È notizia di questi giorni, annunciata dal governo con gran tripudio, che habemus tesorettum. 1,6 miliardi di euro sarebbero nelle casse dello Stato pronti ad essere investiti. Il suffisso –etto rende giustizia alla cifra disponibile, considerati tutti gli interventi possibili, ma è meglio di niente. Cosa potrebbe fare il Governo con questi fondi? Partiamo da una constatazione preliminare: l’Italia è gravata dal patto di bilancio europeo, che non potrà mai onorare (come del resto gli altri stati), ma che pone dei vincoli insostenibili. Certo, 1,6 miliardi di euro non aiuterebbero molto, tuttavia c’è il timore che potrebbero essere votati a tale causa persa in partenza. Ipotesi remota, visto che nessuno crede alle clausole di questo patto. Andiamo avanti, come potrebbero essere investititi questi fondi, anche nell’ottica di correggere le storture dei precedenti interventi?

Matteo Salvini chiede a gran voce che questi soldi vengano spesi per gli esodati, pena un incursione vichinga della Lega a Palazzo Chigi. Apparte i toni folcloristici, il tema degli esodati andrebbe risolto perché ormai si trascina da troppo tempo e perché queste sono delle vittime dello Stato. Non hanno certo colpa per quanto è accaduto loro. In alternativa, volendo nascondere sotto il tappeto questo problema, si pensa a dei bonus fiscali per le fasce non coperte dai mitici 80 euro, con particolare riguardo a chi percepisce sotto gli 8000 euro o alle altre categorie lavorative. Si possono pensare piani per le famiglie in difficoltà, ampliamenti dei sussidi e degli ammortizzatori sociali esistenti. Tutti questi provvedimenti sarebbero legittimi e porterebbero beneficio. È con il cuore dolente che si dovrebbe fare una scelta simile, di fronte allo stato di assoluta necessità. Ci sono moltissime forme di aiuto ai più bisognosi, sperando che questi fondi non finiscano in qualche gorgo politico, risucchiati da qualche potere forte.

Fermo restando che un aiuto alle classi più disagiate sarebbe provvidenziale (anche se sarebbe alla stregua di un’elemosina, considerato quanto poco si sia fatto fino ad ora), proviamo a immaginare qualche altro progetto che guardi veramente al futuro e non solo alla correzione delle proprie mancanze. Garanzia Giovani è stato un fallimento del Governo e questo viene denunciato da più parti. Perché non si cerca di sistemare quel progetto fallito proprio per l’incapacità italiana? Per dare un’opportunità in più ai giovani che cercano lavoro, per mettere a tacere tutti quelli che dall’Italia vorrebbero scappare. Non certo con qualche riforma del lavoro che condanna all’assenza di diritti. Questo mondo ha fatto appassire nei giovani lo stimolo salutare dell’utopia, del pensare un futuro diverso, ma di più: li si loda pure quando mostrano la “maturità” di accantonare ogni illusoria prospettiva per il futuro per abbracciare il realismo del presente. La rassegnazione è diventata una virtù! Questo è il grande fallimento dell’Italia, non ci vuole un genio per capirlo. Questo interessa l’identità che ci vogliamo costruire, ma riguarda in primo luogo le opportunità e i semi che possiamo piantare. Non è la falsa retorica del nuovismo che parla (si è visto come questo diventi rigido proprio nel caso del premier), ma la volontà di riscattare questa generazione troppo colpita.