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Galeotto fu l’emendamento Biancofiore. Il patto a quattro per la nuova legge elettorale pare essersi già incrinato e immediato si è scatenato il rimpallo delle responsabilità tra Pd e 5 Stelle. L’emendamento della deputata forzista non pare, in realtà, così esiziale da far saltare quello che sarebbe dovuto essere un accordo stabile di responsabilità. Riguardava infatti l’estensione del proporzionale anche al Trentino Alto Adige, dove, in virtù dello statuto speciale, vige ancora il Mattarellum. La causa apparente del contendere è quindi ovvia. Il Sudtiroler Volkspartei, il partito degli autonomisti tedeschi, è molto forte nella provincia autonoma di Bolzano, dove con l’uninominale maggioritario del Mattarellum fa il pieno di voti. Col proporzionale quindi vedrebbe inevitabilmente calare di numero la sua già sparuta truppa di deputati. L’Svp è anche una stampellina storica del partito democratico, dunque, con la scusa della tutela delle minoranze linguistiche, il PD vuole fare un favore all’alleato (e a sé stesso). Forza Italia e Movimento 5 Stelle hanno invece optato per l’estensione della legge nazionale anche all’enclave bolzanina. Finisce 270 a 256 per i sì, 1 astenuto, e scoppia la bagarre alla Camera.

È difficile pensare che, come ha affermato l’on. Toninelli, il sistema tedesco possa essersi davvero fermato in Trentino. Così stupisce la reazione spropositata del PD, che si è affrettato a dichiarare morta la legge elettorale e a scaricarne la colpa sugli “inaffidabili” 5 Stelle. Possiamo quindi provare a intuire le cause reali dello stop.

Il tweet dell’on. Toninelli, l’uomo del 5 Stelle deputato alle riforme della legge elettorale.

Il tweet dell’on. Toninelli, l’uomo del 5 Stelle deputato alle riforme della legge elettorale.

Il primo dato è numerico. Grazie all’errore tecnico del tabellone della Camera, per alcuni istanti il voto, che sarebbe dovuto essere segreto, è diventato palese. Facendo una rapida conta si vede come manchino all’appello 59 voti tra forzisti, leghisti e deputati dello stesso Partito Democratico. In più, tra franchi tiratori ed assenti, è stato lo stesso PD a permettere all’emendamento di passare, visto che gli sarebbero bastati 14 voti in più e ne avrebbe avuti a disposizione, senza defezioni, ben 36. Dunque il “tradimento” dei pentastellati sarebbe potuto venire bypassato da una maggioranza compatta, che però non c’è stata. A stupire è quindi soprattutto il comportamento del PD, che prima si auto-affonda e un secondo dopo dichiara la morte del sistema tedesco. L’on. Fiano è categorico nell’attribuire la colpa del presunto “tradimento” al Movimento 5 Stelle, colpevole di non aver fatto opposizione all’emendamento in Commissione. Eppure i 5 Stelle avevano presentato alla Camera un emendamento analogo a firma Fraccaro, poi accorpato al Biancofiore, e dichiarato il loro favore alla proposta di modifica.

L’on. Fiano dichiara morta la legge elettorale e ne spiega le ragioni.

Non suonano così troppe lontane dal vero le parole di Luigi Di Maio: “il Pd è ormai completamente spaccato in correnti”. Se a parole Renzi vuole andare al voto, pare che qualcun altro in casa democratica non sia dello stesso avviso. Che Bersani e D’Alema abbiano lasciato qualche quinta colonna nel feudo del fiorentino? L’impressione è che davvero il PD non aspettasse altro che un’occasione buona per far saltare l’accordo. La colpa del Movimento 5 Stelle è stata quella di avergliela offerta su di un piatto d’argento. Se Renzi, almeno a parole, vuole votare subito per andare a incassare quel 40% che pensava fosse tutto suo dal referendum, probabilmente deve essersi spaventato a guardare i sondaggi. Allo stesso tempo la sua leadership sulla truppa di Montecitorio non deve essere così salda e qualcuno deve aver pensato, specie tra i renziani di comodo, che sia meglio continuare a governare oggi con Alfano e Verdini che tentare la sorte domani al voto.

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Il tweet di Angelino Alfano

Non stupiscono così neanche le parole dell’on. Richetti, uno dei più preparati in casa dem. “Prima le amministrative”, ha affermato, così si potrà sondare meglio il terreno e capire cosa convenga tra maggioritario e proporzionale, aggiungiamo noi. Purtroppo quello della legge elettorale non è un tema in grado di appassionare la cittadinanza. Sicuramente, l’ennesima prova di irresponsabilità di un Parlamento già delegittimato dalla Corte Costituzionale non avvicinerà gli elettori alla politica. Altrettanto ovviamente il teatrino mediatico seguito allo spettacolo penoso della bagarre in aula non sposterà gli equilibri del corpo elettorale: non saranno le accuse reciproche di tradimento a far perdere voti ad una forza piuttosto che all’altra. Qualcuno che sorride però c’è: Angelino Alfano.