Nel 1957 veniva istituito ufficialmente il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), un organo consultivo del Governo, delle Camere e delle Regioni con diritto di iniziativa legislativa riguardante le materie di competenza. Quindi il suo compito era esprimere pareri e promuovere  leggi. Dal 1957 ad oggi sono 14 i disegni di legge, tutti puntualmente non approvati alla Camera. Però il CNEL qualcosa ha fatto e continua a fare, posto che costa 20 milioni di euro l’anno! Ebbene il CNEL è l’emblema mediatico dell’ente inutile, la parabola che esemplifica i punti della spesa pubblica, costi altissimi direttamente proporzionali all’inefficienza. Luoghi oscuri dove si riciclano i trombati della politica, le clientele e i soldi da usare illecitamente. Il 31 marzo 2014 Matteo Renzi tuonava:  “L’abolizione del CNEL è l’antipasto della semplificazione della Pubblica Amministrazione che arriverà nelle prossime settimane”. Il CNEL è stato abolito, ma, essendo un organo disciplinato  dalla Costituzione, il suo destino è legato alla riforma costituzionale nel suo complesso: se non passa la riforma il CNEL  resuscita.

Il 16 marzo del 2007 il Governo Prodi nominava una commissione di esperti per la “revisione della spesa”, al tempo non era di moda l’inglesismo spending review. Da quell’anno ad oggi, 5 governi hanno prodotto (per usare un eufemismo) 33 rapporti scritti, mentre la spesa è cresciuta di 107, 2 miliardi di euro. Questa Spending Review “non s’ha da fare”. Grazie al governo Letta, Carlo Cottarelli  formulò un rapporto dove si illustrava la riduzione della spesa pubblica per l’anno 2016 di 34 miliardi di euro.  Nel rapporto sono previsti, per esempio, più di 600 milioni di euro di tagli ai costi della politica, per rispondere a chi dice: “dove sono i soldi? dove?”. Per trovarli bisogna prima cercarli! Soprattutto oltrepassare molti interessi partitici. Abbattere, per esempio, il muro delle municipalizzate che nel frattempo è diventato un vero e proprio impero da 12,8 miliardi di euro l’anno. Abilmente però il Premier Renzi ha prima isolato Cottarelli per poi sostituirlo con il duo Yoram Gutgeld e Roberto Perotti. L’obiettivo dato al duo economico è di ritagliare 10 miliardi di euro dalla spesa pubblica, ma ascoltando le loro dichiarazioni mancano ancora 4 miliardi, questo porterebbe  nel 2016 ad un aumento dell’Iva per 16 miliardi di euro. Il peso maggiore è incentrato sulle pensioni, gli “anarcoliberisti” sono esaltati per il colpo finale da infliggere allo stato sociale, ma le fonti da tagliare, in 800 miliardi di euro di spesa, sono davvero tante. Sarà un caso che dal 2003 al 2013 il numero di invalidi è letteralmente esploso del 51,7% in più? Tanto per dirne una.

Mentre gli altri Paesi UE taglianonahe sui costi della politica, noi aumentiamo la spesa pubblica e la comicità della cosa è che noi spendiamo meno dove in realtà dovremmo spendere più degli altri: cultura, istruzione, sicurezza. La spesa pubblica italiana è una matassa ingarbugliata da decenni e decenni di mala politica partendo dalla DC. I tagli sulla pressione fiscale, gli investimenti, l’aumento dei salari, ogni proposta politica passa dalla revisione della spesa pubblica, eppure non sembra un argomento politico “caldo”. Rilanciare il tema del taglio della spesa, questo è l’obiettivo.