La fugace esperienza governativa di Tsipras ha confermato un aspetto: l’abbondanza delle chiacchiere – per quanto scenica possa essere – è lo strumento più efficace del potere. Fin quando la lotta alla dominante Eurocrazia resterà un mero espediente dialettico per calamitare consensi elettorali e per accaparrarsi la maggior credibilità propagandistica possibile, l’interventismo dei Palazzi contro i quali si inveisce, sarà lieve, sopito, intangibile. Acconsentirà che le comunità – o ciò che rimangano di esse – si lascino trasportare dalle viscere, e che gli interpreti della rappresentanza istituzionale – oggi, sempre più accostata ad una bieca opportunità carrieristica – vengano portati in trionfo.

Se, però, si iniziasse concretamente a denunciare l’inoperosità dei funzionari di Bruxelles – rivolti all’esclusiva delegittimazione dell’interesse nazionale – e le loro deleterie proposte per ledere ancora alle economie degli Stati membri, il motore della censura si attiverebbe istantaneo grazie ai sincronismi dell’Unione Europea. E si riuscirebbe a comprende ulteriormente quanto privi di consistenza siano colori partitici, simbologie, o programmi, che poggino o divergano su posizioni antinomiche. È giunto il momento di concentrarsi sulla ostile natura del nostra instabilità; ossia, l’attuale sistema sovranazionale, imputridito dalla burocrazia e lerciato dalla finanza, che da strozzino attanaglia 300 milioni di cittadini nella morsa dei vincoli.

Quello recente è il culmine dell’illogicità di un’appartenenza coatta, nel nome della finanziarizzazione: concepire un’oppressione fiscale sulla capacità d’acquisto e sugli immobili. Un’incomprensibile direttiva dei tecnocrati unionisti, con la pretesa che l’economia italiana tragga nuovo vigore da un incremento della tassazione sui consumi e sull’edilizia. Questa grottesca prospettiva ha una gradazione di insensatezza pari a quella di chi affermi che la guarigione di un degente sia auspicabile instillandogli altri malanni. La soluzione al contemporaneo stallo socioeconomico e politico-valoriale del Vecchio Continente non è confidare in spietati esecutori di un meschino mandato – più dettagliatamente, gli incuranti vassalli del selvaggio capitalismo finanziario – , ma evitare che proprio i medesimi continuino a dilaniare la dignità dei Popoli. È tanto complesso da capire?