E’ notizia di ieri il riaccendersi della polemica sulla campagna comunicativa del Ministero della Sanità concernenti il c.d. Fertility Day (probabilmente cugino del Job’s Act: l’uso indiscriminato e logorroico della lingua inglese già la dice lunga su coloro i quali il paese si ritrova come esponenti della maggioranza governativa). Materia del contendere un opuscolo diviso in due parti: la più piccola e superiore ritrae su sfondo blu cielo abbagliante due giovani coppie uscite dritte da una commedia sentimentale hollywoodiana degli anni Novanta, di chiara -in tutti i sensi- estrazione WASP, con sovrimpressa la scritta: Le buone abitudini da promuovere. La parte inferiore e più grande raffigura invece un promiscuo assembramento di ne*ri e filles perdues bianche, stravaccati a terra, intenti probabilmente a fumare della cannabis: il tutto in un tetro sfondo seppia, ed accompagnato dalla frase I cattivi “compagni” da abbandonare.

Reduce dalla maratona televisiva per la morte di Carlo Azeglio Ciampi, ancora “con gli occhi tra i peli” il formidabile giornalista investigativo Enrico Mentana – lo stesso che bolla come complottisti webeti colpevoli di lesa maestà chi mostri anche solo un ragionevole dubbio sulla ricostruzione dei fatti dell’11 settembre – non ha esitato a prodigarsi in una perigliosa ricerca su Google Immagini per giungere alla conclusione che le fotografie sono state acquistate a stock, quella superiore essendo già stata utilizzata per la pubblicità di una clinica odontoiatrica britannica e l’inferiore per una campagna contro le droghe di Scientology. Evidentemente, se non glielo spiegava Mentana il lettore non avrebbe mai sospettato la sciatteria, il pressappochismo e la profonda superficialità del PD e alleati.

Tuttavia, Mentana ha scelto di schierarsi dalla parte dell’opposizione liberal alla campagna in discorso, prendendo il testimone a Saviano, che in occasione dell’affissione dei precedenti manifesti della campagna in discorso aveva tuonato: 1) contro la fertilità “a tempo” (finché non hai un lavoro fisso non devi procreare, secondo S.: vaglielo a spiegare ai contadini dei primi del ‘900 che facevano dieci figli, era perché non potevano vedere “Che tempo che fa” in Tv, al limite per i più attempati c’è la fecondazione eterologa, pazienza se bisogna buttare qualche embrione e magari per la donna non è proprio una passeggiata); 2) contro la fertilità bene comune: evidentemente la società più evoluta è quella che decide di autoestinguersi; 3) contro la genitorialità giovanile, sostenendo le argomentazioni ut supra secondo cui i giovani non fanno figli perché non hanno lavoro; 4) contro la frase “procreazione cosciente e responsabile” – con cui dovrebbe essere in tutto d’accordo in quanto ipso dicto appoggia contraccezione, controllo delle nascite, fecondazione eterologa – in quanto eccepisce abbastanza talmudicamente che la frase in rosso è “procreazione” e non “cosciente e responsabile”: evidentemente nella grammatica savianesca è il sostantivo a qualificare l’aggettivo e non viceversa, e dunque su quest’ultimo andrebbe posta attenzione evidenziandolo col matitone rosso.

Naturalmente in tutto questo putiferio di razzismo, Medioevo, patriarcato (di Costantinopoli o di Antiochia?) Renzi non ne sapeva nulla, il Ministro Lorenzin prima ha difeso l’opuscolo come rispecchiante la società multietnica, poi però lo ha fatto ritirare e ha rimosso il direttore della comunicazione del Ministero della Sanità, adducendo che aveva cambiato le immagini in corso d’opera a sua insaputa: verrebbe da sperare che i ministeri andassero avanti per conto loro, se i loro vertici o non sanno o prima approvano e poi cambiano idea ad nutum. Effettivamente, volendo giudicare graficamente l’opuscolo, viene da rimpiangere le fotografie in bianco e nero delle matrone fasciste e dei loro dieci figli tutti salutanti romanamente, o i manifesti delle contadine russe con bambini sorridenti, o della famiglia proletaria su sfondo di acciaieria del vecchio partito comunista francese, o persino le rubizze famiglie bionde del Ministero della Propaganda del Terzo Reich, con quel “compagni” tra virgolette che suona ironico per un governo che si dice di centro-sinistra.

