La questione greca è al centro del dibattito politico da molte settimane. Su tutti giornali compaiono articoli di economisti e esponenti politici, pronti a sciorinare soluzioni e prospettive sulla tenuta dell’euro e della Europa. In questo clima di tensione e fermento, abbiamo deciso di porre qualche domanda al Senatore Nicola Morra, esponente di primo piano del M5S, sulla situazione greca e i possibili riflessi in Italia e nell’Eurozona.

Senatore Morra un giudizio sull’attuale situazione della crisi Greca?

Guardi il piano Tsipras, corroborato dall’invio di tecnici del governo Hollande potrebbe riuscire a risollevare, o almeno tentare di risollevare, la grave crisi ellenica. Ma quello che mi ha colpito e che vorrei sottolineare, è l’insistenza mostrata dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha dichiarato di voler vedere la Grecia a tutti i costi ancorata alle istituzioni europee, spinto, senza alcun dubbio, dalla paura di un avvicinamento con la Russia di Putin.

A proposito della Russia di Putin, quali sarebbero, secondo lei, le conseguenze per l’Europa di un eventuale avvicinamento tra questi due paesi?

Di certo sarebbero di due ordini. L’uno chiaramente geopolitico, l’altro di carattere economico in ambito finanziario e soprattutto energetico. L’Europa dovrebbe infatti definitivamente ripensare le politiche di approvvigionamento di gas naturale qualora ciò dovesse accadere. In caso di intesa con la Russia, la Grecia diverrebbe un vero e proprio ponte per il mercato e permetterebbe a Putin un’espansione e un successo notevoli. È un ipotesi questa da non escludere, poiché la Grecia di fatto potrebbe, ora più che mai, uscire dall’Euro e da tutti i suoi vincoli, avvicinandosi quindi ai paesi dell’Est. Il cambio della moneta potrebbe rivelarsi, seppur oneroso in un primo momento, vincente e redditizio sul lungo periodo.

Che giudizio dà della posizione tenuta in questa vicenda da Matteo Renzi e dal Governo italiano?

Ondivago. La prima parola che mi viene in mente per descrivere Renzi in questo frangente è ondivago, contraddittorio. In tutta la vicenda greca il premier non è riuscito a mantenere una linea ferma, finendo per essere supinamente sulle posizioni della Merkel, edificando così un asse italo-tedesco pericolosamente inclinato sulle posizioni germaniche. Ma per quanto riguarda Renzi, personalmente, credo che stia prendendo piede tra la gente la memoria e, con la memoria inizia la coscienza. L’attuale primo ministro vinse le primarie del suo partito portando avanti la necessità di ridiscutere i vincoli europei, su tutti il pareggio di bilancio, quindi il Fiscal Compact e l’art 81 della nostra costituzione. Ma tutto questo alla prova dei fatti non è stato rispettato, anzi, e gli elettori se ne stanno accorgendo.

Il M5S in Italia compirebbe secondo lei una manovra analoga a quella di Tsipras?

Il Movimento5stelle ha sempre posto la questione di un referendum confermativo, non solo in campagna elettorale ma anche nelle debite sedi istituzionali. Perché la legge, che vi sia o meno la consultazione referendaria, deve essere d’emanazione popolare, dunque in linea con i bisogni e la volontà della nazione.

Sen. Morra lei crede che per paesi come l’Italia e la Grecia il ritorno alle “vecchie monete” Lira e Dracma, possa essere risolutivo?

A mio avviso la necessità dei paesi dell’Europa meridionale è quella di acquistare maggior sovranità e non solo per quanto concerne la moneta. Oggi, in ambito finanziario, tutta la nostra politica è orchestrata da Mario Draghi, a capo di un istituto bancario sovranazionale i cui azionisti sono istituti di credito privati. Fuori dall’Europa come hanno spiegato meglio di me studiosi ed economisti (come Alberto Bagnai e Loretta napoleoni, e con loro tanti altri) vi è la possibilità di riconquistare autonomia e sovranità, che ci sono state sottratte da un’Europa di tecnocrati. Il problema infatti non è l’Europa in sé, ma questa Europa, con le sue regole assurde che vengono fatte rispettare solo ad alcuni stati. Noi, dobbiamo rispettare le regole, ma Francia e Germania? Non è un mistero che agli inizi del 2000 questi due paesi non abbiano ricevuto alcuna sanzione, nonostante avessero sforato intanto i tanto vituperati vincoli. Perché allora dobbiamo rimanere in un’Europa che compie queste disparità di trattamento?

Senatore, un’ultima considerazione: lei che futuro vede per la Grecia e quindi per l’Europa?

Io sono certo che, anche in virtù delle già citate “spinte” statunitensi, sarà compiuto uno sforzo formidabile per mantenere la Grecia dentro l’Unione Europea. Anche se non nascondo che un’eventuale uscita non sarebbe del tutto negativa a mio modo di vedere. Non possiamo più continuare su questa strada neoliberista, di chiaro stampo americano, che da ormai più anni a questa parte è stata tracciata dall’Unione Europea. Noi non siamo l’America, dove i mercati vengono prima delle persone. Qui in Europa, più che per teorie economiche più o meno convenienti ma per motivi culturali, vengono prima le persone dei mercati.