Nei giorni scorsi i Ministri degli Esteri e dalla Difesa dei 28 Stati membri dell’Unione Europea si sono consultati riguardo il piano proposto dalla Commissione Ue per gestire il fenomeno migratorio. Jean-Claude Juncker e i suoi tecnici hanno definito il piano Eunavfor Mad. Questo si baserà su quattro capisaldi: aiuto ai Paesi di origine e transito dei migranti, controllo delle frontiere a sud della Libia e nei paesi limitrofi, missioni di sicurezza e difesa contro trafficanti e scafisti e infine, il più controverso, l’obbligatorietà della suddivisione tra i vari Stati Membri dei profughi attraverso un meccanismo di quote (basato su occupazione, Pil e popolazione di ogni Paese Ue).
Dall’ultima consultazione tra i rappresentanti dei Paesi dell’Unione Europea sono emerse numerose contraddizioni e la poca volontà dei popoli europei di prendere parte attivamente al piano. In attesa della eventuale, futura approvazione di Eunavfor Mad, abbiamo chiesto a Claudio Mutti, direttore della rivista “Eurasia” cosa ne pensa a riguardo.
Secondo lei è giusto ripartire fra i vari Stati Membri i circa 25mila profughi già presenti in Unione Europea attraverso un sistema di quote?

La ripartizione dei profughi via quote nazionali incontra una forte opposizione da parte di Francia, Inghilterra, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Paesi baltici. Il ministro ungherese per i rapporti con la UE, Szabolcz Takacs, ha dichiarato che il suo governo si sta impegnando per ampliare il fronte dei governi contrari alle quote. Ecco un altro successo dell’Alto Rappresentante e del governo italiano! Il problema da porre non è quello della ripartizione degl’immigrati clandestini fra i Paesi membri della UE, ma l’adozione di misure atte a contrastare il fenomeno e ad espellere i clandestini dal territorio della UE.

L’operazione Eunavfor Mad prevede che gli Stati partecipanti possano distruggere e sequestrare i barconi utilizzati dagli scafisti per trasportare immigrati dalle coste Africane verso quelle Europee. Questa operazione sarà efficace, limiterà effettivamente gli sbarchi?

Gli ambienti militari hanno manifestato un certo scetticismo . Il generale francese Jean-Paul Thonier ha definito “illusorio” il piano di distruzione dei barconi. Secondo l’ex capo di Stato maggiore dell’aeronautica Vincenzo Camporini, si tratta di un progetto semplicistico. In effetti, se un carico di clandestini frutta all’incirca 800.000 euro, allo scafista conviene farsi affondare il barcone, che gli costa sì e no 20.000 euro.
La Russia, durante il prossimo Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che dovrà autorizzare un eventuale intervento armato sulle coste libiche, porrà il proprio veto? Lo vincolerà alle sanzioni che quotidianamente subisce dall’Occidente?

Disponendo del diritto di veto in quanto membro permanente del Consiglio di Sicurezza, la Russia ha un’ampia possibilità di influenza in area mediterranea. Se la Russia pone il veto all’operazione Eunavfor Med, per agire sulle coste libiche bisognerà attendere un accordo tra Bruxelles e Tobruk. Se verrà respinta la risoluzione proposta dall’Inghilterra con l’appoggio italiano, la vicinanza di Tobruk a Mosca ne uscirà rafforzata. Qui Mosca potrebbe porre l’Occidente davanti a un dilemma: mantenere le sanzioni a Mosca o barattarle con l’assenso russo a Eunavfor Med?

Proprio il Governo di Tobruk ha chiesto qualche giorno fa “la cooperazione con l’Unione Europea al fine di sviluppare un piano d’azione per affrontare la crisi degli immigrati nel Mediterraneo”. Secondo lei portare truppe di Paesi Europei in Libia potrà essere un deterrente efficace contro il fenomeno migratorio?

A Tobruk non devono avere le idee molto chiare, perché, a fronte di questa dichiarazione, ce n’è un’altra dell’ambasciatore di Tobruk all’ONU, Ibrahim Dabbashi, il quale ha detto: “E’ un’idea stupida, non siamo neanche stati consultati”. Quanto poi al governo di Tripoli, il ministro degli esteri Mohammed el-Ghirani ha dichiarato: “Non accetteremo mai che l’Europa bombardi presunte basi di trafficanti di esseri umani”.