Se in tempo liturgico di Avvento ci si prepara al Natale, e dunque presumibilmente si dovrebbe essere tutti più buoni, come vorrebbe la vulgata popolare, ancora una volta ciò sembra non valere per il premier Renzi che non cessa di deliziare l’opinione pubblica con le sue ripicche e con la sua evidente impossibilità ad assumersi una qualsiasi responsabilità politica. Questi i fatti: dalla Legge di Bilancio in approvazione è sparito uno stanziamento di 50 milioni di euro per finanziare l’assunzione di medici, l’acquisto di attrezzature sanitarie e le riconversioni ospedaliere ad hoc per fronteggiare l’emergenza sanitaria che ormai da anni, a causa delle emissioni dell’ILVA, attanaglia la città di Taranto. Il 24 novembre scorso infatti, l’apposita deroga nella manovra, promossa dal sottosegretario Claudio De Vincenti – preso atto del 26% di ricoveri in più tra i minori fino a 14 anni per patologie respiratorie nei quartieri più prossimi allo stabilimento – e con l’”imprimatur” dello stesso ministro Lorenzin, era stata sottoposta alla Commissione Bilancio della camera, presieduta dall’onorevole Francesco Boccia (in quota PD), ove però è stata stralciata – mentre così non è stato per i 59,4 milioni stanziati per la Ryder Cup di golf, da tenersi a Roma nell’anno 2022 -. Il sottosegretario De Vincenti si è subito affrettato a rassicurare che tali stanziamenti saranno recuperati nell’ulteriore passaggio al Senato – già, dirà l’uomo della strada, proprio quella “navetta” tra le due Camere che si vuole abolire perché fa perdere tempo… – e lanciando strali contro la polemica che ne è nata, visto che il tutto sarebbe causato dalla “più totale inadeguatezza del servizio sanitario pugliese”.

Senonché Boccia lo ha smentito, affermando come tali affermazioni siano in contraddizione con quanto dichiarato dal ministro Lorenzin in persona, che avrebbe lodato la sanità pugliese definendola assolutamente adeguata a ricevere e a investire al meglio tali somme. Tale incresciosa vicenda ha fatto naturalmente infuriare il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano (PD), che oltre a ribadire come la stessa sopravvivenza dell’ILVA – finora a colpi di decreti legge – e i soldi per l’emergenza sanitaria dipendano dal Governo senza che la Regione possa granché influire (e sarà probabilmente ancor più così se sarà approvata la riforma costituzionale) annuncia che aderirà al sit-in che si terrà sotto Palazzo Chigi il 3 dicembre, alla vigilia del referendum, organizzato dall’associazione “Genitori Tarantini”. Massimo Castellana, rappresentante di quest’ultima, ha indirettamente risposto anche al Sottosegretario per l’Economia Calenda – il quale ammoniva a non fare confusione tra un fondo specifico di 60 milioni, non destinabile ad un’emergenza così “locale”, e le ingenti somme che il Governo ha comunque speso e spenderà per Taranto – precisando come la città aspetti da vent’anni ormai un adeguamento del proprio ospedale “San Cataldo” per affrontare il problema ILVA, ma a tutt’oggi nulla abbia ricevuto.

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Nel frattempo il segretario cittadino del PD, Costanzo Carrieri, ha minacciato di sospendere le iniziative a favore del “Sì”: il che la dice lunga sulla tensione interna al partito, sulla strumentalizzazione di vite umane per l’ottenimento di un risultato elettorale. Per meglio dire, se uno fosse convinto della validità di una riforma così importante, certo non sarebbe quest’episodio – pur gravissimo – a fargli cambiare idea; evidentemente però, questa maggioranza fa del mercanteggiare il voto una prassi politica, alla faccia delle velleità “rottamatorie”. Se qualcuno avesse mai voluto pretendere un’ammissione di responsabilità da parte del Governo, ebbene, è stato smentito, in quanto, nella conferenza stampa del 28 novembre scorso, Renzi ha dato la colpa a Boccia di aver ritenuto inammissibile l’emendamento su Taranto e dunque di averlo cassato. L’onorevole Francesco Boccia però non ci sta a restare con la paglietta corta in mano, e spiega che, se da un lato in prima battuta l’emendamento in questione era stato bocciato perché “localistico” e dunque contrario alle nuove norme sul bilancio (insieme ad altri 2000 emendamenti, alcuni dei quali anch’essi governativi, in coda ad un progetto di legge di bilancio di ben 140 articoli: ne deduca ciò che vuole il lettore in punto di sciatteria e pressappochismo del legislatore), dall’altro non si è pensato a recuperarlo con proposta e nuova riformulazione da parte del relatore, col benestare del Governo.

