Quando il sindaco di Catania Enzo Bianco annunciò che la Festa Nazionale dell’Unità si sarebbe tenuta nella sua città – prima volta in Sicilia, seconda volta al Sud Italia, dicono come se fosse un merito i dirigenti del Partito Democratico – i catanesi non capirono o non mostrarono di aver capito cosa significasse ospitare quest’evento e vivere per due settimane in una città dove possa capitare di tamponare un ministro, di incontrare un senatore, di ascoltare un D’Alema (cosa questa sempre gradevole, soprattutto in questa fine d’estate con il caldo e le zanzare impediscono di prendere sonno). La Festa dell’Unità è tante cose: se poi la location diventa Catania, dove può succedere che venga requisito un parco cittadino a fini partitici, senza autorizzazioni e senza tener conto delle esigenze della Protezione Civile che ha lì il suo punto di raccolta in caso di terremoto, il divertimento è assicurato.

Abbiamo assistito ad esempio, nel verde stanco della Villa Bellini, a un dibattito tra il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il ministro al Fratricidio Massimo D’Alema: ed è stato bello vedere la platea del PD catanese schierarsi decisamente con quest’ultimo per il NO al referendum, nell’imbarazzo visibile di Gentiloni e degli organizzatori, che speravano fortemente di essere risucchiati dal terreno. Abbiamo visto, nello stesso verde stanco, le forze dell’ordine fermare un rappresentante dell’opposizione cittadina in quanto “pericoloso” per la buona riuscita della convention democratica (il ragazzo, un giovane comunista, è infine riuscito ad entrare dopo l’autorizzazione di un dirigente. E ha avuto ben donde a denunciare lo scandalo su internet). Abbiamo visto tante cose e tante ne vedremo prima che l’11 settembre giunga Matteo Renzi a chiudere la Festa e a promettere – c’è da scommetterci – fondi per affrontare il rischio sismico nella città metropolitana di Catania. Ma non è tutto questo, in fin dei conti, ad interessare una riflessione di merito sulla politica nazionale. Piuttosto, tocca notare come proprio in questo momento tutti i partiti si accorgano che esiste la Sicilia. E ci vengono, in massa.

Ad aprire le danze in realtà era stato Berlusconi, che aveva organizzato in primavera un evento a Palermo che doveva essere l’inizio della famosa ridiscesa in campo: poi gli successe quel che gli successe e il campo è ancora lì in attesa della discesa. Lo stesso Renzi venne in Sicilia e la attraversò in lungo e in largo in almeno un paio di occasioni, mandando talvolta la Maria Elena Boschi come emissario e corteggiando con evidenza il sindaco Enzo Bianco per qualche cosa che sta lì ma non si dice, non ancora, è presto. Adesso il momento deve essere arrivato, e accanto alla campagna per il referendum – che si pone naturalmente come primario per le sorti del Governo – si inizia a parlare di Regionali e di candidature. Ecco quindi la Festa dell’Unità a Catania, per scaldare i motori e ricordare alla gentuzza che il Partito c’è, osserva e vigila sulla Regione nonostante il sempre in forma Rosario Crocetta annunci improbabili ricandidature.

Ma non solo Berlusconi e il PD si sono visti a Catania: giusto l’altro giorno Matteo Salvini – che in Sicilia ha persino un sindaco e un vicesindaco, rispettivamente a Maletto e a Mascalucia – ha compiuto un minitour partendo da Catania (dove è sopravvissuto a un pranzo a base di arancini e granita al limone) per poi andare alla Messa in suffragio di una coppia di anziani che l’anno scorso furono violentati e uccisi da un extracomunitario a Palagonia. E poi c’è venuto La Russa, dopo che in primavera si era vista la Meloni, per fondare qui un comitato per il NO al referendum che i bene informati descrivono come un tentativo di riavvicinare la destra regionale (ma non si sa bene per fare cosa, per quanto è frammentato ormai quel campo a furia di discese e ridiscese). Infine a settembre ci verranno i Cinque Stelle (previsti Di Maio e Di Battista, non si sa nulla di una eventuale presenza di Grillo), per concludere qui il tour incominciato quest’estate da Dibba al grido di “No pasaran la riforma!”. Insomma tutti in Sicilia, con più interesse che mai, chissà perché. Guardate che c’era anche prima, eh.