango artistico nettamente superiore al teatrino politicante dei nostri giorni.

Quasi a voler porre le dovute distanze fra uno degli sparuti vessilli – raziocinanti e coscienziosi – del panorama intellettuale italiano, ed il liquame politico locale e nazionale. Il tutto corredato dalla cornice dell’ecosistema musulmano, quale bagliore per educare al rigore delle tradizioni. Grazie a cui è possibile tracciare un’ulteriore demarcazione fra il chiacchiericcio del “ricatto elettorale” – come appunto Buttafuoco ha definito il fuorviante ragliare della Meloni – e l’imponenza della cultura araba, che potrebbe potenzialmente civilizzare la frangia Ovest del Mondo – sedicente detentrice degli sbandierati valori ove l’Uomo dovrebbe agganciarsi, per realizzarsi come Cittadino del Globo, ma che, invece, lo deteriorano al denigrante status di Individuo, ossia inconsapevole arma dell’apparato economico-finanziario. Parafrasando il Maestro Battiato, nella speranza “che ritorni presto l’Era del Cinghiale Bianco”, io sto con Giafar!