Intervistata da L’Intellettuale Dissidente, Roberta Romanello, membro del direttivo del comitato “Famiglia Educazione Libertà”, ci spiega cos’è in realtà la tanto discussa ideologia “gender” e qual è il messaggio che si propone di diffondere tra i più piccoli al fine di “fondare una nuova società” e di sovvertire l’individuo attraverso lo scardinamento dell’identità sessuata della persona.

La questione del “genere” (o gender, in inglese) sembra oggi assumere vesti politiche fino a diventare una vera e propria ideologia. Qual è innanzitutto il messaggio che questa vuole diffondere nella società odierna e perché viene vista come una “minaccia” per la figura stessa della famiglia?

L’istituzionalizzazione di questa visione ideologica dell’essere umano è a tutti gli effetti una minaccia non solo per la figura della famiglia ma per il sussistere della società stessa. Infatti nel momento in cui “maschio” e “femmina” diventano irrilevanti e tutti possiamo decidere cosa vogliamo essere, ecco che anche le figure di “madre” e “padre” diventano totalmente irrilevanti, l’individuo diventa asessuato e indifferenziato, e la società si disumanizza. Questa ideologia viene purtroppo promossa dalle istituzioni sia a livello generale attraverso il Parlamento (il disegno di legge di Valeria Fedeli al Senato, che vuole rendere obbligatorio per tutte le scuole l’insegnamento del gender, ad esempio), sia a livello locale tramite le amministrazioni regionali e comunali (la modulistica scolastica e non solo dove le parole “padre” e “madre” sono state sostituite da “genitore 1” e “genitore 2”, i progetti per l’educazione all’affettività che entrano nelle scuole, quasi tutti intrisi dell’ideologia gender, i registri per le unioni civili che mirano ad equiparare le unioni tra persone dello stesso sesso con la famiglia naturale, e tutte le iniziative che tendono a scardinare la dimensione sessuata biologica di maschi e femmine). Il termine “genere” o “gender” ha pressoché sostituito ovunque nella comunicazione istituzionale il termine sesso: questo è molto grave e significa proprio che questa ideologia è portata avanti dalle istituzioni.

Il messaggio del gender è apparentemente un messaggio positivo: combattere le diseguaglianze sociali tra maschi e femmine; in realtà il gender, definendo l’identità sessuale come “costruzione culturale”, e le differenze tra maschi e femmine come “stereotipi da abbattere” mira a scardinare innanzitutto l’identità sessuata della persona, considerandola uno stereotipo culturale, e di conseguenza scardina le basi delle relazioni primarie della società, quelle tra uomo e donna, la complementarietà tra i due sessi che, sola, può dare vita a figli. I legami famigliari sono i primi legami compromessi da questa ideologia. Il gender è sostanzialmente la distruzione dell’unità ontologica della persona, di cui l’identità sessuale biologica è parte determinante in tutti i processi e gli sviluppi psichici e sociali. Infatti la visione di uomo che sottende questo termine è un essere che vuole slegarsi completamente dalla sua realtà biologica sessuata; un individuo che, partendo dal rifiuto della propria identità sessuale in quanto incompatibile con il proprio desiderio, pretende di darsela da sé attraverso gesti e parole (come sostengono gli ideologi del gender, primi fra tutti il Dott. Money e Judith Bulter); la sessualità diventa così una pura performance, e perde drammaticamente il suo ancoraggio alla realtà. L’individuo che aderisce a questo tipo di interpretazione della propria identità sessuale accetta di entrare in una fluidità permanente, un viaggio alla ricerca di sé che potrebbe non finire mai. Questo processo è ben descritto da una studiosa del fenomeno, Marguerite A. Peeters nel suo ultimo libro, IL GENDER, edito da San Paolo, che definirei una pietra miliare per chi voglia comprendere davanti a quale complesso fenomeno ci troviamo.

Ma non c’è assolutamente nulla di scientifico nel gender, anzi esistono prove scientifiche solo del contrario: e cioè che gli esseri umani nascono maschi o femmine, e che il cervello e lo sviluppo ormonale che avviene già nell’utero materno ha una funzione determinante per lo sviluppo dei caratteri maschili o femminili. Se ciò avviene in modo erroneo è solo per patologie genetiche, che la scienza ben conosce, non certo per teorie astratte che vengono sbandierate come verità.

