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Qualcuno ogni tanto lo diceva “chissà quanto reggerà il vecchio”. Parole pronunciate timidamente, con timore, che presagivano lo smarrimento che oggi ci troviamo ad affrontare. Aveva poco meno di 93 anni dopotutto. E però quando muore un Giovanni Sartori ci si sente sempre piuttosto smarriti. E sì perché quando ti trovi a dover, a voler, commentare il mondo e quanto accade, nell’infinita complessità delle vicende umane, di tanto in tanto, hai bisogno di un’addrizzata. Ti puoi barcamenare, cerchi di orientarti e di mantenere il filo logico dei tuoi ragionamenti nel loro complesso, ma capita che ti perdi e hai bisogno di aggrapparti ad una chiave di lettura.

Ecco, questo era Giovanni Sartori: una visione chiara, lucida, tagliente, inevitabilmente scomoda, delle cose. 

Chiunque nella propria vita si trovi a frequentare una Facoltà di Scienze Politiche per forza di cose incontrerà le idee, gli studi e la lettura di questo gigante della Scienza politica italiana e mondiale. Con tanta nostalgia si ricordano le lunghe discussioni con gli amici, con i colleghi, e quando qualcuno, in contrapposizione alla tua visione e a sostegno della propria posizione, diceva “lo scrive anche Sartori” allora un dubbio ti doveva venire per forza perché se lo affermava Sartori, allora era così.

Omaggio a Giovanni Sartori in occasione del XXVIII Convegno SISP Perugia 2014

Ha scritto tantissimo e i suoi studi rappresentano la base per chiunque voglia approcciarsi allo studio della politica: la teoria dei sistemi di partito di Sartori è semplicemente perfetta. Ingegneria costituzionale comparata, Democrazia: cosa è, Elementi di teoria politica: questa è roba che devi aver letto per forza, altrimenti lascia perdere. Aveva dei lineamenti decisi e quando iniziava a parlare inevitabilmente calava un silenzio colmo di autorevolezza: ci voleva stomaco a contraddire Sartori. Poi c’è anche il fatto che probabilmente non vedeva di buon occhio gli idioti, e lo dimostrava con la sua capacità più unica che rara di smontare un approccio sciocco in due battute, mettendolo completamente a nudo e palesandone la risibilità. Era efficace Giovanni Sartori e un grande comunicatore. Aveva una penna fine e chi lo ammirava, ogni volta che prendeva in mano il Corriere della Sera, guardava subito a sinistra, la colonna dell’editoriale, nella speranza di cogliervi la sua firma: Giovanni Sartori. È stato un grande maestro e Gianfranco Pasquino, Professore emerito di Scienza Politica a Bologna, ieri ci raccontava:

«Una quindicina di anni fa, Sartori rilasciò un’intervista al Corriere della Sera nella quale si vantava del successo dei suoi quattro allievi affermando che in qualche modo il suo insegnamento di Scienza politica era positivamente responsabile di quel successo. Diventati tutt’e quattro parlamentari (Pasquino, Passigli, Fisichella e Urbani) e i due ultimi addirittura ministri nel primo governo Berlusconi, per partiti diversi (rispettivamente, Sinistra Indipendente, PDS, Alleanza Nazionale e Forza Italia), quei (“magnifici”) quattro erano anche la prova vivente del suo pluralismo, della sua apertura ad accettare posizioni e convinzioni politiche diverse, del suo fermo, severo, inappuntabile liberalismo. Dei quattro io ero quello più a sinistra. Arrivato a Firenze nel dicembre 1967 dopo essermi laureato con Norberto Bobbio, la mia cultura politica era allora, ed è rimasta senza tentennamenti e smarrimenti, azionista, rigorosamente tale. Inevitabilmente, in non poche occasioni, le nostre differenze di opinione, anche sulle scelte dei temi di ricerca e sugli articoli sottoposti alla Rivista Italiana di Scienza Politica, diventavano scontri, che non portavamo mai in pubblico e nei quali, naturalmente, il suo parere finiva per prevalere».

