Immaginate di trovarvi per vostro diletto per strada, all’aperto, oppure in un edificio, magari in una scuola o in un ospedale. E immaginate poi che per qualche motivo – per la vostra cattiva condotta, per un errore di valutazione, per estorcervi informazioni, per folle sadismo o per qualsiasi altro motivo – qualcuno vi aggredisca, e non si limiti all’aggressione verbale o a quella estemporanea di un pugno in faccia, ma vi infligga torture e trattamenti inumani, magari sottoponendovi a dolori fisici strazianti o a pratiche lesive della vostra dignità. Ecco, secondo i deputati della Repubblica italiana voi non sareste vittime di tortura.

Questo è quello che è successo pochi giorni fa con l‘approvazione da parte della Camera del ddl sulla tortura. Un’approvazione avvenuta in tempi record, solamente poche ore dopo la condanna ai danni dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo per i fatti del G8 di Genova. E dire che dell’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale se ne parla almeno dal 1989, vale a dire l’anno successivo alla ratifica del Convenzione ONU “contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli” del 1984 da parte dell’Italia. Lo stesso Luigi Manconi, senatore PD proponente del testo inizialmente approvato a Palazzo Madama, ha definito il ddl come “una legge mediocre” in virtù delle modifiche apportate rispetto al testo inizialmente presentato ai senatori. Qui siamo di fronte all’ennesima vergogna italiana. Il reato viene presentato come un reato comune e non come proprio (vale a dire commettibile da ciascun individuo, e non proprio di una certa categoria di soggetti, quale ad esempio i pubblici ufficiali), le pene sono basse – da 4 a 10 anni di reclusione –, e le aggravanti appena sufficienti.

Bisognerebbe poi capire cosa ci sia di poco chiaro nel passo dell’ Articolo 29 dello Statuto di Roma secondo cui “I crimini sottoposti alla giurisdizione della Corte [penale internazionale, NdR] non si prescrivono”, visto che secondo il disegno di legge, seppur raddoppiati, sono comunque previsti tempi di prescrizione. Non solo: il testo prevede che si tratti di tortura esclusivamente qualora il soggetto maltratti “una persona a lui affidata, o comunque sottoposta alla sua autorità, vigilanza o custodia”,  motivo per cui nell’esempio di prima il vostro torturatore – non essendo voi sottoposti alla sua autorità – non andrebbe incontro alle pene di cui sopra.

Ma c’è di più. La vera vergogna, l’indecenza della nostra politica, non è tanto in un testo che è ancora modificabile e che comunque costituisce di per sé un passo in avanti nella vicenda, ma è la necessità  da parte delle istituzioni italiane di una clamorosa condanna in sede europea per poter sbloccare il processo di legiferazione. Come se le sentenze europee costituissero il necessario e costituzionalmente previsto input alla  produzione di leggi: se interviene l’Europa bene, altrimenti restiamo senza norme. Siamo diventati gli esecutori degli ordini di Bruxelles, gli scribacchini di un sistema che abbiamo accettato solo passivamente, senza comprenderlo né tanto meno cercare di modificarlo. E l’approvazione di questo disegno di legge ne è la prova più lampante e visibile.

La politica nostrana non ha solo abdicato alla propria funzione di guida sociale, lasciando il proprio ruolo all’Unione Europea, ma si permette addirittura di parlare di progresso, di fare propaganda. Ha ragione Massimiliano Sfregola quando parla dello “strabismo parolaio del renzismo” per definire la studiata fierezza del Governo nell’annunciare l’approvazione del ddl. Ci troviamo davanti ad un’indecenza, alla nostra politica oramai prona davanti a Bruxelles, ai nostri Palazzi del potere che fanno continui inchini all’Europa dei diktat e dell’austerità. Eppure nessuno sembra essersene accorto, o forse chi se n’è accorto continua a rimanere in un colpevole silenzio.