Di nuovo tutto è sangue e miseria, di nuovo il mare è troppo calmo e il cielo è troppo sereno. Di nuovo le cosucce della politichetta quotidiana fanno un po’ schifo, le vicende delle intercettazioni in Campania sono insetti dimenticati, i libri-bomba su Vatileaks sono fesserie da bambini scemi, il presidente il ministro il parlamento le conferenze stampa i giornali i siti internet i social e cazzate varie fanno sorridere di stanca vanità. Di nuovo c’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo; di nuovo ci si sforza di bere per far finta di essere uomini, si accendono sigarette per seguire meglio la diretta di Mentana, e intanto la pedicure è prenotata e bisognerà pure andarci, il bambino ha la piscina e venerdì sera c’è un concerto come quello dell’altrieri a Parigi, solo che non sparerà nessuno. Di nuovo tutto è sangue e miseria, e arrivederci.

E cos’era quest’Europa di cui si sentiva tanto parlare, e in Francia tu ci sei stato?; e le partite, le partite che non si fermarono per la corruzione e il malaffare di dirigenti e calciatori, proseguiranno o dimenticheremo cosa sia andare allo stadio? Quanti punti avrà preso Salvini negli ultimi due giorni, e Renzi ha le spalle abbastanza larghe da reggere il peso che adesso inevitabilmente gli si pone? Non c’è analisi politica da fare: viviamo ore nelle quali la nostra singolarità, già stremata da lacerazioni vili e sotterranee (il Cristo nel piscio andava bene, la mostra di Chagall no?), si è annullata del tutto per travasare nell’ubiqua vaghezza. Facebook ci viene incontro proponendoci tricolori francesi in luogo delle nostre facce. Ed è giusto, che minchia ci stiamo a fare noi se non per provare un variopinto cordoglio? In Italia si parla ormai francese stretto: la preoccupazione principale delle madri di famiglia è capire dove vada posto l’accento nella parola Bataclan.

E poi c’è il Giubileo. Il Papa, tra una rastrelliera per corvi e una scopa a saggina catalitica per spazzare l’attico del cardinal Bertone, non demorde dal proposito di celebrare un Anno Santo dedicato alla misericordia! La misericordia! La misericordia che non è imprecazione, non è atteggiamento farisaico, non è vocabolario sfogliato alla ricerca del giusto significato. Sta scritto: «Vidit ergo Iesus publicanum, et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi, Sequere me». «Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: “Seguimi” (Mt 9, 9)». E bisogna che noi pubblicani di tutti i mondi lo seguiamo, mentre ogni cosa è sangue e miseria e inutilità, e il Giubileo – pensateci – è l’ultima opportunità. Mentre altri insetti si arrampicano lungo le fortezze distrutte della nostra singolarità (ma ha ragione chi scrive che il musulmano non è terrorista: è il terrorista che, in questo caso, è musulmano), mentre il commissario commissaria, il politico parla e il prete naturalmente ruba, mentre tutto ciò si catafotte nel vuoto e ghigna già chi ha fatto un affare, noi andremo a Roma e passeremo dalla Porta Santa. E se Dio vorrà perdoneremo noi stessi.