Mario Orfeo resterà al suo posto. Del resto, sotto la sua direzione, il Tg1 il 9 giugno scorso riuscì a censurare i fischi riservati a Renzi durante l’assemblea di Confcommercio (e lui, pronto, «Ho fatto l’arbitro in Garfagnana, figurarsi se…). Riuscì pure, dal 4 al 10 aprile, in procinto del voto, a riservare solo 13 minuti e 28 secondi di “servizio pubblico” al tema delle Trivelle. Che era meno, in sostanza, di quanto se n’era parlato il mese prima. Non solo: dal 20 aprile al 6 giugno, il Tg1 – coadiuvato da Tg2 e Rainews – ha concesso 7 ore alle ragioni del Sì per il Referendum costituzionale, e appena 79 secondi ad Alessandro Pace, costituzionalista e presidente Comitato del No. Dunque Orfeo, nella prossima rimaneggiata ai vertici dei telegiornali invocata dai renzianissimi Michele Anzaldi (Segretario di indirizzo e vigilanza dei servizi radiotelevisivi) e Alessia Rotta (sempre critica contro chi lo è col Pd), rimarrà al suo posto. Per l’indiretta emanazione del Presidente, invece, colpito dalla bagarre scatenata dalla messa on-line degli onerosi stipendi Rai, nel gioco delle totonomine, potrebbe rimetterci la testa Marcello Masi, direttore del Tg2. Lui, fellone, delle trivelle parlò addirittura 19 minuti, riportò timidamente la notizia delle contestazioni ed è sempre stato meno propenso a decantare le gesta di quelli che il Sì. Per sostituirlo si fa il nome di Ida Colucci, decisamente più gradita e già nota i Viale Mazzini. Dovrà invece dimettersi, come dovette farlo a suo tempo Nicola Porro, quella ragazzaccia di Bianca Berlinguer.

La partita per cambiare il Paese riformando la seconda parte della Carta costituzionale si gioca anche e soprattutto sull’informazione chiara, limpida e libera. Quindi la troppa autonomia della direttrice di Tg3 dà fastidio. Daria Bignardi, in capo a Rai3 (con 300mila euro) non muoverà un dito, e il motivo, quello ufficiale, già c’è: la Berlinguer lavora lì da ben 7 anni, veramente troppi. Infatti la sostituiranno con Antonio Di Bella, che alla guida del Tg3 ne aveva fatti 8 (2001-2009) e tornerà tutto contento dallo studio adiacente di Rainews. Lo stipendio, c’è da aspettarselo, non cambierà: 280mila euro. Ma la figlia del più noto politico che ha fatto di male? Be’, per esempio, quando i leopoldini cercavano di attaccarsi all’eredità di suo padre per promuovere il Ddl Boschi (perché «anche lui voleva una Camera sola») lei li bacchettò tutti e difese il giornalista dell’Unità, Massimo Franchi, che ricordava quello di Gramsci come un giornale di sinistra, e non renziano renzianissimo. Ci fu poi un’imbarazzante intervista della stessa Bianca allo stesso Matteo. Lei incalzava, lui – scosso – rispondeva: «Credo che la Rai, il sistema dell’informazione in generale, debbano essere liberi e indipendenti, e raggiungere dei risultati: il primo è far sì che i nostri cittadini siano sempre più orgogliosi delle cose che vanno, critici sulle cose che non vanno». E siccome il Tg3 un po’ critico lo è stato, si cambia. Anche adesso che Berlinguer non serve per la propaganda e si usa la minaccia terroristica.

Un report dell’Agicom – fine maggio – dipingeva una Rai che al Pd, al Governo, alla Boschi e, ovviamente, a Renzi spalancava le porte con la bellezza di 14 ore e 29 minuti di media ogni 7 giorni. Una distanza siderale dalle altre forze politiche. Per dire: nell’arco tra il 22 e il 29 maggio, al Movimento Cinque Stelle si concessero circa 15 minuti al giorno, al Partito Democratico un’ora e mezza. A Renzi, però, tutto questo non basta. E imbufalito con Campo dall’Orto, pure impegnato ad arrangiare frasi credibili sul perché prenda 650mila per un’incomprensione d’ufficio, otterrà probabilmente le nuove nomine già il 3 agosto, nell’ultima Cda prima di andare al mare. E nell’attesa, contro le vive proteste del consigliere Carlo Freccero («E’ in atto un blitz, un colpo di mano estremamente pericoloso»), l’Ad della Rai ha deciso di continuare sulla via della Trasparenza e della chiarezza verso i cittadini, in nome dell’informazione. Non a caso, in una nota diramata ammonisce: «Ogni lavoratore subordinato o autonomo deve astenersi scrupolosamente, e con riferimento a qualsiasi contesto pubblico o aperto al pubblico (incluse testate on line, blog, social network tc.) dal rilasciare interviste non autorizzate a organi di stampa, connesse al ruolo aziendale (e comunque al rapporto di lavoro) o su tematiche attinenti fatti aziendali in senso ampio (…) La Direzione Risorse Umane e Organizzazione è incaricata di monitorare l’applicazione e l’aggiornamento delle presenti disposizioni. Ogni violazione di quanto stabilito, come più volte ricordato, sarà valutato per i profili di carattere disciplinare». Buone vacanze.