di Manuel Cipollone

Se esiste una cosa fastidiosa ed insopportabile è il non saper perdere, l’incapacità di accettare che gli eventi possono andare come non vorresti. Quell’atteggiamento fanciullesco, in bilico fra lo strepitio iracondo e le lacrime capricciose, di chi punta i piedi cercando di far valere la propria istanza ad ogni costo. Ebbene sì, perché ciò di più odioso degli ultimi giorni non sono stati i servizi TV volgarmente partigiani, le analisi di sociologia spiccia, le borse-tempio dell’isteria collettiva, quanto piuttosto l’elogio incondizionato al piagnisteo della “generazione erasmus”. Schiere di giovani e giovanissimi, conformati ad un europeismo acritico e salvifico, hanno sfilato sulle passerelle mediatiche per contendersi il patentino del miglior frignone. Piccoli british, giovani, colti, mentalmente aperti e tanto sensibili da commuoversi in blocco per la soap eurofila costruita dai media. Non abbastanza però da accettare la democrazia senza ringhiare come chiwawa inferociti contro il nonno ”rincoglionito e reazionario”.

Una rabbia feroce contro la democrazia autentica, contro il suffragio universale, tanto popolare da permettere il voto anche a chi non ha un titolino di cartapesta, ma si guadagna il pane fra travagli e sudore. Qualcuno ce lo dovrà spiegare perché le ragioni di una ventenne, o di in giovinotto suo coetaneo, e il loro erasmus (chi sa se) perduto, dovrebbero suscitare più rispetto di quelle di un agricoltore o manovale prostrato dalla concorrenza sleale e dalle direttive dissennate varate da questa UE. Eppure nessuno lo fa, sarà forse che di spiegazioni non ve ne sono? La narrazione horror intanto continua: giovani, belli, acculturati da una parte, vecchi, poveri, ignoranti e carnefici dall’altra. Un bieco odio di classe, per i villici popolani, divenuto virtù ed egemonia culturale in un tempo più che mai a misura di boghese chic e sofisticato. Del fatto che questi giovani, accamiciati per nascita, sentano l’Unione Europea tanto famigliare da disertare il voto in massa, non altro che qualche sparuta traccia per chi ha saputo cercare. Ed in effetti, dei baldi giovincelli votanti in Gran Bretagna, solo il 36% ha fatto il proprio dovere di elettore e cittadino. Un interesse esemplare per i destini del proprio Paese e dell’UE, non c’è che dire.

Allora caro giovinotto semicolto, a questo punto, permettici di farti notare un particolare. Solo uno e poi ti lasceremo ai tuoi moderni apericena. Potrai anche sentirti dalla parte giusta della barricata, troppo avanti, aperto, all’avanguardia per questo mondo gerontocratico e bigotto, ma se ad un appuntamento con la Storia, un referendum epocale, partecipa più tuo nonno con le artrosi, la sciatica anchilosata e un principio alzahimer, ti prego taci e fai mea culpa! Nessun piagnisteo, nessuna recriminazione, nessuna invettiva, soprattutto contro chi ti ha svezzato, cresciuto e probabilmente ancora ti mantiene. Quale colpa stai affibbiando a chi ti ha preceduto? Quella di aver costruito e reso forte il Paese in cui sei cresciuto privilegiato? Quella di esser reazionario rispetto all’ineluttabile progresso europeo? O quella di vedere le cose diversamente da te e averlo fatto valere? No caro giovinotto, un tantino snob e alienato dalla cultura “bene”, c’è un’unica colpa che possiamo imputare ai tuoi nonni: non averti dato la giusta dose di amorevoli pedate. Oggi, chissà, saresti meno dotto e più consapevole.  Dio preservi i vecchi che pel futur non v’è certezza.