Geopolitica, conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni, disobbedienza civile. Dietro alla protesta che ha bloccato l’inizio dei lavori nel cantiere della campagna pugliese di San Foca c’è una vicenda intricata, che riguarda la comunità locale ma tocca gli interessi nazionali con ricadute sugli equilibri geopolitici mondiali. Una vicenda che si apre nel 2013 quando il progetto Nabucco, gasdotto su cui l’UE aveva puntato per ostacolare la strategia energetica russa, viene rottamato dal consorzio Shah Deniz, gestore dell’omonimo giacimento di gas in Azerbaijan. Al suo posto, il consorzio sceglie il progetto TAP (Trans-Adriatic Pipeline) per la realizzazione dell’infrastruttura destinata a rifornire direttamente l’Europa dell’oro azzurro proveniente dal Caspio. Selezionato per coprire il percorso dello strategico Corridoio Meridionale, il TAP, dunque, ha un’importanza prioritaria per l’Unione Europea che lo ha fortemente voluto trasmettendogli il ruolo di flag project un tempo attribuito allo “sconfitto” Nabucco. Del Nabucco, il Tap conserva lo scopo di diversificare l’approvvigionamento di gas nel mercato continentale e, di conseguenza, presenta la stessa impostazione non particolarmente benevola verso il Cremlino. Non a caso, Bruxelles ha designato il Tap come “Progetto di Interesse Comune”, riconoscimento che costituisce il più importante sostegno politico da parte dell’istituzione sovranazionale, ed il Commissario per l’Energia Gunther Oettinger ha presenziato alla firma ufficiale dell’accordo con il consorzio Shah Deniz.

In rosso la rotta del TAP

In rosso la rotta del TAP

Un progetto strategico per la governance di Bruxelles a cui hanno dimostrato, naturalmente, di tenere anche gli ultimi esecutivi italiani dal momento che il Belpaese, insieme alla Grecia e all’Albania, sarà uno dei terminali. Difatti, il 13 febbraio 2013 i rispettivi governi dei tre paesi coinvolti direttamente dalla costruzione dell’infrastruttura hanno siglato un accordo intergovernativo trilaterale di supporto al Tap. Il punto di approdo del gasdotto su suolo italiano è stato individuato sulle coste della Puglia meridionale, tra San Foca e Melendugno, in provincia di Lecce. Le operazioni, però, rendono necessario lo spostamento di circa 1900 alberi di ulivo dai 32 ettari di terreni che costituiscono l’area individuata per costruire un tunnel interrato di circa 9 km destinato a collegare il punto di approdo sulla spiaggia di San Foca al Terminale di Ricezione nel comune di Melendugno. Contro l’espianto dei primi 211 ulivi nei giorni scorsi si sono opposti fisicamente gli attivisti dei comitati locali ma anche 15 sindaci salentini con tanto di fascia tricolore, appoggiati dal Presidente della Regione Michele Emiliano che in un post di risposta su Facebook ha scritto che:

“L’attività di espianto è illegale come ho detto più volte. Ma le Forze dell’Ordine su disposizione del Governo non intervengono. Abbiamo denunciato alla Procura della Repubblica i fatti e i magistrati sono gli unici ad avere il potere di fermare l’abbattimento.”

I sindaci di vari comuni pugliesi uniti nella battaglia contro il Tap

I sindaci di vari comuni pugliesi uniti nella battaglia contro il Tap

Sullo sfondo un braccio di ferro tra il governo, che prima tramite il Ministero dell’Ambiente e poi quello dello Sviluppo Economico ha concesso l’autorizzazione all’eradicazione degli ulivi e alla realizzazione dell’impianto, e la regione, che ritiene di esser stata scavalcata nell’esercizio delle proprie prerogative dall’esecutivo ed è arrivata a fare ricorso alla Corte Costituzionale.

Emiliano non è contrario alla costruzione del gasdotto nella regione che amministra, ma sostiene con forza la necessità di un suo spostamento più a nord, nell’area brindisina per facilitare un suo allacciamento alla dorsale Snam e preservare l’habitat naturale della zona di Melendugno, che vive soprattutto di turismo, pesca ed olivicoltura, da possibili danni ambientali.

Il mare salentino di Melendugno

Il mare salentino di Melendugno

La protesta ha raggiunto un risultato parziale con la sospensione temporanea dei lavori. Dal canto suo, il consorzio Tap rivendica il decreto di compatibilità ambientale firmato dal Ministero competente e sottolinea che gli ulivi subiranno un trasferimento soltanto temporaneo, saranno trasferiti in una zona di stoccaggio sotto la supervisione di un agronomo esperto e nel rispetto delle pratiche agronomiche. La paura degli attivisti, però, è che molti di quegli alberi potrebbero non sopravvivere perché nel sito di stoccaggio si troverebbero a poca distanza l’uno con l’altro e senza copertura come sembrerebbe emergere da un video girato dalla senatrice 5S Daniela Donno. C’è però un precedente recente proprio a pochi km da San Foca, sempre nel Salento: nel 2015 Aquedotto Pugliese (AQP) ha spostato 2500 ulivi per la messa in opera della condotta del Sinni (circa 35 km) per poi ripiantarli a lavori ultimati lasciando immutato il paesaggio.