Negli ultimi giorni, in seguito all’insediamento del governo Gentiloni, in molti sulle bacheche dei social network hanno osservato con un certo sdegno che si tratta del quarto governo in ordine di tempo a non essere stato eletto dai cittadini. Da questa semplice osservazione è nata una polemica infuocata, che ha visto scendere in campo nell’arena social, ma anche su svariati quotidiani, tanti più o meno improvvisati difensori della Costituzione, che hanno tuonato a gran voce che il Presidente del Consiglio non venga eletto dal popolo, e che chiunque osi affermare il contrario sia un incolto bifolco, che ignora finanche i capisaldi della nostra carta costituzionale. In campo è sceso anche un tale professor Guido Saraceni dell’Università di Teramo, che dall’alto della sua cattedra ha paternalisticamente redarguito tutti coloro che avessero scritto sui propri social “un altro Presidente non eletto dal popolo”, invitandoli a lasciare seduta stante la facoltà di Giurisprudenza, ponendo così simbolicamente la parola “fine” alla diatriba. Ad una prima lettura in effetti sembrerebbe proprio che abbiano ragione il prof Saraceni e i suoi. D’altronde l’articolo 92, comma II della nostra Costituzione è molto eloquente: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Ne completa poi il significato l’articolo 94, che al comma I recita lapidario: “Il Governo deve avere la fiducia delle camere”.

Più chiaro di così non si può: il Presidente del Consiglio non viene eletto dal popolo, bensì viene designato dal Presidente della Repubblica e poi assieme ai suoi ministri deve ottenere la fiducia del Parlamento per entrare nei pieni poteri. Il popolo non c’entra un bel niente! Tuttavia è necessario andare più a fondo del semplice dettato costituzionale e fare un po’di chiarezza; non ce ne voglia il buon professor Saraceni se a tentare di farla sarà uno che la facoltà di Giurisprudenza l’ha effettivamente lasciata già un paio d’anni fa. Quindi, i solerti studiosi degli oscuri meandri della nostra Costituzione e dei suoi mille cavilli che in questi giorni si sono sollevati contro chi sosteneva che Gentiloni non fosse stato eletto da nessuno devono essere rimasti sepolti tra i polverosi tomi di diritto troppo a lungo, tanto da non essersi resi conto delle evoluzioni che ha subito la nostra politica negli ultimi due decenni. Forse presi dallo studio pazzo e disperatissimo della nostra Carta si sono persi, poco più di vent’anni fa, il passaggio dalla “Prima” alla “Seconda Repubblica”, locuzione giornalistica con cui si indica una serie di eventi che all’inizio degli anni ’90 cambiarono fortemente i connotati dell’assetto politico italiano. Tra questi quello di più forte impatto fu certamente il passaggio da un sistema elettorale proporzionale a uno maggioritario.

Il messaggio del professor Guido Saraceni agli studenti.

Il messaggio del professor Guido Saraceni agli studenti.

Tale cambiamento, che all’epoca fu rivenduto come provvidenziale rimedio per garantire finalmente la stabilità governativa (s’è visto infatti…), delineò un sistema fondamentalmente bipolare, con i vari partiti portati a convergere in due coalizioni contrapposte, e in cui il capo della coalizione vincente alle elezioni diveniva automaticamente capo del governo. Se aggiungiamo che dal 2001 in poi nelle schede elettorali iniziarono a essere inseriti i nomi dei candidati premier di coalizione si capisce bene come la svolta maggioritaria, unitamente a questa circostanza, abbia dotato negli ultimi vent’anni la figura del Presidente del Consiglio e in generale il Governo di un fortissimo elemento di legittimazione popolare diretta, anche se a Costituzione formalmente invariata. Si è in altre parole creata una prassi costituzionale, consistente nell’automatica nomina a premier da parte del Presidente della Repubblica del capo della coalizione rivelatasi vincente alle elezioni, pur essendo rimaste formalmente invariate le prerogative costituzionali del Capo dello Stato circa la scelta della personalità cui conferire il mandato di formare il nuovo Governo. E non a caso in questo quadro profondamente mutato le fasi preparatorie dell’iter di formazione del governo hanno assunto un’importanza decisamente minore rispetto al passato, essendosi le consultazioni svolte negli ultimi vent’anni con estrema velocità, poichè già chiaro a tutti il verdetto del popolo.

Ecco quindi che vengono smentite le teorie dei tanti azzeccagarbugli che in questi giorni hanno voluto dare lezioni di Costituzione a chi la pensava diversamente da loro: alla luce di tutto ciò che è stato esposto infatti, oggi non è per nulla scorretto affermare che il governo Gentiloni, allo stesso modo dei precedenti governi Renzi, Letta e Monti, non è stato “eletto” (leggasi scelto) dal popolo, e che rappresenta il quarto esecutivo di fila a non essere stato votato da nessuno, bensì calato a forza dall’alto. Sarebbe stato invece senza dubbio inesatto affermare una tal cosa per un Fanfani o un De Mita eletti negli anni ’80. Eppure la Costituzione era anche allora la stessa di oggi, ma a cambiare era il contesto sociale e politico. Infatti la semplice conoscenza a memoria degli articoli della nostra carta fondamentale, in cui molti si sono rivelati maestri negli ultimi giorni, da sola serve a ben poco, se non si è in grado di saperla integrare con le variegate e sfaccettate contingenze dei differenti momenti storici. E non stiamo perorando qualche fantasiosa idea personale: le argomentazioni qui sostenute si possono trovare scritte su un qualsiasi manuale universitario di diritto pubblico, eppure sembrano essere ignorate dai più. Noi abbiamo consultato il temibile Modugno, capitolo V: “Il Governo e la Pubblica Amministrazione”. Senza dubbio anche tutti i ferrei costituzionalisti fioriti in questi giorni, compreso il prof Saraceni, ne avranno uno a casa da interrogare.