Mentre Parigi piange, Roma spera. Anzi prega di non vedere a breve il tricolore impresso sulle foto dei più scrupolosi utenti dei social. François Hollande, in seguito alle stragi dello scorso venerdì sera, ha chiesto alle Camere la proroga dello stato di emergenza per altri tre mesi. Il che permetterebbe di creare nelle città zone di sicurezza, l’esecuzione, da parte delle forze di polizia, di perquisizioni in casa senza particolari autorizzazioni, ed anche la disposizione di misure eccezionali di controllo dei media. Questo il piano dell’Eliseo per fronteggiare la situazione di crisi che si vive Oltralpe.

In Italia, invece, il Governo che farà? Anche quello italiano si rivelerà un sistema di sicurezza profondamente vulnerabile, come quello francese? Solo tre giorni fa Matteo Renzi ha presieduto il Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica convocato al Viminale, al quale hanno partecipato anche i vertici dell’Intelligence e delle Forze dell’Ordine. Già prima della riunione, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano aveva annunciato di aver innalzato il dispositivo di sicurezza su tutto il territorio nazionale. Saranno quindi impiegati più uomini per le strade, a difesa di obiettivi sensibili, negli aeroporti ed alle frontiere. In realtà, poco dopo la chiusura del Comitato, il presidente del Copasir Giacomo Stucchi aveva dichiarato che “non possiamo escludere niente, chi dice il contrario è un utopista. Chi dice che l’Italia è al sicuro sbaglia, vive in un altro mondo”.

Purtroppo, è così. Non si può escludere che l’Italia sia il prossimo obiettivo del fondamentalismo. Anche perché manca meno di un mese all’inizio del Giubileo. E’ vero, sussiste una profonda differenza tra le cellule terroristiche che si troverebbero in Italia e quelle presenti in Francia. “Sono ambienti molto infiltrati e non hanno il retroterra logistico e culturale che hanno in Francia – ha dichiarato un analista al Fatto Quotidiano  –. Difficilmente qui in Italia si sono radicate, all’insaputa di tutti, organizzazioni consistenti pronte a colpire come a Parigi. Ma il cane sciolto, il lupo solitario, può essere ovunque, può essere uno che fino al giorno prima si è fatto notare solo su Facebook”. I fatti di cronaca però dimostrano una situazione differente. Dall’Italia sono transitati 87 foreign fighters e sono state smantellate numerose cellule terroristiche, l’ultima di queste a Merano, radicatissima sul territorio.

Inoltre, i dati per quanto riguarda la presenza di cellule legate al terrorismo di matrice islamica nel nostro Paese sono spesso imprecisi. Il Fatto Quotidiano  scrive che sul territorio nazionale ci siano circa un migliaio di fondamentalisti, riprendendo i dati della Digos. Solo lo scorso luglio sono state arrestate 2 persone che progettavano attacchi terroristici in Italia. Il Ministero degli Interni, invece, negli scorsi giorni ha affermato che da gennaio ad oggi sono state arrestate 147 persone accusate di terrorismo internazionale, 325 indagate per lo stesso reato e infine sono state disposte 540 perquisizioni a casa o in luoghi frequentati da affiliati ad organizzazioni terroristiche. Sono invece 55 le persone che, sospettate di avere rapporti con ambienti del fondamentalismo, sono state espulse dal Paese. Tuttavia fonti autorevoli appartenenti alle forze dell’ordine hanno dichiarato a L’Intellettuale Dissidente che alla fine “i provvedimenti di espulsione sono inefficaci, non possono prevenire completamente un’eventuale minaccia”. In effetti sono pochi i sospettati di terrorismo con passaporto italiano. La maggior parte sono stranieri, ecco perché scatta nei loro confronti l’espulsione. E poi, i costi per l’espulsione coatta di uno straniero sono elevatissimi; lo Stato paga cinque biglietti aerei: quello per l’immigrato e quelli di andata e ritorno degli agenti che lo scortano.

Inoltre, sempre autorevoli fonti interne alle forze dell’ordine hanno dichiarato a L’Intellettuale Dissidente che “sono anche elevati i costi per controllare i pc dei sospettati. Servono circa 200 euro solo per sottoporre a controllo telematico un solo computer, operazione che inoltre deve essere svolta manualmente.” E il Governo non sembra aver stanziato ultimamente altri fondi per le forze dell’ordine. “Il problema principale – spiega la stessa fonte – resta quello normativo: portare avanti delle indagini significa anche farsi autorizzare dai magistrati determinate misure di sicurezza e cautelari e, ad oggi, i tempi sono troppo lunghi. Devono modificare le leggi.”  Infine un’altra fonte interna alle forze di polizia ha affermato tempo fa che: “Se in Italia vorranno fare qualcosa, la faranno sicuramente. I mezzi a nostra disposizione sono pochi e poco efficaci.” Quanto alla popolazione inerme, non resta che sperare, anzi pregare.