Numerosi neo-positivisti si dichiarano consapevoli di vivere nella ben nota “era digitale”, un’epoca dunque caratterizzata dalla diffusione capillare delle notizie, nonché un pluralismo di media e fonti del sapere giornalistico, favorito dal preesistente ruolo della televisione, ma principalmente dalle proporzioni illimitate (e meno controllabili) della dimensione del web, in qualche modo definita più libera. Non è certamente falso affermare ciò, dal momento che, senza l’avvento di Internet, molti utenti avrebbero esclusivamente avuto accesso a fonti ufficiali e televisive, mai quanto in tempi odierni propensa a diffondere una versione unilaterale e assai poco imparziale dei fatti. Tuttavia, in Italia come in altri Paesi, la disinformazione e l’opacità comunicativa sono all’ordine del giorno. La stessa Rai, nei notiziari quotidiani, fornisce quadri ambigui e per nulla chiari inerenti ai fatti di politica estera: si guardi soprattutto alla vicenda siriana, dove una semplicistica contrapposizione dialettica fra “buono” e “cattivo” ha invaso gli schermi televisivi, sostituendola a un’analisi complessiva e accurata delle dinamiche geopolitiche internazionali. E’ così che l’Occidente viene presentato al popolo quale paladino della “democrazia”, contro il democraticamente eletto Assad che, per chissà quale ragione, (economica), è investito del titolo di “tiranno” o “dittatore”. Davanti a tanta indignazione mediatica italiana, Damasco intanto subisce, con il solo e unico sostegno del Cremlino, le crudeltà di un nemico ben peggiore: lo Stato Islamico.

Questa strategia di manipolazione è valida anche per i fatti di cronaca nazionale, dove le notizie dei telegiornali di Stato, inerenti alla corruzione della classe dirigente, scoraggiano gli individui nell’essere parte dell’ attivismo politico, come ad usufruire del voto, ove non è tanto importante la scelta di uno schieramento politico, quanto l’esercizio del diritto al voto stesso: è possibile votare scheda bianca o nel seggio dichiarare che, in qualità di elettori, non ci si senta rappresentati da alcuna forza politica e relativi rappresentanti. E’ infatti sempre più comune l’utilizzo popolare della formula “tanto non cambia nulla”, finalizzata alla giustificazione individuale dell’astensionismo, la quale rappresenta pur sempre una rinuncia indiretta alla sovranità democratica.

In taluni casi, invece, il potere mediatico è esercitato per eliminare scomodi avversari politici. E’ il caso di Mafia Capitale, dove il sindaco Ignazio Marino, osteggiato da non pochi personaggi, è stato oggetto di pesanti attacchi istituzionali, provenienti principalmente dall’ala renziana del Partito Democratico, intenzionata a scegliere, alla guida di Roma, un cane da guardia più fedele. Marino, il quale sicuramente non è esente da responsabilità penali nella vicenda, non era tuttavia l’unico indagato, dal momento che la giunta dello stesso sindaco ha dimostrato di essere coinvolta in giri d’affari ben peggiori. Nel caso in questione, si è nuovamente ricorsi a categorie semplicistiche, ma facilmente assimilabili da un’opinione pubblica debole e facilmente plasmabile. Attraverso questa modalità, ecco che nuovamente il “bene” e il “male” si contrappongono, per cui Renzi appare come l’angelo rottamatore e politically correct, il quale si assume l’ “eroico” incarico di ripulire Roma dai demoni cattivi del malaffare, ponendovi al loro posto il “Messia” Orfini.

Di fronte a questi esempi di subdola disinformazione, l’esistenza di una poderosa rete di contro-informazione, votata al principio di una pura verità giornalistica, non può che suscitare un sospiro di sollievo. Missione, questa, condivisa e portata avanti dallo stesso Intellettuale Dissidente, come del resto blog e pagine fb quali Informazione Libera, agenzie della comunicazione quali Sputniknews ecc.. Ciò, ovviamente, non esclude la possibilità che innumerevoli strumenti di disinformazione siano presenti anche nel mondo del web, ove congetture complottistiche e ipotesi poco credibili regnano in non pochi spazi virtuali. Da premesse così negative, (tuttavia non catastrofiche), le conseguenze facilmente deducibili consistono nella necessità di contrastare l’anti-cultura attraverso il vaccino della cultura, dunque della reale informazione. Un compito, questo, tutt’altro che facile, cui si approccia inevitabilmente e necessariamente chi svolge il ruolo del comunicatore: la differenza sostanziale fra informazione e mistificazione, risiede dunque nelle intenzioni di coloro che trasmettono il sapere, nonché i fatti.