Gianni Barbacetto, nel suo pungente ma arguto articolo sul “Fatto Quotidiano” di ieri[1], si domanda -in effetti con delle sensate argomentazioni- come mai, a fronte della precoce crisi politica che ha coinvolto la neoeletta giunta comunale romana presieduta da Virginia Raggi, e alla quale ampio risalto si è dato sulla nota troika dei più venduti quotidiani nazionali, solo la testata dove egli scrive si sia occupata della figura del meneghino sindaco-manager, eletto -seppur da indipendente- con i voti del PD.

Già prima di essere eletto, il 29 luglio 2015, ancora a capo di Expo Milano 2015, manifestazione che tanta parte ha occupato nel dibattito pubblico degli ultimi cinque anni (prima ancora che si mettesse mano agli scavi delle fondamenta dei padiglioni, e che in effetti all’apertura del primo maggio 2015 risultavano ancora incompiuti[2]), il Nostro veniva indagato per abuso d’ufficio, sospettato di aver concesso senza gara, “con affidamento diretto” e a “condizioni economiche particolarmente vantaggiose“, la gestione di due ristoranti dell’area fieristica ove si svolgeva la manifestazione a Oscar Farinetti, patron di “Eataly” e considerato imprenditore “amico” di Matteo Renzi.

Tuttavia, su richiesta dello stesso PM, il GIP archiviava l’indagine in quanto sarebbe rientrato “pienamente nella discrezionalità amministrativa” del commissario inserire l’appalto a Eataly tra quelli assegnabili senza gara. Inoltre non sarebbe stato perseguibile l’abuso d’ufficio perché non sarebbero emersi “motivi sotterranei che hanno portato alla scelta” di Eataly, e l’unica ragione che avrebbe indotto Sala a cercare la partnership con Eataly sarebbe dunque stata “la buona riuscita di Expo[3].

In effetti, vista anche la rapidità della vicenda (sei mesi, essendo il provvedimento del GIP del gennaio 2016), l’uomo della strada potrebbe -anche facendo un paragone con l’iter di altre e note vicende giudiziarie della recente storia italiana- domandarsi con Luca Fazzo del “Giornale” se l’archiviazione per tale inchiesta rientri nella “sensibilità istituzionale” di cui Matteo Renzi ebbe pubblicamente a ringraziare la Procura di Milano[4].

Ancora in corso la vicenda che vede il sindaco di Milano indagato -su esposto dell’ex vicesindaco di Milano Riccardo De Corato del 26 aprile 2015- per aver firmato, nel febbraio 2015, un’autocertificazione in cui “dimentica” di segnalare, tra le sue proprietà e attività economiche, una casa in Svizzera, un’immobiliare in Romania e una società in Italia (“Kenergy”). Dunque, la Procura potrebbe o ipotizzare il reato di falso in autocertificazione di cui all’art. 74 del Testo unico in materia di documentazione amministrativa (DPR 445/2000), che prevede pene fino a 2 anni di reclusione, o chiedere l’archiviazione del reato e di derubricarlo a illecito amministrativo, con trasmissione degli atti al Prefetto di Milano per l’irrogazione della sanzione: in tutti e due i casi bisogna convenire che non è un buon inizio per il sindaco di una metropoli europea.

Curioso notare però come La Repubblica, forse attraverso non meglio specificate fonti interne alla Procura -che evidentemente il Codice Penale dispone di dover assegnare a ciascuna testata giornalistica importante, secondo questi signori- già in data 24 giugno si diceva certa dell’archiviazione del fascicolo in discorso[5]: a tutt’oggi però di tale provvedimento di archiviazione non si ha notizia alcuna.

Stridente il contrasto con le vicende romane, ove -sebbene al momento il sindaco non sembri essere indagato per alcun reato- la stampa fa invece un gran chiasso e invoca dimissioni a gran voce (magari anche con qualche fondamento nel merito, è possibile…), dando ampio spazio anche alle opinioni dello sconfitto Giachetti, “compagno” di partito del “sindaco alieno” Ignazio Marino, come ricorderà il lettore.

Più recente, per tornare in terra lombarda, la polemica sulla nomina dell’Avv. Mario Vanni (nessuna parentela con l’omonimo postino di San Casciano in Valdipesa), nominato da Sala capo di gabinetto –sic– pur se non dirigente, in spregio al disposto della Legge Madia: il sindaco è costretto ad affiancargli il suo predecessore, bandendo nel frattempo il 7 luglio u.s. una gara (termine scadenza di presentazione domande il 18 luglio successivo) e, sarà un caso, la gara la vince proprio il Vanni. Ma dal PD dicono che tutto va bene, tutto è in regola, chi sospetta sarà evidentemente un gufo.

Ma c’è di più: il sindaco non esita a nominare segretario comunale tale Antonella Petrocelli, imputata per reati contro la P.A., a cui deve perciò ritirare la nomina, dopo ben cinque giorni di onorato servizio. La donna aveva ricevuto un avviso di garanzia per turbativa d’asta -ed è stata infatti poi rinviata a giudizio con rito immediato per il 24 novembre prossimo- per aver conferito gli incarichi per la progettazione della terza variante, considerata illegittima, del “piccolo Mose comasco” quando era segretario comunale nella città lariana, nel 2014.

