Un’atmosfera tetra e pesante si respira nell’Eliseo francese, dove un nervoso presidente francese discute con il “rottamatore” toscano in merito alla massima priorità di salvaguardia del sistema UE: “abbiamo sei mesi per salvare l’Europa”, o affossarla ulteriormente a seconda dei punti di vista. L’obiettivo è l’accelerazione di numerosi progetti di riforma del continente, soprattutto per quanto concerne i temi della sicurezza e dell’immigrazione.

Le intenzioni iniziali di Hollande consistevano nella convocazione di un vertice franco-tedesco per discutere della situazione precaria, tuttavia la cancelliera Merkel ha insistito perché fosse presente anche il presidente Renzi. E’ oramai evidente che la fazione dei Paesi europeisti non può permettersi riunioni tra rappresentanze nazionali “d’élite”, bensì dovrà contare sull’appoggio di un numero sempre maggiore di stati europei. Ciò che allarma Francia e Italia sono i due possibili “punti di uscita” per i rispettivi governi. Il popolo francese è ricolmo di rabbia, sfiancato dai tentativi di riforma e riduzione dei diritti sociali a causa del nuovo “jobs act”. Parigi e i restanti centri più importanti (Lione ecc…) vivono un clima di guerriglia urbana e barricate, nel quale in gioco vi è il futuro e la dignità dei cittadini. A tutto ciò si aggiunge l’imponente avanzata del Fronte Nazionale, il quale non raccoglie consenso soltanto nelle tradizionali roccaforti di destra, ma anche nei centri notoriamente operai e comunisti quali Calais. L’Italia, invece, attraversa una fase molto simile, se pure in maniera decisamente passiva rispetto ai cugini francesi, con un Parlamento che quotidianamente approva disegni di legge anti-costituzionali senza incontrare eccessiva resistenza. Al fine di fronteggiare questa situazione, numerosi partiti, movimenti e comitati italiani hanno reclamato una possibilità di vittoria, grazie al referendum previsto per Ottobre contro il governo Renzi, il cui mandato e operato verrebbero messi in discussione, soprattutto per quanto concerne la modifica costituzionale.

Considerate le premesse poco rassicuranti per entrambi i leader, Francia e Italia hanno deciso di “tenersi per mano” in questa difficile avventura, optando per un tentativo di unione d’intenti con l’intransigente Germania, come sempre incline a dettare le regole del gioco. Renzi auspica di poter cambiare le modalità d’investimento, oltre a un aumento degli incentivi statali per gli investimenti privati. Hollande e il ministro dell’Economia Macron puntano ad evitare una Finanziaria 2017 a fini di riduzione del deficit e a un ripensamento della politica monetaria, già indebolita dalla parabola in discendenza inerente al tracollo dei mercati. Per dirla in breve, si tenta di coprire i buchi d’acqua di una nave oramai prossima all’affondamento.
Ciò che suscita perplessità e inquietanti conseguenze sono due aspetti in particolare: il tema della Difesa e la questione economica. Quanto al primo, l’uscita della Gran Bretagna, nonché potenza militare di rilievo, ha portato i restanti Paesi europei a concepire un nuovo progetto di convergenza tra gli eserciti di Francia, Italia e Germania, alla luce della possibile avanzata di nuovi “populismi” e terrorismi in Europa. Un ulteriore obiettivo consisterebbe nel rafforzamento della base europea della NATO, con un eventuale supporto statunitense. Se, dunque, un giorno i cittadini europei volessero sbarazzarsi, con le buone o le cattive, di un opprimente apparato burocratico europeista, ci penserebbe un futuro organo delle forze armate continentali a contrastare e reprimere i fermenti popolari.

Nell’ambito economico, invece, risiederanno i principali rischi per la solidità dei singoli Paesi. L’accelerazione del riformismo europeo prevederà, probabilmente, una corrispettiva velocizzazione delle trattative inerenti al Trattato Transatlantico Usa/Ue, la cui spietata concorrenza d’oltreoceano infliggerebbe un colpo di grazia nei confronti delle economie territoriali. Già l’Italia meridionale è nel mirino della concorrenza tunisina, la quale indebolisce il fiorente commercio dell’olio, pugliese nello specifico. In seguito al TTIP, le minacce alla floridezza economica italiana saranno triplicate, con l’avvento di un seducente e pericoloso mercato americano. Nonostante l’evidenza degli attacchi nei confronti del Paese, anziché dimostrarsi un ferreo e autorevole statista, Renzi persevera nella politica del cagnolino impaurito in mano ai padroni, da buon tecnocrate ligio al proprio dovere.

Considerati i rischi, più che i vantaggi, si può facilmente intuire che il cosiddetto “exit” costituirebbe, per gli europei, un’irrinunciabile opportunità per liberarsi dalle contraddizioni di una civiltà europea tutta da ricostruire, fondata su basi culturali, non su pretesti economici e pressioni finanziarie.