Se tale riproposizione è avvenuta per i fondi per la Coppa del Mondo di Sci di Cortina o per il Centro Meteorologico Europeo di Bologna, i malati di Taranto non hanno avuto la stessa fortuna; e ciò, continua Boccia, per una precisa scelta politica da parte della Presidenza del Consiglio, peraltro niente affatto motivata. A detta di Boccia, esisterebbero numerosi SMS sul suo cellulare intercorsi tra lui e Palazzo Chigi, che dimostrerebbero inequivocabilmente la volontà di lasciar cadere l’emendamento da parte governativa, nonostante il benestare anche del Ministero dell’Economia e delle Finanze, benché il Presidente della Commissione Bilancio si dica piuttosto sconcertato a doverli mostrare, mentre sarebbe il Presidente del Consiglio a dover riconoscere serenamente una propria scelta politica, e se del caso a riconoscere l’errore. La versione di Boccia peraltro coincide con quella del relatore dell’emendamento in questione, l’on. Mario Guerra (PD), che ha confermato come il parere contrario alla riproposizione della disposizione sui fondi per Taranto venisse proprio dal Governo (per esclusione Palazzo Chigi, se è vero che Padoan e la Lorenzin nulla avevano da eccepire) per non meglio precisate questioni di “copertura”. Peraltro, con le sue dichiarazioni Renzi smentisce pure De Vincenti, che aveva dato la colpa – poco credibilmente, come si è accennato – all’inadeguata sanità pugliese; e ammonisce Emiliano a d adottare forme di protesta improntate a maggiore “sobrietà” (parola tanto cara al suo mentore Romano Prodi, che per inciso, ha annunciato anch’egli il suo sostegno al “Sì”).

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Ilva, Renzi: “Stop a emendamento? Governo non c’entra”. Boccia: “Non è vero”

Insomma, un fondo di 50 milioni di euro in ultima analisi a favore di bambini e ragazzi vittime dell’inquinamento di un’azienda tenuta aperta da decreti e proroghe governative, nonostante tutti lo considerino in maniera bipartisan una priorità, almeno per il momento sparisce dal bilancio dello Stato, senza che vi sia una spiegazione plausibile. O meglio, i soliti malpensanti, specie tra i deputati pugliesi, una spiegazione possibile la ravvisano: si tratterebbe di una vendetta di Renzi nei confronti di Emiliano, schierato per il “No”, e che già aveva preso una posizione antigovernativa circa il c.d. “referendum sulle trivelle” dell’aprile scorso; o potrebbe addirittura (ma si spera che così non sia) trattarsi di una misura ricattatoria nei confronti dei tarantini, incentivandoli a votare “Sì” e subordinando magari all’approvazione della riforma lo stanziamento dei 50 milioni. Del resto, si è visto come il Sud sarà decisivo per l’esito del referendum costituzionale, essendo ad un tempo il meno favorevole al “Sì” e la parte d’Italia con il maggior numero di indecisi[: ma la mossa di Renzi potrebbe in tal caso anche essere controproducente e suscitare l’indignazione dell’elettore meridionale.

Ciò che rattrista è però vedere il solito premier che non si assume mai responsabilità politiche di sorta, ma anzi le scarica sugli altri, che non è mai di parola, come del resto non lo fu ai tempi dello “stai sereno” con Letta, o con Berlusconi ai tempi del c.d. Patto del Nazareno. Con il particolare non da poco che stavolta si comporta in tal maniera sulla pelle dei tarantini, a cui è stata imposta a suo tempo un’azienda che doveva dare lavoro ma ha portato col tempo un aumento di patologie respiratorie anche oncologiche del 25% (mentre adesso la disoccupazione è comunque del 50%, essendo l’azienda tenuta in vita artificialmente), inibendo al contempo l’esercizio di una qualsiasi attività agricola, pastorale o ittica nel raggio di 20 chilometri dallo stabilimento ILVA. Ancor più rattrista pensare che ancora una volta il Meridione (come è sempre avvenuto da Garibaldi in poi) è trattato da Renzi come la “vacca” da cui mungere voti, come l’elettorato a cui promettere l’irrealizzabile o se del caso ricattare per poi lasciarlo invece nelle stesse condizioni di prima, se non peggiori, magari con il conto (questa volta assai salato: 50 milioni) da pagare, ottenuto ciò che si voleva. Su tutto questo noi tutti dovremmo forse riflettere bene, prima di votare domenica.