La normalità di una proposta è correlata alla situazione nella quale possa esprimersi, concretizzarsi e finalmente attuarsi. All’urgenza di un’ostruzione delle tubature, si risponde chiamando un idraulico. Nella speranza che riesca a sopperire alle minimali competenze tecniche del padrone di casa e sia in grado di ovviare al problema, nel rispetto dell’etica professionale. Difficile che, nel valutare la necessità, si convochi qualcuno che complichi la circostanza, intensificando il disagio. Per un insensato masochismo da sodomia, in Italia accade, però, che le situazioni vengano capovolte, assumendo contorni di assurdo parossismo. Forse, a fronte di una mentalità moralmente immiserita dall’opportunismo e culturalmente schiavizzata dalla viltà. Manco a dirlo, la massa italiota – non coincidente col Popolo Italiano, fedelmente incline ad un’aspirazione di reazione – è l’espressione sostanziale di un trasgressivo processo di sublimazione intellettuale. Fitta, algida, letale. Quella che bandisce l’elaborazione di un pensiero, l’articolazione di un principio, l’esternazione di un parere. Ma che, di contro, avvezza le plagiate menti alla replica villana di sigle brandite dall’intellighenzia da salotto, che preferisce una base sociale intellettivamente decrepita, piuttosto che criticamente coinvolta.

E, nel folclore complessivo di un’opinione pubblica laida e starnazzante, ci può anche stare che, per ambire alla svolta, venga propugnato il nome di Corrado Passera. Sia chiaro: ammissibile nei limiti del chiacchiericcio della “Politica da bottega”. Ossia, in un dibattere dialettico che, per intenderci, segue le nostre quotidianità con una petulanza da denuncia, tra un cornetto intinto in un cappuccio di riforme della Maggioranza e una carbonara condita dai rancori dell’Opposizione. In quanto, ben presto si scopre che il millantato ed inebriante profumo di rivoluzione dell’ex accolito del fu Presidente Mario Monti, non sia altro che olezzo di riciclo politicante, celato a dovere da quattro annunci aromatici. Perché è pretestuoso, nonché irriverente, cercare il rinnovamento, essendo stati a braccetto con De Benedetti; tendere al cambiamento, affidandosi al navigato carrierismo di Ciriaco De Mita; ipotizzare un’Italia slegata da astiosa burocrazia, ostile fiscalità e pervasiva finanza, con un passato caratterizzato da tutto ciò; auspicare di spodestare Renzi, economizzando grazie agli imprenditori ed amici di quest’ultimo.

Il punto non è che l’ennesimo paggio dello strapotere bancario sia intenzionato ad irrompere ancora in Parlamento, a suon di roboanti manifestazioni e di propositi di una politica nuovamente affollata di gentiluomini alla Almirante e alla Berlinguer – inarrivabili sostenitori di una concezione sacrale di rappresentatività, oltre le petizioni di principio e le ideologie di fazione. Anzi, questa obiezione sarebbe un’ovvietà, considerando che per accedere direttamente alle logiche del sistema bisogna essere funzionali al sistema stesso. La cosa peggiore è, invece, la credibilità che sparuti soggetti riescono a guadagnarsi, pur senza un evidente merito. D’accordo che Passera non potrà mai avere le percentuali adeguate per aspirare a Palazzo Chigi, ma rasenta comunque l’assurdo che uno dei cerimonieri principali dell’austero Monti – e, quindi, del saccheggio unionista della nostra già esigua sovranità – ottenga un seguito, seppur scialbo e scalcinato. Soprattutto in virtù del fatto che l’iniziale attivismo di una primordiale realtà partitica sia rivolto fondamentalmente alla contestazione di una proposta di legge elettorale. Sembra quasi che nel Paese dell’instabilità istituzionale, sia necessaria ulteriore precarietà… D’altronde, cosa volete che siano settimane di stallo, tra Camera e Senato, per dibattere “strenuamente” sulla validità dell’Italicum – ormai mutato in giudice metafisico dell’accettabilità del Governo Renzi -?! Questo, mentre la flessibilità (a vantaggio delle grandi imprese) percuote sanguinariamente l’occupazione e la liturgia profittuale delle multinazionali sta per essere inaugurata a Milano, nell’indolenza generale dei fantomatici tutori della Ragion di Stato. La saggezza popolare non mente: “tira più un proclama di Passera, che un carro di buoi”.