Con la foga tipica del puritano politically correct, durante la scuola di formazione democratica il presidente del Consiglio si è atteggiato a paladino dell’onestà, accennando agli scandali giudiziari nel quale è coinvolto il Movimento 5 Stelle, in particolare la vicenda Muraro relativa al concorso in abuso d’ufficio e alla gestione rifiuti che vede coinvolto lo stesso assessore all’ambiente. Non risulta, tuttavia, che il Partito Democratico sia mai stato annoverato fra le formazioni politiche più pulite del Paese, visti gli innumerevoli processi a esponenti del PD nei quali sono coinvolte le amministrazioni comunali italiane.

Nonostante ciò, l’inguaribile etrusco si dedica a uno sferzante attacco nei confronti di Virginia Raggi: “la svolta della sindaca consiste nell’affidare la gestione dei rifiuti a un donna collegata totalmente a Mafia Capitale, ovvero ai suoi predecessori. La doppia morale dei 5 Stelle fa ridere i polli”. Ciò non susciterà mai una risata tanto grande quanto quella dei cittadini che hanno ben compreso il gioco politico dell’ala renziana: screditare mediaticamente, fino alle dimissioni, qualsiasi avversario scomodo che sia all’interno del partito o nello scenario politico nazionale. Per questa ragione, il sindaco Raggi ha deciso di continuare la propria difficile amministrazione, continuamente bersagliata da media non troppo inclini all’imparzialità giornalistica, a maggior ragione alla luce dell’ardua battaglia del referendum, conteso fra un No all’apparenza preponderante e un Sì in ascesa e da non sottovalutare. Risponde la romana cinque stelle a Renzi: “Attendiamo di sapere cosa ha fatto con i fondi delle cene elettorali con Buzzi. Il PD non crederà mica che l’abbiamo dimenticato?”. Non finiscono qui le invettive. Matteo attacca i deputati 5 Stelle che, nel loro coinvolgimento in tribunale, hanno chiesto il ricorso alla criticata immunità parlamentare, per poi concentrarsi su Di Battista e l’episodio inerente alle dimissioni di Ilaria Capua.

Si preannuncia dunque un autunno caldo, durante il quale il Partito Democratico porterà avanti la sua battaglia per guadagnare consenso nel bacino del 35 % degli indecisi, e lo farà attraverso la tv, oramai governativa, e la mobilitazione dell’intero esercito di fedelissimi. Ovviamente, di fronte ai giovani democratici Renzi si è raccomandato di fare, dei licei, uno strumento di propaganda del Sì, proprio in virtù di quella “correttezza” da lui tanto evocata: “L’obiettivo è uno: “Prendere tutte le scuole del vostro territorio. Le scuole, i licei. I ragazzi che votano sono spesso avvicinati da persone che vogliono raccontare la riforma e la raccontano deformata e parlano di deriva autoritaria”. Certo, perché un Parlamento che a livello decisionale se la suona e se la canta da solo nei confronti di un Paese non ha il benché minimo olezzo di autoritarismo. Oltretutto, il liberismo concorrenziale si può applicare senza problemi nelle “guerriglie” politiche che contraddistinguono i licei, dove una gioventù spesso inconsapevole, distratta e alienata rispetto alle questioni civili può facilmente essere manipolata dai pochi, giovani dirigenti di orientamento dem. Le parole d’ordine sulle quali fare leva, alla maniera populista, saranno quelle “contro i politici”, nello specifico i parlamentari, come previsto dalla modifica costituzionale. Ci si domanda se il PD, al fine di  incrementare i votanti per il Sì, non ricorrerà, con il metodo tradizionale dei “bigliettoni verdi”, alla solita e controversa compagine di cittadini di origine cinese, tanto “preoccupata” per le sorti del bicameralismo e della democrazia italiana. O forse l’entourage renziano è eccessivamente sopravvalutato, dal momento che di fronte ai giovani democratici esso non riesce a imbastire un discorso politicamente costruttivo, ma insulti e sbeffeggiamenti sottili.