C’è un’incoerenza di fondo nel Governo italiano. Dev’essere colpa di un virus, che contagia immediatamente chiunque occupi Palazzo Chigi. Tale ignoto virus deve aver colpito anche l’onorevole Gentiloni, il nostro ‘inutile’ ministro degli Esteri (inutile non nella sua persona quanto nella carica che ricopre) che prima nega la guerra col terrorismo in quanto status, poi rivendica con orgoglio l’impegno italiano “al fianco degli alleati” nei vari disgraziati teatri di guerra americani in Medio Oriente. Si tratta, d’altronde, di un atteggiamento necessario, in quanto agli americani è utile nascondersi dietro al dito delle “coalizioni più ampie possibili”, all’Italia fa comodo fingere che i propri interessi coincidano con quelli occidentali, e allo stesso tempo è sempre trendy a sinistra dichiararsi pacifisti anche quando non lo si è nei fatti.

Lo stesso virus deve impedire di vedere di là del proprio naso, visto che Gentiloni, sempre lui, vede nella rimozione di Assad la soluzione alla questione siriana e allo stesso tempo dice no ad una Libia-bis, che ne sarebbe però l’inevitabile conseguenza.

C’è un problema semantico di fondo, che con un pelo di capziosità si può cogliere abbastanza agevolmente, alla base di questo “disorientamento culturale”. Si tende infatti a dare per scontata l’appartenenza dell’Italia all’Occidente, e conseguentemente si considerano gli interessi italiani come coincidenti con quelli occidentali, quando in realtà quando si dice Occidente si dice America e, va da sé, i nostri interessi non sono più quelli americani. Non si riesce, o non si vuole, o, più probabilmente, non si può squarciare il velo di Maya che ammanta l’opinione pubblica europea ai tempi della globalizzazione.

Quando gli americani cominciarono a credere a Fukuyama e alla sua fine della Storia decisero di occidentalizzare tutto il mondo. Caddero le barriere doganali, territoriali, economiche, e si pensò che si sarebbero consegnate alla Storia anche quelle politiche. Non è così. Paradossalmente, è stata proprio la globalizzazione a ridare voce a chi l’aveva perduta. Approfittando dell’enorme travaso di ricchezza, perché questo è stata la globalizzazione, dalle classi medie e dalle aristocrazie proletarie occidentali, le vecchie monadi politiche, considerate ormai morte, hanno ripreso potere. È dalla globalizzazione che nasce il nuovo peso politico dei Brics. A capitanare la brigata è ovviamente la Russia, forte del suo deterrente atomico. Questa è stata la più grande conquista di Putin: ha mostrato al mondo che si può dire no all’Occidente, cioè agli americani. Che alla fine Assad rimanga in sella o meno, da questo punto di vista è ininfluente. Il vero dato politico è la multipolarità del mondo globale. Ad un certo punto, anche il dragone cinese deciderà di alzare la voce.

Che l’Italia decida di intervenire o meno in Siria da questo punto di vista non ha la minima importanza. Il nostro peso militare è come quello politico, al massimo serviamo per fare numero. Quello che dovremmo cominciare a chiederci però è quanto ci convenga fingere di essere occidentali (cioè americani) nel XXI secolo. Viviamo nell’idealizzazione dell’Occidente, senza renderci conto di cosa in realtà esso sia. Ci piace credere che sia un concetto che racchiude dentro di sé libertà, diritti umani e democrazia, quando in realtà camuffiamo l’imperialismo economico e soprattutto culturale americano da “esportazione di democrazia”. Paradossalmente, è proprio da questa imposizione culturale e da questo suicidio economico che risponde al nome di globalizzazione che l’Occidente vede nascere i propri antagonisti. Cos’è il fanatismo islamico, se non la risposta militare di una parte di un mondo che si vede culturalmente minacciato? E allora è tempo che l’Italia cominci a chiedersi cosa significa essere occidentali al giorno d’oggi. Esserlo significa accettare l’austerity e la deflazione salariale sul fronte interno e la guerra su quello esterno. Non esserlo, in nome di quegli ideali di libertà e democrazia che l’Occidente si arroga di rappresentare, significa attuare una difficile opera di riacquisizione della sovranità e perseguire una politica estera completamente differente. Nascondersi nell’incoerenza è comodo, ma altrettanto inutile.