Ignazio Marino a Roma è sempre più solo, o sempre più in compagnia (questione di punti di vista), in una Capitale che da Comune a vertice monocratico è ormai diventata una diarchia, una sorta di consolato dell’antica Roma. Dopo le durissime picconate inferte dall’inchiesta Mafia Capitale, giunte come epilogo di due anni di gestione disastrosa della città eterna, la sua giunta è stata puntellata alla bene e meglio dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. Sarà infatti “affiancato” dal prefetto Gabrielli, che lo coadiuverà nella pianificazione del risanamento delle a dir poco dissestate casse capitoline. Ad assisterlo ci saranno anche il presedente dell’autorità nazionale anticorruzione Cantone e la renziana Silvia Scozzese, la quale si occuperà della gestione del debito.

Nota tragicomica, ma altamente metaforica della situazione attuale della città, la totale assenza del sindaco, il quale, bel bello, ha fatto ritorno a Roma dalle sue ferie americane solo un paio di giorni fa, giusto in tempo per ricevere l’ennesima contestazione popolare, completa anche di lancio di monetine in stile Craxi.

A dirla tutta l’affiancamento degli ultimi giorni ha più le tinte di un vero e proprio rimpiazzo, di un’apertura di amministrazione di sostegno nei confronti di incapace, insomma di quel commissariamento per infiltrazione mafiosa che il governo ha voluto a tutti i costi evitare per salvare la faccia alla Capitale e salvarla un po’anche a se stesso. Anche se non è chiaro cosa ci sia ancora da salvare dello sfigurato volto dell’urbe, o di quello del governo.

Marino risulta in questo modo imbrigliato su tutti i fronti, e non è dato sapere in cosa consisteranno da ora in poi le sue mansioni, de facto esautorato e messo all’angolo da commissari e burocrati governativi. Probabilmente resterà in carica per compiti sostanzialmente sacerdotali, come tagli di nastri inaugurali, pedonalizzazioni per le festività natalizie e celebrazioni di unioni civili; futilità di cui egli invero ha sempre fatto i propri cavalli di battaglia.

Mentre queste vicende impegnano il Campidoglio, per le vie della città intanto il degrado, la sporcizia e l’abbandono hanno raggiunto picchi mai visti. Come l’amministrazione capitolina, la città cade a pezzi ed è preda della mafia, della corruzione e dell’inedia, mentre il Giubileo è ormai dietro l’angolo. Il governo di Renzi avrà anche evitato il commissariamento (almeno quello formale), ma cosa ha incassato? Evidentemente non sono bastate le stoccate estive da parte dei quotidiani americani e francesi, sulle disastrose condizioni in cui versa la città eterna. Evidentemente abbiamo ancora voglia di far affogare nel degrado una delle città più belle del mondo, e di farci ridere addosso dal primo ficcanaso straniero armato di carta e penna che voglia screditarci. Non che tutte le colpe della situazione attuale possano essere ascritte in capo al povero Ignazio, chiaro; grosse responsabilità le hanno  anche le amministrazioni precedenti, ma il dato è che da due anni a questa parte non si è visto un minimo miglioramento in nessun ambito, a fronte di un gran zelo su tematiche al momento quantomeno superflue, quali quelle sopracitate riguardo pedonalizzazioni varie e registrazioni (contra legem) di unioni omosessuali celebrate all’estero.

Ignazio Marino sarà anche un uomo di specchiata onestà, e su questo c’è da metterci le mani sul fuoco, ma l’onestà non basta. Servono anche le capacità, enormi capacità di gestire una città plurimillenaria, piena di contraddizioni e problematiche profonde, e di queste fino a oggi non si è vista traccia. L’onestà bendata del sindaco lo ha portato a circondarsi di malviventi, e ha portato Roma a diventare la capitale del degrado e del malaffare, mangiatoia senza fondo dei peggiori delinquenti.

Ora, è vero, giunti a questo punto con il Giubileo dietro l’angolo probabilmente le elezioni sarebbero una mossa un po’azzardata (anche se si potrebbe correttamente opinare che a esse si sarebbe potuti giungere con tutta tranquillità molti mesi fa), ma per quale motivo continuare a mantenere in piedi una giunta ormai al capolinea, rosa dalle infiltrazioni malavitose, che ormai non ha più nulla da offrire di buono alla Capitale? Forse sarebbe stato meglio dare un netto segnale di cesura con il passato e con una criminalità che si è calata fin dentro le stanze del Campidoglio, sciogliendo e commissariando formalmente il Comune di Roma e facendo tabula rasa dell’amministrazione in corso, piuttosto che mettere a badante il sindaco come si è fatto. Ma bisognava salvare la faccia. O le poltrone.