di Alessio Sani

E’ un Movimento 5 Stelle soddisfatto quello che affida alla faccia di Luigi Di Maio il commento dei risultati delle Regionali. Il rischio di una sparizione precoce alla Uomo Qualunque era alto per un partito che per molti coincideva col suo (non)leader. Arrivati secondi a livello nazionale (per quanto tallonati dall’esplosione della Lega lepenista), lanciano addirittura la sfida a Renzi in vista di un probabile ballottaggio in salsa Italicum.

Il prezzo da pagare è stato però alto, il Movimento si è dovuto istituzionalizzare. Si è dovuto abbassare al livello del resto della politica italiana e si è perso nel gioco dei contenuti. “Contenuto” è uno di quei termini della neolingua del potere che consente di parlare della pagliuzza e di dimenticare la trave. Così, la bandiera che il Movimento ha esposto ai media è stata quella del reddito di cittadinanza, questione di giustizia sociale che però permette di non tenere conto dei problemi strutturali dell’economia italiana. Un po’ di sana demagogia ovviamente non è mancata e quindi via di lotte al vitalizio ed agli impresentabili.

E’ così passata in secondo piano una questione fondante del Movimento. La democrazia diretta, dopo una prima ricalibratura verso una più tranquilla e istituzionale democrazia partecipata, sembra essere uscita dai radar. Eppure quella sarebbe la vera proposta anti-sistema in seno al Movimento, l’unica che potrebbe rappresentare una vera cesura storica, l’unica, insomma, rivoluzionaria. Sarebbe infatti lo strumento ideale per invertire finalmente i rapporti di forza all’interno dell’eterna diarchia economia-politica, ripristinando la libertà degli antichi ai tempi di internet.

In un fortunatissimo saggio del 1819 (“La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni”) Benjamin Constant auspica il funerale della comunità politica in favore della società civile. Espressione dello spirito del tempo, della borghesia liberale in cerca di pieno dominio, l’intellettuale francese non è troppo tenero nei confronti delle pòlis greche e del loro modello di libertà. “L’individuo” dice “si era in qualche modo perduto nella nazione, il cittadino nella città” e la sua libertà politica, l’esercitare direttamente sulla piazza pubblica collegialmente il governo, era in antitesi con la sua “schiavitù” privata, poiché “anche nelle cose che a noi apparirebbero più futili, si intromette l’autorità del corpo sociale che trattiene la volontà individuale”. Da qui, la perorazione di Constant a favore di un nuovo modello di libertà, quella dei moderni: il commercio si è sostituito alla guerra e la ricchezza, ormai circolante, de-territorializzata e quindi incontrollabile da parte del potere è il vero fondamento dello stesso. La società commerciale trasforma le vite degli individui, per i quali “l’esistenza individuale si identifica meno con l’esistenza politica… che il potere si rassegni; noi abbiamo bisogno della libertà, e l’avremo”. Già, ma quale libertà, quindi? Non quella politica dei Greci, ma quella di poter perseguire i propri interessi individuali nella società civile, delegando il potere a dei rappresentanti.

Gli effetti della libertà di Constant li viviamo sulla nostra pelle oggi. Il libero borghese constantiano ha dominato l’Ottocento, faticosamente sconfitto i nazi-fascismi, ed infine aspettato la morte per consunzione del Socialismo. A quel punto, le forze del mercato libere da ogni catena hanno preso pieno possesso delle vite delle persone, è l’età del liberalismo e del neoliberismo. I rapporti di produzione figli delle strutture economiche regolano la società civile, che allo stesso tempo è venuta a rappresentare l’unica dimensione dell’esistenza, coincidendo con la società tout-court. Nessuno dei “popoli democratici” accetterebbe l’esistenza di un’aristocrazia, per usare le parole di Tocqueville, un fine pensatore coevo di Constant. Eppure oggi esiste un’aristocrazia di fatto, quella del grande capitale e dei super manager, che dominano anche quella stessa politica che dovrebbe mediare l’eterno conflitto tra capitale e lavoro. Le forze scatenate dalla “libertà dei moderni” ci sono sfuggite di mano ed essa quindi non può più bastarci, perché la libertà ai tempi del neoliberismo è di facciata ma non sostanziale.

Dunque, far rinascere l’agorà delle antiche pòlis grazie a quel mezzo potentissimo che è la Rete può essere il modo più efficace per riproporre la libertà degli antichi aggiornata ai tempi di internet. Creare una nuova libertà, quella dei post-contemporanei, per rimettere la politica al centro delle vite degli ex-consumatori è l’unico sistema per farli tornare ad essere cittadini.