Il gentile lettore che abbia una media frequentazione dei social networks avrà certo avuto modo di imbattersi nel termine gentismo. Con esso si pretenderebbe indicare un generico atteggiamento populista, qualunquista, antipolitico, a tratti “filofascista”, in ogni modo piuttosto sgrammaticato e non privo di una qualche dabbenaggine, che affetterebbe una fascia abbastanza consistente dei frequentatori dei luoghi virtuali in parola. Ebbene, come tutti gli -ismi che tanto sono stati protagonisti della storia del XX secolo, e che erano stati dati per morti già nel novembre 1989, anche quello in esame non ha tardato a generare -forse per un banale principio fisico di azione e reazione- la sua nemesi uguale e contraria, ovvero l’antigentismo, che chiaramente si presenterà (quasi pannellianamente) come libertario, liberale, “antifascista”, colto, aperto, cosmopolita, vigile e attento. Se dunque il gentismo prolifera su Facebook, il contrattacco degli autoproclamati arconti platonici di questa nuova repubblica virtuale non si è fatto attendere. Come il lettore si sarà accorto, una delle tendenze più recenti sul più celebre dei social è ironizzare sull’uso di esso da parte di persone in età non più, per così dire, adolescenziale (i cc. dd. cinquantenni). Tra sarcasmi sugli errori grammaticali, sulla grafica maldestra, sulla presunta ipersessualità con tratti devianti -che possono anche divertire, nei limiti in cui può sollazzare la satira su persone ritenute ignoranti- si attribuisce anche la frase: “E Renzie ke fa?!!!?!!”[i]

Al di là dell’ironia sull’uso altomedievaleggiante della lettera “k”, non serve essere esperti in strategie comunicative per sospettare che l’immagine trasmetta un tentativo – neppure esente da una certa consapevolezza, se uno si prende la briga di esaminare le diverse immagini pubblicate dalla pagina “La piaga dei cinquantenni sul Web” di associare, almeno a colpo d’occhio, l’opposizione al governo Renzi a un milieu sociale medio-basso, di età tutto sommato elevata, ignorante persino delle più elementari regole grammaticali, beceramente e superficialmente antipolitico: del resto, tali memes (così chiamati nella “Neolingua Informatica”) non nascono certo per indurre a riflessioni e distinguo. Raramente si troveranno, peraltro, su quella o su pagine simili, satire -a titolo di esempio- su Bersani che nel 2012 stringeva mani e si faceva fotografare con i cc. dd. “ribelli siriani moderati” di Al Nusra, che come è noto non sono particolarmente moderati e a ben vedere neppure tanto siriani [ii]: e sì che la cosa è quantomeno abbastanza grottesca, e avrebbe dovuto esserlo fin da subito per chi ironizza sull’ignoranza altrui e si presume dunque che abbia opinioni avvisate e lungimiranti sulla politica interna ed estera. Con ciò sia chiaro che nessuno intende negare il fatto che il fenomeno esista: l’esplosione negli ultimi dieci anni di Facebook ha fatto sì che ciò che si gridava al bar tra una briscolata e l’altra o si teneva per sé per pudore adesso, protetti dallo schermo di un computer ci si senta autorizzati a dirlo, utilizzando magari un linguaggio concitato e sgangherato persino nella sintassi.

Neppure va negato che politici di area destrorsa talvolta strumentalizzino fatti di cronaca senza il necessario approfondimento e stimolino in chi li segue sui social le reazioni de quibus: ma forse gli ironici ed eleganti antigentisti non abitano a Firenze, poiché in caso contrario ricorderebbero la martellante campagna elettorale delle primarie per l’elezione a sindaco proprio su questi mezzi allora agli inizi – almeno in Italia – e la coltissima e finissima retorica renziana della rottamazione in quella sede sdoganata. Evidentemente invece, colto, elegante, intellettualmente vivace e smart  (per usare dell’anglofonia a caso come tanto piace al nostro premier) dev’essere chi apprezza, in antitesi al populismo “fascioleghista” e analfabeta, ad esempio il siparietto che gli insegnanti dell’istituto “Raiti” di Siracusa – strumentalizzando necessariamente gli allievi – misero in piedi il 5 marzo 2014 in occasione della visita del Presidente del Consiglio fresco di nomina: stridente il contrasto tra la dolcezza di Matteo e la ferocia di Kim Jong Un che, a detta del Corriere della Sera, si diletta a dilaniare i propri ex ministri con i cannoni della contraerea[iv]. Il destino è stato comunque ironico con quei docenti, visto che il Governo ha inteso remunerarli con la vituperatissima “Buona scuola”. Se le predette pagine “anticinquantenni” sono anche antigentiste, allora ci si può pure azzardare a sospettare – il gentile lettore vorrà perdonare la maldicenza – che i loro admins appartengano (o ne abbiano almeno delle affinità elettive) alla categoria di coloro che Costanzo Preve chiamava i semicolti: persone con un livello di studio medio-alto, di orientamento progressista, ma che più o meno consapevolmente risultano del tutto funzionali alla difesa dell’apparato di potere costituito.

