di Alessandro Procacci

Mi chiedo se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa“. Sono le parole del pontefice pronunciate oggi in merito ad un dibattito, quello sulla teoria cosiddetta di “Gender”, che si affaccia sempre di più nel nostro paese, a tre mesi dai fatti di Charlie Hebdo che hanno portato in primo piano il discorso della “libertà di espressione” e fatto scrivere, a migliaia di “paladini della libertà di espressione”, #jesuischarlie sulle proprie bacheche facebook. Questa discussione si inserisce nell’ambito della querelle sulla libertà di espressione riportando alla luce la ormai sempre più sottile  linea di demarcazione che divide il regno del “poter esprimere il proprio pensiero” da quello del “diritto di dire cavolate“. Questo ultimo è, inoltre, generalmente accompagnato dalla pretesa ignobile di essere ascoltati come se si proponesse qualcosa di intelligente e serio.

Il secolo di Internet e dei social network ha dato voce a pensieri che, pur non avendo alcun fondamento razionale, esigono di essere razionalmente affrontati. Ciò rappresenta un po’ un paradosso: un cretino che espone una idea evidentemente e palesemente cretina viene ascoltato ma poi non si imposta una discussione seria su una cavolata proferita a ruota libera. Ovviamente, poi, questa ideologia di gender viene puntualmente strumentalizzata e, generalmente, adoperata come punto di accusa di omofobia verso chiunque non ne condivida i contenuti. Bisogna rendersi conto che siamo finiti in un periodo in cui un uomo che non si appropria di comportamenti femminili (manicure, depilazione e altre amenità di sorta) è definito “rozzo” e “volgare”. Nessuno vuole prendersela con gli omosessuali e l’omosessualità e, a riprova di ciò, negli ultimi anni vi sono stati grandi progressi anche nei paesi più conservatori verso il riconoscimento di diritti civili a coppie gay. Questo è un atto di civiltà  da condividere ma, partendo da qui per arrivare alla pretesa di riplasmare l’uomo e la donna secondo i propri capricci egoistici, c’è un abisso!

Un altro problema è rappresentato dal fatto che si insista tanto sulla libertà di espressione e poco sulla responsabilità di quello che si dice… E poi, diciamolo, questa storia della “sacra libertà di espressione” è un instrumentum regni: perché si può propagare impunemente un pensiero come quello di gender ma se si insulta una persona di orientamento gay per via di esso si viene, giustamente, messi a tacere? L’ideologia di gender non offende forse gli uomini nella propria virilità e le donne nella propria femminilità allo stesso modo in cui l’ingiuria omofoba lo fa con una persona omosessuale? E’ una questione di opportunità politiche: esistono argomenti di cui è meglio non parlare ed altri, magari di entità e importanza minore, su cui è opportuno che l’opinione pubblica si pugnali senza esclusione di colpi. La libertà di espressione è da salvaguardare ma non bisogna dimenticarsi del rispetto verso il prossimo e della razionalità! Certo l’idea di Gender è solamente un prodotto di questa società che non sa più parlare di argomenti seri e non sa più affrontare le diversità se non con la violenza. Le parole di Papa Francesco dovrebbero far riflettere tutti quanti prima di aprire la bocca, indipendentemente dall’uso che di questa si intenda fare.