L’infelice uscita di martedì scorso dell’ambasciatore americano a Roma John Phillips, il quale si è sentito in diritto di invitare gli italiani a votare Sì al referendum costituzionale, affermando che la vittoria del No “sarebbe un passo indietro” per l’Italia, ha suscitato com’era da aspettarsi un vespaio infinito di polemiche. Un improvviso e redivivo patriottismo ha infiammato la Penisola e, trasversalmente, tutte le forze politiche del Paese. Un coro di proteste si è levato unanime da parte di tutti i nostri politici, tra accuse di neocolonialismo americano e strali antimperialisti.  Perfino il Capo dello Stato Mattarella si è sentito in dovere – toltosi le ragnatele di dosso e data una solenne spolverata al suo grigio completo – di pronunciarsi sull’increscioso avvenimento, limitandosi a sottolineare concisamente che “la sovranità è degli elettori”.

L’indignazione per le parole dell’ambasciatore americano è dunque stata unanime e più che legittima per un’intromissione inaudita negli affari interni di un Paese sovrano da parte di un ambasciatore estero. Peccato però che gli stessi partiti da cui oggi provengono le invettive antiamericaniste  siano da anni proni e prostrati a mo’ di zerbino nei confronti degli USA, pronti a pulire le suole delle scarpe dei nostri amici americani ogniqualvolta se ne ravvisi il bisogno. Suonano davvero risibili le tirate sull’indipendenza nazionale del nostro premier o del Presidente della Repubblica, addirittura destatosi per l’occasione dal suo letargo quirinalizio. L’ex sindaco, che è scaltro, probabilmente teme un effetto boomerang, ovvero la perdita di ulteriori voti a sostegno del Sì in seguito a una così palese e decisa intromissione esterna negli affari di casa nostra.

Ma la sinistra e la destra che oggi giocano a fare le sovraniste sono le stesse che negli anni non hanno mai posto un diniego alla sconfinata tracotanza statunitense. Sono, quelle di oggi, la stessa sinistra di D’Alema che nel 1999 partecipò all’aggressione alla Serbia facendo partire i cacciabombardieri NATO, la stessa destra di Berlusconi che fornì supporto logistico e poi intervenne sul campo in sostegno degli americani in Iraq durante la Seconda Guerra del Golfo, la stessa destra che nel 2011 ha concesso le sue basi agli aerei americani e francesi che andavano a bombardare la Libia, la stessa sinistra e la stessa destra che negli anni hanno continuato e continuano a mantenere truppe di terra in Afghanistan per aiutare gli americani in una guerra palesemente e da tempo perduta. Sono queste la stessa sinistra e la stessa destra che non si indignarono minimamente quando nel 1998, in un estro acrobatico, un pilota americano tagliò i cavi della funivia del Cermis facendo morire 14 persone; che non batterono ciglio quando lo stesso non fu sottoposto ad alcun processo. La stessa destra e la stessa sinistra che non aprirono bocca quando in seguito all’uccisione di Nicola Calipari da parte di un soldato americano non venne aperto alcun tipo di inchiesta per accertare gli avvenimenti.

Dunque oggi questa sinistra e questa destra che cosa pretendono? Fanno la voce grossa contro gli Stati Uniti, ma c’è da aspettarsi che presto verranno rimesse in riga come l’antieroe Tersite nell’Iliade, il quale dopo essersi permesso di protestare per gli abusi del capo Agamennone venne solennemente bastonato e messo a tacere da Odisseo. Non ci siamo mai opposti a soprusi e ingerenze di alcun tipo da parte dei nostri amici d’oltreoceano, che hanno imparato nel tempo a considerarci il loro tappetino, il loro scendiletto d’accesso al Vecchio Continente, i loro alleati disponibili a chiamata per qualsiasi tipo di conflitto, e oggi di conseguenza con grande disinvoltura vengono a dettarci la linea sul come modificare la nostra Carta Costituzionale. Di che ci meravigliamo. I vari Bersani, Mattarella, Brunetta farebbero bene a restare in un dignitoso e colpevole silenzio, e non a sbraitare sguaiatamente come stanno facendo. Gli Stati Uniti non si faranno certo intimorire da un tale fuoco di paglia e continueranno impunemente a ingerire negli affari di casa nostra come sempre hanno fatto, con buona pace degli ardori patriottici ridestatisi in questi giorni, mentre nel frattempo il nostra Capo del Governo si appresta il prossimo 18 ottobre a recarsi in visita alla Casa Bianca a porgere i suoi vassallatici omaggi a Mr Obama.