Negli indici di popolarità, il Movimento 5 Stelle sorpassa il Partito Democratico, arrivando a vincere con ben 10 punti di vantaggio rispetto al secondo (rispettivamente 54,7% e 45,3%), probabilmente anche grazie alla carta dell’italicum. Queste percentuali sono frutto della politica impopolare del PD, la cui “stella”, Matteo Renzi, non brilla più come un tempo, dinanzi agli occhi dei colleghi di partito e dell’elettorato. E’ invece Luigi Di Maio colui il quale potrebbe avere, secondo buona parte dell’opinione pubblica, le carte in regola per governare il Paese. Perfino la renziana Repubblica e il relativo sondaggio di Demos hanno dovuto riconoscere l’imponente avanzata del Movimento. Sullo stesso giornale, il redattore Ilvo Diamanti parla di una cifra di consensi intorno al 32% delle preferenze, rispetto a un debole 30% dei democratici. Del resto, per quanto concerne le altre formazioni, Sinistra Italiana resta un fantasma, il quale non ha ancora deciso se reincarnarsi nel mondo della politica reale e di alternativa, oppure resuscitare sotto le tradizionali spoglie di minorità, debolezza e ossequio nei confronti del Partito Democratico. Anche nel centro-destra, la nostalgia del passato è più forte che mai, con la “nuovissima” Forza Italia (11/12%) e l’implacabile Lega, la quale nonostante le altisonanti minacce reazionarie di Salvini, si attesta anch’essa a una cifra non superiore al 12%. Evidentemente (e per fortuna) l’ignoranza non va sempre di moda. Dunque, si avrebbe un Partito Democratico che vincerebbe contro la destra, ma non contro i 5 Stelle.

Questi ultimi vengono progressivamente percepiti dagli elettori in maniera diversa rispetto al passato. Da forza politica di opposizione e anti-sistema, essi hanno dato e danno prova di una capacità di governo. Questa transizione del Movimento verso il riformismo è stata fortemente criticata dai penta-stellati più convinti, poiché le posizioni di forte critica verso l’Unione Europea sarebbero state ammorbidite, limitandosi alla sola moneta unica. Secondo più fonti, un segno di questo clamoroso cambio di rotta si sarebbe già avuto nel 2015, con l’abbandono del Referendum sull’Euro proposto da Grillo e le tendenze europeiste di Di Maio, il quale a Londra avrebbe incontrato Corbyn anziché Farage, per poi cenare con il presidente della Commissione Trilaterale Italiana. La “goccia” che avrebbe fatto traboccare il vaso consisterebbe nella pubblicazione di un articolo sul sito di Beppe Grillo, “la Brexit spiegata facile” (paragrafo 10), dove il Movimento asserisce di non voler abbandonare l’Unione Europea, bensì di lottare per cambiarla dall’interno. Dichiarazione, questa, che avrebbe suscitato grande scalpore nella base militante, che fa dell’Unione Europea uno dei punti cardine del partito. L’ala in buona fede del Movimento ha rassicurato gli animi più turbolenti affermando che l’obiettivo sul quale concentrarsi è la sovranità monetaria, più che l’UE in sé.

Considerate queste premesse, è difficile comprendere le reali intenzioni dei 5 Stelle sulla questione Europa (alla quale senza dubbio una parte non esigua dell’establishment inglese ha rivolto l’attenzione…),  ma è facilmente deducibile l’intento governista del Movimento, il quale resta in ogni caso l’unico partito che dimostri costanza nell’attivismo politico di strada, l’unico in grado di attirare e coinvolgere sacche consistenti del tessuto sociale. Se l’influenza dei pentastellati è aumentata, è stato sicuramente merito del duro lavoro nei territori, come dell’atteggiamento snob e laissez-faire dei partiti tradizionali, fin troppo sicuri di vincere grazie alla propria storia e al proprio nome, senza tentare un riavvicinamento verso il popolo. Senza dubbio, i 5 Stelle, rispetto ad altre forze politiche, hanno anche goduto di un considerevole appoggio economico nelle attività, grazie agli apporti fondamentali dell’ “oscura” famiglia Casaleggio.

Dopo la conquista della Capitale, il trionfo finale toccherà probabilmente ai palazzi romani, che costituiranno la prova del nove in merito alle reali intenzioni politiche del Movimento. Al di là dei dubbi, delle critiche o degli elogi, come delle verità in merito alle dicerie sulla complicità fra alta finanza e grillini, l’unica via sperimentabile rimane quella “a 5 stelle”. Dal momento che un partito indesiderato dal popolo (chiamato “democratico”) ha deciso di prendere le redini della repubblica tecnocratica italiana, per una volta si lasci a un partito di massa la possibilità di governare ed, eventualmente, di sbagliare. Soltanto procedendo per tentativi si potrà comprendere se l’intento del M5S sia una repubblica autenticamente democratica, oppure il mantenimento di una tecnocrazia europeista. Del resto, è risaputo che le redazioni giornalistiche siano il luogo dell’antiteticità per eccellenza, fra verità e strumentalizzazione della verità stessa.