Evidentemente, qualche sospetto il Comune di Milano lo aveva, se nella nomina aveva fatto inserire l’inconsueta formula “L’incarico sarà interrotto immediatamente nel caso in cui l’autorità giudiziaria adotti provvedimenti ulteriori, quali la richiesta di rinvio a giudizio o altro atto da cui risulti l’esistenza di fondati indizi a carico dell’interessata”. E così è puntualmente avvenuto, tuttavia il Comune ha precisato, con comunicato stampa del 15 luglio scorso, che la nomina della Petrocelli era avvenuta “nella consapevolezza che Antonella Petrocelli è stata destinataria di un’informazione di garanzia nell’ambito delle indagini relative al conferimento di alcuni incarichi per la variazione della progettazione delle paratie del lungo lago di Como. Nella consapevolezza che l’informazione di garanzia persegue la finalità di assicurare il diritto di difesa e non implica alcuna affermazione sulla responsabilità del destinatario, il Sindaco informa che interromperà immediatamente l’incarico nel caso in cui l’autorità giudiziaria adotti provvedimenti ulteriori”.

Dunque, ancora una volta, va tutto benissimo: perché scegliere una persona non indagata? Molto meglio nominarne una per cinque giorni, il garantismo prima di tutto (si notano evidenti influenze berlusconiane), non ha importanza se poi dovremo rifare tutto da capo in barba a ogni principio generale di buon andamento della Pubblica Amministrazione.

Certo, negli ultimi fatti in discorso non sembra riscontrarsi alcun fatto di reato. Si ravvisa però, nell’operato di Sala come sindaco e come commissario, un managerismo, una cultura del fare un po’ superficiale che genera un certo qual spregio della regola scritta (un Principio del Capo molto superficiale sia chiaro, che pare esulare dalla fase di studio dei reali problemi e delle responsabilità in nome di un efficientismo che sconfina nell’approssimazione) che ne ha fatto il candidato ideale di Renzi e che ha probabilmente vellicato una parte anche dell’elettorato di centrodestra milanese.

Certo non sarà L’Unità a perdere il sonno per eviscerare tali tematiche, ma a ben vedere non si tratta solo di onestà o meno del nostro. Non che essere onesti non sia importante, semplicemente non sembra sufficiente fare di ciò la parola d’ordine unica di un programma politico. E’ ben lecito e anzi doveroso domandarsi che fine faranno i padiglioni della fiera di Rho una volta finito Expo (ad oggi non è troppo chiaro), come mai i costi della manifestazione sono lievitati, perché i padiglioni non sono stati consegnati in tempo, se i ragazzi assunti con contratto di somministrazione per ivi lavorare sono stati pagati e come.

E’ però forse anche il caso di chiedersi perché una manifestazione che aveva come slogan “Nutrire il mondo” aveva come sponsor ufficiali con tanto di padiglione la Coca Cola (nota onlus benefica e antiglobalizzazione), e senza padiglione la Charitas cattolica in strano accostamento con i paramassonici Lions Club, e perché si è criticata aspramente in quella sede la Cina che compra terre in Africa ma di ciò che colà fanno le multinazionali a stelle e strisce si è pressoché taciuto (magari erano tra gli sponsor).

Insomma, a tale fortino eretto a difesa del potere costituito non basta contrapporre ciò che ha immediata rilevanza penale ma anche una Weltanschauung profondamente differente, di cui l’onestà sia un fondamentale ma non unico pilastro. Così dovrebbe avere forse il coraggio di comportarsi il M5S, magari evitando di appiattirsi sulle posizioni del PD su grandi temi quali immigrazione, bioetica e “diritti civili”, e assumendo una posizione chiara sull’Euro.

In altre parole, a Sala che sponsorizza il Milano Pride, non può contrapporsi la Raggi che propone garibaldinamente l’ICI sulle proprietà religiose di Roma (al netto dell’antipatia che certi singoli prelati o anche lo stesso Bergoglio possano suscitare): due solventi non coagulano niente. Se il M5S davvero scegliesse una strada di opposta visione del mondo rispetto al PD, nemmeno potrebbe più dolersi di essere oscurato dagli organi di stampa; poiché se l’onestà e la disonestà si possono sminuire o amplificare a piacere, una tale visione ci si dovrebbe per forza esporsi a combatterla a viso aperto.

 

 

[1] “Non solo cinque stelle, tutti i guai del sindaco di Milano”, G. Barbacetto, “Il Fatto Quotidiano”, 7 settembre 2016.

[2] “Expo, il padiglione Italia non sarà finito per il primo maggio: inaugurazione senza Mattarella”, “La Repubblica”, Cronaca di Milano, 28 marzo 2015.

[3] “Expo, il gip archivia Sala per l’appalto a Eataly”, C. Sarra, “Il Giornale”, 19 gennaio 2016.

[4] “Gli strani riguardi dei PM milanesi per il commissario”, L. Fazzo, “Il Giornale”, 21 gennaio 2016.

[5] “Milano, Sala indagato per la casa in Engadina: la Procura chiederà l’archiviazione per il sindaco”, O. Liso ed E. Randacio, “La Repubblica”, Cronaca di Milano, 24 giugno 2016.