In principio vi fu la Democrazia Cristiana, che grazie alla sua vicinanza al Vaticano nonché alle sue posizioni fortemente occidentaliste ed antisovietiche, riuscì a governare per più di quarant’anni. Arrivò Tangentopoli, e con essa Silvio Berlusconi. Ma i tempi erano già cambiati, e il peso politico della fede religiosa era già entrato in declino. Ecco, questa velocissima panoramica è ciò che forse meglio riassume il percorso che ha portato – lungo il XX secolo – la religione ad essere elemento marginale della politica italiana, dopo secoli di (quasi) indiscusso predominio.

Come sappiamo, è dalle macerie del Fascismo che sorge la DC. In un’Italia piegata dagli esiti del conflitto, dall’8 settembre, da due anni di guerra civile, la Democrazia Cristiana seppe dare agli italiani le rassicurazioni e le certezze di cui essi avevano bisogno. In un contesto internazionale polarizzato – ad Ovest gli Stati Uniti così influenti, ad Est l’Unione Sovietica così vicina – la DC basò sulle radici cristiane e cattoliche dell’Italia la propria decennale egemonia. E nulla poté contro di essa il Partito Comunista più forte d’Occidente, neanche quando capitanato da un genio della comunicazione politica quale fu Enrico Berlinguer. La DC, vicina al Vaticano ma anche – ricordiamolo – agli Stati Uniti, rappresenta quanto di più cattolico vi fosse nell’Italia del secondo Novecento. Basti andare a rivedere alcuni manifesti elettorali per comprendere quanto la religione e l’anticomunismo fossero piloni portanti di un partito che la religione se la portava anche nel nome. Certo, il sostegno statunitense in funzione anti-PCI fu altrettanto fondamentale per il mantenimento del Potere, ma è innegabile che la fede religiosa, nonché la Chiesa di Roma, contribuirono moltissimo alla causa democristiana. Tanto per dirne una, nell’intervista che Giulio Andreotti rilasciò ad Oriana Fallaci c’è un passaggio in cui la giornalista toscana chiede conto al sette volte Capo del Governo della sua amicizia personale con tre papi differenti: Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI.

Tuttavia il Novecento è stato il secolo in cui la religione ha iniziato ad entrare in crisi, sotto tutti i punti di vista. Si parla del numero di adesioni ad essa, nonché del suo peso politico e della sua influenza sociale. Chiaramente si tratta di un processo lungo, impossibile da ultimare in qualche decennio, eppure i suoi effetti sono innegabili e visibili da tutti. I democristiani, dopo il terremoto di Mani Pulite, si sono riciclati lungo tutto lo spettro politico del Parlamento italiano, ma nessuno ha rifondato un partito di chiara ispirazione cattolica. Unica eccezione, l’UDC di Pier Ferdinando Casini, che però mai è riuscito a racimolare una quantità di voti anche lontanamente paragonabile alle percentuali democristiane. La fede religiosa in Italia – ma anche in Europa – ha perso piede, almeno per quanto riguarda la politica.

Le ultime ricerche effettuate parlano di un aumento dei credenti a livello mondiale, anche per quanto riguarda il cristianesimo, ma anche di una forte secolarizzazione all’interno dei confini europei. In Italia le istituzioni religiose e il clero perdono consensi e credibilità: nel 2010 si è arrivati ad un 30% di persone che dichiara di non disporre di fiducia alcuna nella Chiesa; solo il 30% si dice fiducioso nei confronti dei sacerdoti, e la quota scende al 20% per i cardinali. Ma il dato forse più significativo è quello per cui il 60% dei giovani intervistati – credenti e non – ritiene del tutto ingiustificata l’influenza della religione nella politica. A fronte di ciò, fonti cattoliche parlano di un significativo aumento delle adesioni mondiali alla chiesa cattolica, specie via conversione da altre religioni. Ma non si sta parlando dell’Occidente. L’interpretazione più significativa è dunque quella secondo la quale il Vaticano, almeno in Occidente, abbia preferito allontanarsi dalla politica nella speranza di recuperare i consensi perduti, anche affidandosi a figure carismatiche come quella di Papa Bergoglio. I fatti sembrano dar ragione al Vaticano, ma per ora il risultato in ambito politico è stata la morte dei partiti italiani a chiara ispirazione cattolica.

Tuttavia la partita non è ancora finita. Esiste una certa parte dell’informazione di massa e della cultura occidentale che sta tentando di creare un conflitto religioso ed artificiale tra mondi religiosi differenti, muovendo dagli attentati di matrice islamica che – a partire dall’11 settembre fino ai fattacci di Charlie Hebdo – più di tutti hanno scosso la sensibilità occidentale. Qualora gli aizzatori di tale conflitto creato ad hoc dovessero avere la meglio e riuscissero ad imporre la propria assurda catechesi, non è assolutamente escluso che il ruolo politico della Chiesa possa tornare alla ribalta, eventualmente anche in chiave integralista e/o estremista. Insomma, il quadro è complesso, la parabola discendente finora evidente. Evidente come il fatto che – per il futuro della Chiesa Cattolica – oramai l’Occidente conta poco o forse addirittura nulla.