Tutti sul carro del vincitore. Il vincitore ora è Renzi, e sul suo carro stanno cercando di salire tutti, ma proprio tutti. Dopo le recenti vicende dei verdiniani, confluiti nella maggioranza poche settimane fa, ora sembra essere il turno di Fabrizio Cicchitto, che, non pago di essere già al governo con Ncd, questa settimana è arrivato a scaricare Alfano, auspicando lo scioglimento del Nuovo Centrodestra  e la creazione di un Nuovo Centro, contenitore che possa di unire tutti i sempre più numerosi sostenitori di Renzi fuori dal PD, da Scelta Civica a Verdini.  Sull’Huffington Post ha cantato le lodi dell’ex Sindaco di Firenze, arrivando a dire che “Renzi è riuscito in quello che non riuscì né alla destra né a Craxi e neanche a Berlusconi: ha ucciso i comunisti”. Vilipendio di cadavere più che omicidio, viene da dire, ma in fondo nella dichiarazione di Cicchitto c’è del vero. Vediamo perché.

Matteo Renzi dal suo arrivo ha sparigliato le carte in tavola nel panorama politico italiano come nessuno era riuscito a fare per decenni, per la prima volta abbattendo davvero le definizioni di destra e sinistra che da tanto tempo venivano da tutti definite obsolete. La sua lungimiranza è stata quella di lasciare la destra berlusconiana a bocca asciutta, appropriandosi pian piano di tutti i temi cari a essa, dalle tasse alla giustizia, spostando decisamente il baricentro del proprio partito verso il centro. Così ha gradualmente sottratto a Berlusconi una consistente fetta di elettorato, rappresentata da quel ceto medio imprenditoriale di stampo liberale, che non essendo vincolato storicamente da forti appartenenze ideologiche e partitiche è agevolmente passato dalla parte del governo, avendo questo molte più probabilità di realizzare i propri propositi rispetto a un partito come Forza Italia, oramai relegato all’opposizione.

Ma la mossa di gran lunga più azzeccata, l’uccisione dei comunisti di cui parla Cicchitto, è stata quella di riuscire a mettersi contro quella vetero-sinistra detta “minoranza PD”, quella degli storici avversari di Berlusconi. Essa, dando addosso puntualmente al premier per qualsiasi motivo, oltre a rinforzare incredibilmente il di lui personale prestigio, ha magnificamente portato in scena il proprio suicidio, senza nemmeno accorgersene. Infatti, una volta assorbito dal governo il programma berlusconiano, e neutralizzata quella parte di opposizione, la vecchia guardia del PD non ha trovato altro avversario che lo stesso segretario PD, verso il quale ha catalizzato tutta la forza una volta dispiegata nell’antiberlusconismo militante. Nell’opporsi a esso ne ha confermato ancora di più l’immagine di homo novus portatore di cambiamento e innovazione capace di raccogliere consensi ovunque, frenato soltanto dalle antiche forze di una sinistra canuta e polverosa, in questo modo consegnandosi da sola alla storia e mostrando pubblicamente di aver una volta per tutte fatto il suo tempo.

“Uccisi i comunisti” e fagocitato Berlusconi, l’ex sindaco di Firenze ha così raggiunto l’obiettivo di trasformare il PD e il suo governo nella nuova Balena Bianca, una rediviva DC che raccoglie consensi a destra e a manca, da Berlusconi ad Alfano, passando per Monti e addirittura per qualche transfugo grillino, un’entità liquida che cambia forma a seconda della circostanza, in grado di fare contenti tutti, in un continuo e ottimistico slancio verso il futuro.

Ma, tralasciando la machiavelliana spregiudicatezza con cui egli finora ha perseguito i suoi fini, la quale è prevedibile che presto o tardi gli si ritorca contro, di innovativo nel suo disegno si intravede ben poco, se non i suoi dati anagrafici. Si intravede bensì un salto indietro di decenni, una regressione a un assetto che più che a una Terza Repubblica assomiglia a una Prima Repubblica 2.0, tirata fuori dagli armadi della storia e per l’occasione un po’ incipriata e camuffata in veste trendy. Ma la puzza di naftalina si sente.