di Andrea Di Bella

L’analisi politica del collega Valerio Musumeci sulle ragioni che portarono al pareggio elettorale in occasione delle elezioni Politiche del 2013, e le altre secondo cui non potranno mai verificarsi nuovamente tali condizioni, spingono a rispondere alle sue tesi (e ringrazio il direttore Caputo per questo) con la stima ed il rispetto che sa, sia pure con una fermezza ed un’audacia altrettanto note.

Musumeci scrive: “Le politiche del 2013 si tennero con un governo dimissionario (Monti) costituito da personaggi grigi, tristi e antipatici. Era abbastanza facile, nel generale clima di insicurezza e timore fiscale, inserirsi con qualche trovata spettacolare: abbassare, togliere e addirittura restituire l’IMU”. Ed anche: “Oggi c’è un governo di tutt’altra empatia e di tutt’altre promesse. Renzi, astutamente, toglie anche l’asso a Berlusconi promettendo lui stesso di togliere l’imposta sulla prima casa. Della serie: non mi faccio fregare con il trucco più vecchio del mondo, metto le mani avanti e tolgo l’occasione”. Non è vero, dico io. Nel 2013 fu lo stesso Silvio Berlusconi a proporre pubblicamente al premier uscente Mario Monti di fare da collante nel centrodestra. Monti rifiutò, candidandosi alla premiership per una coalizione di centro, e Berlusconi fece una galoppante campagna elettorale dichiarando pubblicamente che se i moderati di centrodestra avessero vinto, avrebbe preferito assumere il ruolo di ministro dell’Economia (Dopo anni, Mario Monti ha dichiarato al giornalista Alan Friedman che “Mi candidai per evitare che Berlusconi andasse o al Governo o alla Presidenza della Repubblica”, dimostrazione del fatto che Berlusconi nel 2013 non solo era competitivo, ma addirittura per taluni perfino pericoloso). Inoltre, relativamente la promessa di azzeramento dell’odiosa tassa sulla prima casa, Berlusconi risultava essere universalmente il più credibile dei leader in campo, per il semplice fatto che nel 2001 (quando vinse contro Francesco Rutelli), mantenne la promessa di abolire l’ICI sulla prima casa. Non una promessa spettacolare, anzi spettacolare e fattibile. Non sarà quindi Matteo Renzi ad aver fregato Berlusconi tirandogli da sotto il naso un cavallo di battaglia strappa voti. Più semplicemente sarà stato Renzi a copiare Berlusconi, e di questo gli elettori avranno modo di ricordarsi a tempo debito. Musumeci parla di “governo dei grigi”, riferendosi all’esecutivo tecnico presieduto da Monti, dimenticandosi che quello di Renzi – pur essendo un governo politico – è stato, resta e continua ad essere un governo non eletto dai cittadini. Un governo che non è specchio di una maggioranza parlamentare venuta fuori da una regolare competizione elettorale che segni candidamente un risultato chiaro ed incontrovertibile agli occhi dei cittadini elettori. Di questo gli italiani hanno preso senza dubbio contezza.

Giustizia. Berlusconi tiene senza dubbio a mente in modo continuo la sua condizione giudiziaria. E’ vero che non ha più un motivo per “combattere ferocemente”, come ha scritto Musumeci nel suo corsivo: la condanna per frode fiscale, sia pure incredibile, è definitiva. Ma resta il giudizio pendente della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (che Musumeci derubrica senza alcun valido motivo), il cui pronunciamento è atteso nelle prossime settimane, presumibilmente agli inizi del 2016. Un pronunciamento che, se nei termini preannunciati dai legali dell’ex premier, potrebbe completamente stravolgere la sentenza di Cassazione ed anche eventualmente reintrodurre Berlusconi in Senato, da dove fu estromesso per effetto della Legge Severino, applicata incredibilmente in modo retroattivo. E’ falso che Berlusconi non utilizzò la sua forza mediatica in occasione delle ultime elezioni europee: il leader di Forza Italia piantonò tutti i principali talk show televisivi. Più semplicemente (come anche da lui più volte ammesso) non ha mai considerato le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo un appuntamento elettorale interessante. Per il semplice motivo che, qualsiasi sia la percentuale dei voti ottenuta in un dato Paese da una determinata forza politica, quella forza politica non sarà mai decisiva in seno di assemblea europea, e sarà quindi costretta a stipulare grandi coalizioni perenni (vedasi le attuali larghe intese in Ue tra Partito Popolare Europeo e Partito Socialista Europeo, l’equivalente di Forza Italia e Partito Democratico in Italia). Per Berlusconi l’impegno elettorale più grande va riversato entro i confini, col fine ultimo di eleggere un governo di segno moderato, e di potere quindi incidere in sede di Commissione Europea (oltre che eleggere amministrazioni azzurre nelle grandi e medie città italiane). E’ vero che esiste il “partito Mediaset”, come sottolineato a più riprese dai quotidiani riformisti italiani ed anche da quelli storicamente più critici nei confronti del Cavaliere. E’ anche vero che l’attuale linea di Forza Italia in Parlamento e nel Paese non può per nessun motivo appiattirsi sul governo come fu prima della rottura dell’ormai defunto Patto del Nazareno. Non con questo governo, quantomeno. I sondaggi pesano e l’elettorato tradizionalmente moderato, rappresentato dal cosiddetto ceto medio, non sembra affatto apprezzare l’azione governativa. Su tutte, le ultime dichiarazioni del presidente di Confindustria pesano sull’Esecutivo come un macigno.

In ultimo, non ha alcun fondamento l’analisi dei flussi elettorali del M5S. E’ vero che nel 2013 il Pd perse diversi milioni di voti, ma è anche vero che in occasione delle recenti elezioni europee il Partito Democratico, con Renzi presidente del Consiglio, ha raggiunto un risultato crescente e a tratti spropositato, con il M5S comunque in alto. La verità è che il cosiddetto voto di protesta politico, più organizzato e consapevole, sta ingrossando il bacino elettorale della Lega di Salvini. Una condizione più che positiva per Berlusconi e per il centrodestra in generale. In virtù del recente incontro ad Arcore tra i leader di FI e Lega, dove i due si sono incontrati per fare il punto sulle amministrative a Milano, la situazione politica dovrebbe evolversi più o meno in questa maniera: con in vigore la nuova legge elettorale che premia la lista con più voti e non più la coalizione, si andrebbe verso la costituzione di un listone unico di centrodestra che metta insieme Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia. Questo consentirebbe non solo di porre le basi per offrire un’alternativa politica concreta al governo Renzi, ma anche di offrire a quella stessa alternativa di diventare nuova forza di governo: i numeri danno infatti ragione a questo progetto, consolidando al 30% circa una lista unica moderata, contro il Pd al 32% e con dietro il M5S con circa il 18/20% dei voti. In soldoni, alle prossime Politiche il centrodestra (e quindi anche Berlusconi) avrebbero assolutamente la possibilità di giocarsi con Renzi la guida del Paese.