Mancano solo due settimane al referendum, il tempo stringe ed il nervosismo dell’esecutivo è sempre più palpabile. Così la ministra Maria Elena Boschi, ospite mercoledì sera a Porta a Porta, riferendosi agli altri ospiti sostenitori del No presenti in studio si è lasciata scappare una frase che forse avrebbe potuto evitare:

“Se andranno al governo loro, toglieranno gli 80 euro e le cose buone che abbiamo fatto”

Ecco qua: esaurito l’effetto propulsivo delle promesse sbandierate ma mai mantenute, ora il governo è passato direttamente alla strategia del ricatto, pur di riuscire a superare il temibile e sempre più vicino 4 di dicembre. Se non mi voti scordati i soldi che ti ho dato, questo il messaggio. Questo a conferma di ciò che già in tanti avevano pensato quando alla vigilia delle elezioni europee fu approvata la misura degli 80 euro, ovverosia che non si trattasse di altro che di una furba e ammiccante mancia elettorale. Ora è una certezza, quegli 80 euro non sono altro che un obolo in cambio di un voto, pronto a essere ritirato nel caso quel voto mancasse. Questo dunque il prezzo della dignità di un cittadino italiano, questo il prezzo della nostra Costituzione (“La più bella del mondo”, diceva un tale) per Renzi e Boschi: 80 miseri euro. Una cena per quattro al ristorante.

In altri tempi si sarebbe gridato allo scandalo, al voto di scambio, come quando nel 2013 Berlusconi fu indagato per tale reato dalla Procura di Reggio Emilia dopo aver promesso agli elettori il rimborso dell’Imu in caso di elezione. Con l’unica differenza che le intenzioni dell’ex Cavaliere, a prescindere da giudizi di merito, rientravano legittimamente nel suo personale programma elettorale, mentre le parole della furente Maria Elena oggi non suscitano nessuna indignazione da parte delle solite vestali della pubblica morale, e al più possono essere una calunnia nei confronti degli altri personaggi presenti in studio mercoledì, i quali mai hanno mostrato la volontà di abolire la misura degli 80 euro. Un’inaccettabile e assurda strategia dell’intimidazione, questa, che ha contraddistinto tutto l’andamento della campagna referendaria di Renzi e amici. Bisogna dedurne, di nuovo, che il (vero o presunto) bene fatto dal governo di Matteo Renzi non sia stato fatto per il vantaggio dei cittadini italiani, ma per il solo tornaconto dell’ex sindaco di Firenze e dei suoi affiliati. Osservata da questo punto di vista la faccenda appare più sensata: ti ho dato il “giocattolo” e tu mi hai votato; se ora non mi voti e io perdo, il giocattolo me lo riprendo e lo do a chi se lo merita più di te.

Non fa una grinza. E dimostra quanto la visuale dei nostri politici oggi sia offuscata da una concezione biecamente padronale e personalistica del loro mestiere, in cui il bene comune non è più un fine ma un mezzo, mentre il vero fine è il bene egoistico e personale, la soddisfazione dell’ambizione del singolo o tutt’al più della fazione. Ambizione che nel caso di Renzi è smisurata e inestinguibile, e accompagnata da una buona dose di infantile arroganza. Ecco dunque come un personaggio simile possa concepire l’idea della strategia del ricatto che abbiamo sotto gli occhi da mesi. Bisogna vedere se gli italiani gli daranno retta e crederanno davvero a quest’apocalisse che lui e i suoi compari vanno vaticinando da mesi in caso di vittoria del No. Bisogna vedere se gli italiani gli daranno retta, soprattutto dopo che apocalissi, ugualmente annunciate e minacciate, non se ne sono avute  né in Gran Bretagna dopo la Brexit né in America con l’elezione di Donald Trump. Gli italiani probabilmente hanno capito che con tutta probabilità il 5 dicembre non ci sarà nessuna apocalisse, nessun diluvio universale neanche da noi, e che i loro 80 euro sono al sicuro.