Gianfranco Pasquino (a sinistra) col maestro Giovanni Sartori

Gianfranco Pasquino (a sinistra) col maestro Giovanni Sartori

Molti in questi giorni lo stanno definendo un “polemista”, forse lo era, ma magari è necessario solo ricordare come Sartori dicesse semplicemente quello che pensava, con la massima onestà intellettuale che si possa immaginare. Ovvio che fosse critico con tutti: trovare qualcuno, soprattutto nel mondo politico attuale, provvisto della stessa onestà e dello stesso acume, al punto da conquistarne l’apprezzamento, probabilmente era più impossibile che improbabile. La sua lucidità gli ha permesso di prevedere e delineare fenomeni sociali di immensa drammaticità. Sartori ha descritto in tempi non sospetti, con rara capacità di analisi del suo contemporaneo, l’emergere dell’uomo “vedente”. Lo sviluppo della televisione e l’incredibile impatto che essa dimostrava nella capacità di orientare l’opinione pubblica, spinse Sartori a giungere alla conclusione secondo cui l’uomo non fosse più orientato al pensiero, all’elaborazione dell’invisibile, bensì fosse strettamente relegato alla dimensione dell’immediatamente percettibile, del visibile. Le conseguenze di un fenomeno di questo tipo, la cui esistenza pare ormai evidente anche al più cretino, sono devastanti: da un lato un uomo incapace di pensare, di distinguere il bello dal sublime; dall’altro la feroce standardizzazione dell’apparenza “corretta”, con i suoi spietati canoni estetici, alla quale necessariamente ci si deve uniformare per evitare la stigmatizzazione idiota da parte della massa ottusa.

Il giudizio di Sartori sui politici è sempre stato piuttosto schietto è tagliente. Berlusconi non è stato un’eccezione

Sartori ha insistito molto anche su un altro aspetto delle nostre attuali vicende ed è quello relativo al sovraffollamento globale: siamo troppi e in costante crescita, soprattutto in relazione alla finitezza dello spazio a disposizione e delle risorse in esso reperibili. Già si cominciano a sentire gli effetti del problema, con sempre maggior concretezza, eppure è assai probabile che la questione nei prossimi anni, magari decenni, acquisirà una portata tale da divenire semplicemente ingestibile, forse letale.

Secondo Sartori, Renzi sarebbe un imbroglione aggressivo. Era per il “no” il 4 dicembre scorso.

Giovanni Sartori è stato un vero intellettuale dissidente, un liberale dissidente, autenticamente tale. Ancora Pasquino:

«Nel 1970 mi invitò a insegnare il corso di “Storia e Istituzioni dei paesi latini-americani” con il tacito accordo che avrei in effetti insegnato “Teoria e Politica dello Sviluppo”. Il corso e relativo seminario dell’anno accademico 1973-74 furono inevitabilmente e deliberatamente da me dedicati al tema “Militari e Politica” con particolare riferimento ai governi militari in Argentina, Brasile, Perù e, ovviamente, Cile (settembre 1973 sanguinoso intervento di Pinochet contro l’Unidad Popular di Salvador Allende). A chiusura del corso, fine maggio 1974, organizzai in un’aula di Via Laura 48, un piccolo, ma affollatissimo, convegno, presidiato dalla polizia, sotto l’occhio vigile del mitico bidello Alfio, con alcuni esuli cileni, due dei quali sarebbero diventati ministri con la Presidenza di Patricio Aylwin nel 1989. Terrorizzato da possibili incidenti, l’allora Preside della Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Luciano Cavalli, scrisse a Sartori, allora Visiting Professor a Yale, di fermarmi, per carità. La risposta di Sartori, che, lo ricordo, aveva scritto editoriali durissimi contro il governo di Unidad Popular sul Corriere della Sera, fu lapidaria:

“Se Pasquino se ne assume la responsabilità proceda”.

La risposta più autenticamente liberale. Non la pensava affatto come me, ma accettò che se ne discutesse liberamente».

Il 4 aprile 2017 è morto Giovanni Sartori, il più grande politologo di tutti i tempi.

Il giudizio di Sartori è stato severo anche su Beppe Grillo