Il distaccamento netto tra “biologico” e “costruzione culturale” in merito alle differenza tra uomo e donna -quindi tra bambino e bambina- è uno dei punti che i fautori dell’ideologia gender premono per portare all’interno delle scuole dietro gli espedienti riguardanti l'”educazione sessuale” o la “lotta alla discriminazione sessuale”: è così? Perché iniziare dai bambini? 

Iniziare dai bambini significa a tutti gli effetti fondare una nuova società. L’idea che sta dietro al fenomeno gender è proprio quello di sovvertire la società. Inculcare nelle menti dei bambini l’idea che possano scegliere cosa vogliono essere (se maschi, femmine o un altro dei 56 generi proposti ad esempio da Fecebook negli Stati Uniti) significa un sovvertimento della natura e delle relazioni sociali, e di conseguenza un cambiamento totale del tessuto sociale da qui a vent’anni. Molto spesso i progetti che entrano nelle scuole portano la maschera della lotta al bullismo o della promozione delle pari opportunità, o di educazione all’affettività. In realtà abbiamo constatato come tutti questi progetti portino inevitabilmente avanti l’ideologia gender. La cosa peggiore è che questi progetti vengono introdotti nelle scuole a totale insaputa dei genitori; sono progetti mascherati da buone intenzioni, ma che arriveranno a modificare radicalmente, goccia dopo goccia, lo sguardo dei bambini sulla realtà, innanzitutto partendo da una confusione su chi siano loro; se la realtà non ha più nulla da dire, ecco che il bambino perde l’interesse a conoscerla. Lo svuotamento di questo aspetto cognitivo è drammatico e avrà conseguenze che non siamo in grado di percepire oggi in tutta la loro devastante portata.

Stiamo vivendo in un momento in cui i bambini sono lasciati negli ambienti scolastici per periodi di tempo sempre più lunghi; questo significa che i genitori perdono in gran parte il controllo su quello che viene trasmesso ai propri figli. In questo spazio lasciato vuoto dai genitori è facile che si inseriscano questi nuovi attori, gli esperti, che portano avanti questi progetti. Per questo noi continuiamo a ripetere che i genitori devono essere molto più attenti di quanto non lo siano oggi a ciò che viene passato come educazione tra i banchi di scuola. Spesso vengono a scoprire solo dopo che i loro figli sono stati sottoposti al lavaggio del cervello, perché inevitabilmente qualcuno di loro torna a casa con delle domande. Ma il progetto culturale che mira a isolare le persone dai legami famigliari è portato avanti anche attraverso altre iniziative, tutte connesse tra loro, oltre alle recenti leggi e sentenze della magistratura: divorzio sprint e fecondazione eterologa, le adozioni cosiddette “stepchild”, il registro unioni civili eccetera. Questo porterà a breve a una società dove l’essere umano resterà sempre più isolato e solo davanti alla macchina statale e del potere.

Il 30 Aprile 2013 l'”Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni” (UNAR) adottò, per volere dell’ex Ministro del lavoro Fornero, la tanto contestata Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, fortemente voluta dalle associazioni Lgbt. Quale, ieri ed oggi, le posizioni del Miur sul tema dell’ideologia nelle scuole?

Il MIUR oggi sembra scomparso da questo quadro perché i famigerati libretti “Educare alla diversità nella scuola”, voluti dall’UNAR ed elaborati in collaborazione con 29 associazioni LGBT, , sono stati ritirati. In realtà, come ho spiegato prima, questa strategia entra nelle scuole attraverso una miriade di altri progetti, una vera e propria giungla; tutto il territorio italiano è colpito a macchia di leopardo da una miriade di iniziative, al punto che monitorarle tutti diventa impossibile, Per questo è assolutamente necessaria la vigilanza dei genitori. È davvero brutto dover dire che i genitori devono vigilare affinché l’istituzione che dovrebbe più proteggere i bambini e gli adolescenti, la scuola, è divenuta a tutti gli effetti il campo di battaglia dove si combatte questa guerra ideologica. E sul campo ci sono i nostri figli, dagli asili all’università. L’ultima del MIUR, da quello che ci è arrivato proprio in questi giorni, è che sulla modulistica scolastica è prevista  per “genitore 1” e “genitore 2” la scelta tra “maschio” “femmina” o “annulla”. Il Papa richiama costantemente al pericolo di “colonizzazione ideologica” nella scuola e nella società, al diritto dei bambini a crescere in un ambiente idoneo al loro sviluppo psichico ed emotivo; anche il Card. Bagnasco ha ripetuto in diverse occasioni che le scuole assomigliano sempre più a “campi di rieducazione”. Noi auspichiamo che queste parole non restino inascoltate, sia da parte dei genitori, sia da parte degli educatori, sia da parte della società e dello Stato.

