No, ora basta. Non si possono sentire così tante scemenze tutte assieme, sistematicamente, ogni giorno, con l’impunità concessa solo ai bambini e ai minorati mentali. Parliamo dell’immigrazione, la grana scoppiata in mano al governo imbelle, quello di Matteo “Fuffa” Renzi, di una nazione serva, l’Italietta fregnona, in un continente, l’Europa, schiava del proprio modello schiavistico di economia e di vita.  Facciamo un po’ di repulisti da luoghi comuni e feticci che occludono alla vista i contorni reali di un problema epocale sì, ma che non è una fatalità divina: è umano, deriva da cause sociali ed economiche profonde, e ha precise responsabilità storiche e politiche, con nomi cognomi e soprannomi.

1)      La tragedia dei morti annegati in mare o salvati da barconi fatiscenti e inumanamente sovraccarichi non deve nascondere il fatto, accertato, che la maggior parte dei clandestini assume questo status alla scadenza di un visto turistico ottenuto normalmente e in tutta tranquillità dopo un viaggio in aereo, in treno o in auto.

2)      La maggioranza schiacciante degli immigrati non è composta da perseguitati politici o rifugiati da guerre richiedenti asilo (profughi) ma da migranti economici, la cui intenzione è rifarsi un’esistenza nella ricca Europa scappando dalla fame e abbracciando l’immaginario in cui li ha fatti finire la nostra colonizzazione economica e culturale.

3)      Non siamo di fronte a un’invasione islamica, né i terroristi si annidano a frotte, e neanche in solitaria, fra i disperati sulle bagnarole nel Mediterraneo (semmai, bisognerebbe fare più attenzione alla categoria maggioritaria dei “finti turisti”). Queste vittime della globalizzazione se ne rendono complici sognando la California: ambiscono a diventare come noi, ad assumere la droga del nostro stile di vita, che corrode tutto ciò che tocca a cominciare dai valori morali e spirituali, che noi abbiamo venduto da tempo all’idolo del denaro e della vita facile. Corrono molto più loro il rischio di trasformarsi in imbambolati e debosciati figli del Nulla, attaccati allo smartphone e ai comfort occidentali, che non noi a farci conquistare dalla religione di Maometto, come paventa il francese Houllequebec, bravo scrittore ma pessimo visionario.

4)      Andando sul pratico, è inutile scandalizzarsi per il comportamento degli altri Stati europei, che giustamente tirano acqua al proprio mulino e difendono ciascuno le proprie frontiere. L’Unione Europea è una disunione molto poco europea, e ognuno si tiene stretta la propria sovranità quel che basta per far filtrare la manodopera servile necessaria allo sfruttamento industriale (perché questo sono gli immigrati: un marxiano esercito di riserva aggiornato ai tempi, quindi braccia da far lavorare sotto costo e bocche a cui far ingurgitare tutta la paccottiglia consumistica senza cui il capitalismo si fermerebbe). L’Italia, che assieme alla Grecia è la più esposta, dovrebbe semplicemente denunciare il Trattato di Dublino che impone l’identificazione e la richiesta di asilo nel primo Paese di arrivo, proponendo che l’aspirante profugo o regolarizzato possa subito chiedere in quale Stato intende trasferirsi, visto che un’alta percentuale usa la penisola italiana soltanto come ponte per il Centro e Nord Europa. Se la proposta non viene accettata, allora i fondi italiani all’Europa siano congelati. Così si risponderebbe a tono, e coi fatti, alla Gran Bretagna che si lamenta che noi italiani non schediamo a dovere tutti i migranti che passano attraverso i nostri confini per sciamare in Europa. Siccome ci siamo intrappolati da soli in un malinteso europeismo ipocrita e piagnone, ora ci cucchiamo pure le umiliazioni da parte dei nostri fratelli-coltelli europei. Ben ci sta.