Se questo può apparire superficiale, non aiuta certo però a risolvere il problema della denatalità – che è presente e pressante purtroppo – gridare al razzismo o proporre, come fa quidam Arturo Scotto, capogruppo di SEL alla Camera, che propone di contrastarlo con la fecondazione eterologa (stranamente quando tale “rimedio” non esisteva il tasso di natalità era assai maggiore di oggi: per una strana coincidenza però senza di essa – e senza un utero in affitto – la genitorialità sarebbe stata preclusa), la promozione di metodi contraccettivi (viva il principio di non contraddizione) e di prevenzione dell’AIDS (evidente sottoprodotto della procreazione, per l’on. Scotto), e solo in terza e ultima posizione (cosa curiosa per un comunista) politiche economiche e sociali volte a sostenere le madri lavoratrici (una madre deve necessariamente lavorare, ça va sans dire). Certo salta agli occhi la doppiezza di una politica che con una mano toglie certezze occupazionali ai giovani, favorisce l’immigrazione indiscriminata, si preoccupa di istituire il matrimonio tra persone dello stesso sesso, non prevede alcun tipo di esenzione fiscale o incentivo per le giovani coppie magari con figli, e con l’altra cade dal pero di fronte al crollo della natalità e imbastisce una campagna raffazzonata dicendo cose lapalissiane e riuscendo comunque nell’epica impresa di scontentare tutti: va detto però che pure è errato considerare come fa Saviano il benessere come causa della natalità, la Storia ci insegna semmai che è avvenuto sempre il contrario, e che qualora diversamente fosse avvenuto saremmo da tempo estinti come specie.

Nel merito tra l’altro, non aggiunge nulla di nuovo il dire che uno stile di vita basato su uso di droghe e sostanze alcooliche riduce la fertilità, incidendo chiaramente alla lunga sul quadro generale della salute fisica. Quanto al manifesto, ancora, è ovvio che non fa che propagandare il luogo comune da una parte del ne*ro e dell’alternativo drogati e dall’altra del giovane yuppy palestrato e con bella ragazza al seguito, ma si tratta di due modelli che la società ha colpevolmente propagandato per decenni: nell’un caso negli anni ’70 con l’uso delle droghe più o meno leggere come fonte di trips, esperienze varie ed -evidentemente- “fratellanza” tra i popoli (e ancora oggi, con la rinnovata e più capitalisticamente organizzata ammirazione per la musica hip hop, la “cultura” e l’abbigliamento afroamericano con il conseguente uso di droghe leggere che si vuol diffondere tra i giovani); nell’altro con la cultura dell’arricchimento ad ogni costo (soprattutto in termini di Stato sociale) di matrice reaganiana che ha spopolato negli anni ’80 e ’90. Contrapponendo questi due modelli non si fa altro che riproporre il sentimento imborghesito e un po’ democristiano con cui l’industrialotto del post Sessantotto temeva e disprezzava le giovani generazioni di allora, incapace di trasmettergli e spiegargli valori tradizionali che la sua classe per prima aveva svuotato per ridurli a mera etichetta (dal 1789 in poi) e nei quali fondamentalmente nemmeno lui credeva.

Incapace di spiegare al figlio che esiste un terzo sentiero: che la sessualità e la procreazione stanno in rapporto di causa-effetto, e che solo con molti rischi si possono separare o distogliere da se stessi; che non sempre i figli nascono biondi e con gli occhi azzurri,  possono pure nascere scuri di capelli, o con patologie, ma non per questo cessano di essere persone; che la sessualità possiede una sua misteriosa ed estemporanea energia, da cui dipende che la nascita di un figlio va accettata e vissuta piuttosto che programmata, che dunque bisogna sempre accostarvisi con una punta di timore e tremore; e – infine – per le donne, ribadire ciò che in fondo sanno già, che la maternità è un onere ma un dono così grande che persino segretari di partito vogliono viverla, seppur in via surrogata. Ma tutto ciò non possiamo aspettarci che ce lo dica il Partito Democratico, ovviamente.