In alcuni Pesi europei, come in Germania, molti genitori hanno avuto conseguenze legali pur di difendere i propri figli dall’insegnamento di questa ideologia nelle scuole, rifiutandosi di portarli in classe. Ciò, a parere di questi ultimi, significa escludere i genitori dall’educazione sessuale dei figli. Anche in Italia hanno avuto luogo proteste similari dei genitori? 

Anche in Italia abbiamo avuto episodi di protesta dei genitori, che per ora comunque non sono approdati ad assenze programmate dalla scuola come è successo, ad esempio, in Francia. Il caso più clamoroso è stato quello del Liceo Giulio Cesare di Roma dove è stato dato da leggere ad adolescenti di seconda superiore il libro di Melania Mazzucco “Sei come sei” che descrive, con dovizia di particolari (odori, sapori, sensazioni) un rapporto orale tra due ragazzi in uno spogliatoio.  Qui abbiamo avuto una rivolta dei genitori contro insegnante e Preside, e anche un’interpellanza al Senato. Ma ci sono moltissimi altri episodi: i libri che erano stati distribuiti negli asili e messi poi all’indice nel Veneto per la rivolta dei genitori, i cui titoli lasciano già trasparire di cosa stiamo parlando: “Il segreto di papà”, “E con Tango siamo in tre”, “Perché hai due mamme” e via dicendo.

È appena uscito un libro che raccoglie molti di questi casi, scritto da un avvocato in prima linea contro il diffondersi nelle scuole dell’ideologia gender: GENDER (D)ISTRUZIONE di Gianfranco Amato. Consiglio la lettura di questo libro agli scettici, per capire davanti a quale invasione ci troviamo a livello scolastico. Vorrei anche menzionare la grande battaglia di civiltà che viene portata avanti dalle Sentinelle in Piedi, che manifestano nelle piazze di tutta Italia contro il disegno di legge Scalfarotto, già passato alla Camera e in discussione al Senato, che intende creare il reato di “omofobia”, con tanto di carcere da 6 mesi a 6 anni per chi ad esempio dicesse che i bambini hanno diritto a non crescere con un papà e una mamma, e non con coppie dello stesso sesso; oppure chi dovesse opporsi alle adozioni da parte di coppie omosessuali, o chi dissentisse dalla creazione in tutti i comuni dei registri delle unioni civili e via dicendo. Questo significa che non si potrà più dissentire da chi impone la cultura omosessualista.

Perché nasce il comitato “Famiglia, educazione, libertà” e quale obiettivo si propone di raggiungere? Vi sono già prossime iniziative in programma? 

Il Comitato “Famiglia, educazione, libertà” nasce proprio perché con un gruppo di amici abbiamo capito che manca attenzione sulla tematica della scuola, e che la famiglia va aiutata in quanto sta vivendo un periodo di crisi non solo a livello di legami famigliari, ma anche a livello di tempo per impegnarsi nella cura e nell’educazione dei propri figli. Questo momento di debolezza della famiglia va protetto dagli attacchi di chi sta cogliendo l’occasione per aggredirla e distruggerla arrivando fino alla manipolazione della verità nelle aule scolastiche. Oltretutto abbiamo uno Stato che tende sempre più a negare quella che è una libertà primaria delle famiglie: la libertà di educazione, che oggi a tutti gli effetti, in Italia non esiste. O mandi i figli alle scuole statali, oppure devi pagare rette salatissime affinché ti sia garantita la possibilità di educare i tuoi figli secondo i principi in cui credi. Abbiamo in programma un’iniziativa molto importante insieme ad altri comitati di genitori, che, notiamo con piacere, stanno sorgendo in tutta Italia; ma è prematuro parlarne oggi.