Il “capitulare de villis vel curtis imperii”, attribuito a Carlo Magno, tratta del modo in cui doveva essere amministrata e divisa una curtes, la villa-azienda agricola, diremmo oggi, dell’alto medioevo. La pars massaricia era affidata a famiglie di contadini o servi, mentre la pars dominica era lavorata nelle giornate di angarie dagli stessi e dai servi casati, servi direttamente al servizio e interamente dipendenti dal signore, per tutto l’anno. La storia non si ripete, le analogie che si possono trovare sono inevitabilmente forzature arbitrarie, ma teniamo sullo sfondo quanto si è detto sul sistema curtense per interpretare i recenti fatti. Si sta parlando della proposta del Ministro dell’Interno Angelino Alfano di applicare una sua circolare per far lavorare gratuitamente i migranti sparsi in tutto il territorio nazionale in attesa di conoscere il proprio destino. Un esercito di manodopera gratuita al servizio dei Comuni, che potrebbero disporne a loro piacimento. Cerchiamo di chiarire le analogie fra i due fenomeni e le implicazioni connesse.

Partiamo dalla constatazione che una circolare non è una legge. Più di milleduecento anno fa Carlo Magno si espresse attraverso un capitolare per rendere ufficiale la servitù nelle curtes, oggi Alfano ricorre a una circolare per divulgare la sua volontà personale. Una circolare non è una norma a tutti gli effetti, è una direttiva del Ministro. Questa pratica, in altre parole, non sarebbe realizzabile legalmente. Più che la volontà di un potere centrale che emana una legge, è il dispotismo di un signore locale: nel Medioevo si operava con più concretezza e in conformità ai costumi dell’epoca. Nel XXI secolo, infatti, la schiavitù dovrebbe essere inaccettabile, eppure è di questo che si sta parlando, per di più in presenza di una legge (non una circolare arbitraria) che la vieta. C’è da chiedersi poi se è questo il modello di integrazione che vogliamo offrire. Buono almeno quanto quello delle piantagioni di cotone americane. Portare delle persone già in difficoltà in condizioni di servitù. Non solo i cittadini devono pagare tasse, vere e proprie angarie, per il sostentamento di figure inutili, adesso si comincia a ricorrere anche alla schiavitù. Il sistema curtense tramontò anche perché gli schiavi erano diventati una merce troppo costosa, ma con le politiche a favore dell’immigrazione senza controllo non si porrebbe il problema. Incentivare l’arrivo in massa manodopera gratuita è tutta nella logica di una, come va tanto di moda dire, “spending review”.

Non si fraintenda la critica: neanche lasciare inoperosi i migranti è una soluzione. Vengono identificati come parassiti da molti italiani proprio per questo. Ma, visti i precedenti, è evidente che questi migranti verrebbero impiegati al posto di altri italiani. Pensare a qualche opera utile che non vada a comportare dei tagli al personale non è un miraggio, sarebbero dei piani a beneficio di tutti i cittadini oltre che dei migranti (non più trattati come zecche, né come ladri di posti di lavoro, ma retribuiti in modo dignitoso). Per l’integrazione ci vogliono soldi, è vero, ma ha senso criticare l’economicismo dilagante se poi non si è disposti a riconoscere il valore e la dignità altrui?