Leopold von Sacher-Masoch – scrittore austriaco autore del romanzo Venere in pelliccia, opera portata magistralmente in pellicola qualche anno fa anche da Roman Polanski, dove si descrive proprio una relazione di tipo masochistico – sarebbe orgoglioso della commissione che ha deciso su quale film presentare agli Oscar del 2017. E così l’imperante buonismo di questa schizofrenica Italia a indignazione alternata ci porta a candidare “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi ai prossimi Oscar. Che vada avanti il volemose-bene italiota, che vada avanti il buon Dottor Bartolo dispensatore di saggezza, che sia un barcone malconcio senza migranti a portarci sul palco di Hollywood. Faremo la traversata “ammare” stavolta, altro che Boeing o Airbus. Ma sì, tagliamo-le-palle-al-marito-perché-ci-ha-tradito.

Parliamoci chiaro, Fuocoammare è un documentario eccezionale, vivo, che esce fuori dallo schermo e ti sbatte in faccia la cruda realtà lampedusana che noi, Paese Italia, troppo spesso – quasi sempre – ignoriamo. Ma, appunto, è un documentario, un docureportage tra cinema e giornalismo, non un film. Per lo meno non adatto a una kermesse come gli Oscar. Potevamo gareggiare con due film: miglior film straniero, miglior documentario. E invece no. La commissione composta da Nicola Borrelli, Tilde Corsi, Osvaldo De Dantis, Piera Detassis, Enrico Magrelli, Francesco Melzi d’Eril, Roberto Sessa, Paolo Sorrentino e Sandro Veronesi, ha deciso di partecipare con una sola pellicola per entrambe le categorie giocandoci in partenza il 50% delle possibilità. Magari vince entrambe le categorie, per carità, ma voi ci credete? Giusto così per dire, per dovere di cronaca, gli altri candidati italiani erano: Indivisibili di Edoardo De Angelis, Gli ultimi saranno gli ultimi di Massimiliano Bruno, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, Pericle il nero di Stefano Mordini, e Suburra di Stefano Sollima. Con tutto il rispetto per la commissione, l’arbitro non si discute, ma forse il voto di Sorrentino doveva valere doppio, anzi quadruplo. Se è lui stesso, membro della squadra arbitrale, a dire che:

Questa scelta è un inutile masochistico depotenziamento del cinema italiano che quest’anno poteva portare agli Oscar due film: un film di finzione che secondo me avrebbe avuto molte chance è Indivisibili di Edoardo De Angelis, mentre Fuocoammare può concorrere e vincere nella categoria dei documentari

Come dargli torto. È il buonismo che ci ha portato a essere tutti Charlie – per poi non esserlo più quando con lo stesso sarcasmo libertario ha messo un piedino nel nostro praticello – ad arrogarci la pretesa di sentirci migliori degli altri, dall’alto del nostro porgiamo-l-altra-guancia-che-così-ci-sentiamo-meno-in-colpa. Puliamoci la coscienza, intanto i piccoli Aylan sono morti sulla spiaggia, soli, e senza Oscar.