Cortina d’Ampezzo, Livinallongo e Colle Santa Lucia oppure Anpezo, Fodom e Col? E’ un derby tra la fine dell’Italia più marcatamente mediterranea e l’inzio della Mitteleuropa quello che si sta giocando ormai da anni intorno alla cessione di questi tre comuni veneti al Sudtirolo. La questione è tornata da poco alla ribalta giornalistica, soprattutto locale, per via di alcune recenti iniziative di carattere culturale ma anche infrastrutturale ed economico che vedono al proprio centro l’area geografica dolomitica, a giurisdizione veneta. Ma perchè tanto clamore? Perchè ognuno di questi comuni ha un doppio nome?

Pochi conoscono la grande varietà di minoranze etniche autoctone presenti sul territorio nazionale – vero patrimonio da custodire e promuovere – e ancor meno hanno sentito parlare dei ladini e della Ladinia; un insieme di valli non comunicanti tra loro, quasi un arcipelago di comunità e tradizione. Per l’appunto, Anpezo, Fodom e Col, sono i nomi originali dei tre comuni veneti a maggioranza ladina. Or bene, la storia dei ladini è molto lunga e purtroppo alquanto travagliata: discendenti di quegli antichi romani che non abbandonarono il Tirolo durante le inviasioni germaniche, i ladini passarono dall’essere una minoranza linguistica poco se non mal considerata sotto il dominio asburgico, all’essere una minoranza perseguitata sotto il fascismo italianizzatore. Proprio durante il ventennio, la cosidetta Ladinia, già disunita di suo, venne frammentata in tre diverse province: Bolzano, Trento e Belluno in ognuna delle quali i ladini risultavano essere una risicata minoranza senza possibilità di influenza politica o culturale. La fine della guerra e decenni di trattative con lo stato italiano, hanno permesso al ladino come lingua di vedersi riconosciute alcune tutele in ambito giuridico, tutele però concesse esclusivamente ai ladini del Sudtirolo (la cosidetta Provincia Autonoma di Bolzano)e in parte a quelli di Trento, dove contano rispettivamente per circa il 5% e il 3,5% della popolazione. La restante parte delle comunità ladine, divise in tre province di due regioni differenti si è arrangiata come ha potuto puntando molto, nelle sue ultime enclaves, a promuovere l’antica lingua e la propria cultura attraverso l’organizzazione di una “Union Generela di Ladins” che ha sedi nelle valli dove il gruppo etno-linguistico è maggioritario.

Ma l’iniziativa privata non è sufficente, i ladini fuori dalla regione a statuto speciale rischiano di scomprarire generazione dopo generazione e allora ecco che talune comunità cercano di staccarsi da Belluno per rientrare sotto la giurisdizione di Bolzano, tornando nell’antico contesto tirolese da cui, alla fine della I Guerra Mondiale erano stati strappati. Nel 2007 un referendum consultivo sancisce una schiacciante vittoria dei “secessionisti”: nei tre comuni i voti favorevoli al ritorno sotto l’aquila tirolese variano tra il 76% e l’86%, ma la regione Veneto si oppone o fa orecchie da mercante, probabilmente sia per ragioni di prestigio sia perchè timorosa di perdere le generose entrate che un’area turistica come quella di Cortina può fornire alle casse pubbliche.

Nel 2013 una mozione del consigliere regionale veneto Bond, sollecita il Parlamento ad asprimersi riguardo al referendum avvenuto anni prima, ma anche l’iniziativa istituzionale non riscuote particolare successo. Nel 2014 il neoeletto presidente provinciale sudtirolese Arno Komptscher rassicura gli esponenti del gruppo linguistico ladino che sosterrà la loro battaglia anche davanti al premier Renzi. Purtroppo anche in questo caso non seguono risultati di rilievo. I ladini non ci stanno e allora giocano un’altra carta: quella della cooperazione internazionale sotto il cappello dell’Unione Europea: infatti le province di Bolzano e Trento hanno creato con il Land Tirol austriaco un ente chiamato Euregio per facilitare comunicazione e scambi commerciali nell’area storica del Tirolo a cavallo del Brennero.

Dal 2015, i ladini dei tre comuni veneti possono vantare un loro rappresentante in questa istituzione internazionale, un chiaro segnale che per loro la partita non è finita. A febbraio del 2016 la ratifica del progetto di costruzione di una ferrovia che colleghi Cortina a Dobbiaco diventa l’occasione per riaccendere i riflettori su questo piccolo angolo di Dolomiti che stenta a trovare pace, il presidente veneto Zaia però non si sofferma sulla questione. Contattata via mail, la Presidente dell’Union de i Ladis d’Anpezo, Elsa Zardini ci ha confermato la situazione di stallo a nove anni dal referendum, anche vista l’assenza di passi concreti della Provincia di Bolzano la quale si limita a ribadire l’ingiusta separazione dei tre comuni in oggetto dal resto della regione Trentino-Alto Adige. Sul futuro dei ladini eventualmente riuniti sotto un unica regione e sulla possibilità che l’Union Generela possa trasformarsi in un movimento politico che rappresenti i ladini nei vari consigli regionali, provinciali e comunali risponde: “Se dovesse compiersi il passaggio, nulla cambierebbe per l’Union Generela, che è, ed è sempre stata una associazione culturale (..) Non essendo un’organizzazione politica mi sembra un’ipotesi azzardata”, un azzardo improbabile dunque, anche considerato che parte della riannessione dei ladini di Belluno alla Provincia di Bolzano dipende dalla SVP, partito dei germanofoni che governa ininterrottamente la Provincia dal 1945 – in forte calo di consensi negli ultimi anni – e che di certo mal digerirebbe la creazione di una lista identitaria ladina unitaria.

Un futuro incerto, in bilico tra ciò che fu e ciò che sarà per la gente ladina e per la Ladinia nel suo insieme, la quale coi suoi vessilli e la sua lingua, attraverso le tradizioni e la cucina tipica è a pieno titolo una delle tante Heimat (= piccola Patria), patrimonio unico e prezioso per tutto il Paese.