Il tutto, pare di comprendere, ammantato da un certo senso, che fa molto mentalità WASP per la verità, di derisione di chi non ha studiato, di chi parla “con la pancia”, di chi non legge giornali (la Repubblica, Il Corriere della sera o La Stampa in genere) o libri (si prediligono Baricco o Gramellini) e magari, dopo una giornata lavorativa pesantissima prevista in un contratto lavorativo – barzelletta (sempre se non è disoccupato) si lascia andare a qualche sproposito “gentista” su Facebook contro Renzi o la PresidentA (tanto per catapultarsi nella Hispania Felix di Zapatero e degli Indignados) della Camera dei Deputati Laura Boldrini, o a qualche ingenuo panegirico a Putin o a Mussolini. Se però lo stesso individuo –egualmente senza approfondire né riflettere- si indigna con la mostruosa e satanica aviazione siriana o russa che bombardano solo gli ospedali pediatrici di Aleppo, in tal caso va più che bene, così come se fa mostra di un certo animalismo o veganesimo estemporanei.

Tuttavia, è con la recente vicenda del Brexit che i progressisti semicolti nostrani si sono presi la briga di superare sé stessi: eccoli infatti tutti seguire il Saviano di turno col dire che Hitler è comunque andato al potere per mezzo di elezioni, e che la folla preferì Gesù a Barabba (Ezio Mauro), come scrive Roberto Pecchioli nel suo articolo del 28 giugno scorso sul blog di Maurizio Blondet[v]. Insomma, per la “sinistra” moderna –non esitano certo a definire tale la loro appartenenza, questi signori– bisognerebbe buttare a mare il suffragio universale, ma prima ancora le lunghe, forse noiose ma intellettualmente oneste sedute di “analisi della sconfitta” che il PCI un tempo faceva: per i più sbrigativi progressisti di oggi -e ciò per la verità a prescindere dal rottamatore Renzi- o fai come ti dico io, che so cosa è bene per te, o sei un populista ignorante. Che ci sia poi stato un errore anche solo a comunicare un’idea in astratto anche buona, a costoro non passa nemmeno per l’anticamera del cervello.

Meglio piuttosto addossare la colpa agli inglesi delle vecchie generazioni, che “distruggono il futuro” ai giovani, e saranno senz’altro populisti e cavernicoli come i cinquantenni della pagina Facebook di cui sopra. Che poi di quale futuro si tratti nella UE a tutt’oggi non si abbia la minima idea, poco importa, meglio aizzare le generazioni una contro l’altra armate, e se poi questa è un’arma del liberismo thatcheriano più bieco, poco male, l’essenziale è non essere populisti, rozzi, contadini. Si ha perciò il sentore, a tutti i livelli, con consapevolezza minore o maggiore a seconda dei livelli della società, di una democrazia che rinnega sé stessa, che si propone come regime migliore possibile salvo poi disconoscere i risultati elettorali quando questi non fanno più comodo al volere di non si sa bene chi.

Ma ancor più vi si legge il totale disinteresse per l’ignoranza delle classi più basse di questa “società senza classi” (sic), nulla si propone per correggere questo eventuale problema. Sebbene poco originale sia chiamarlo in causa, sarebbe interessante chiedere a un redivivo Pasolini un’opinione in merito, lui che simpatizzava per i poliziotti negli scontri di Valle Giulia, con ciò intendendo che l’uomo di sinistra sempre dovrebbe “andare verso il popolo” -che per inciso era il motto dei populisti russi dell’Ottocento- e sporcarcisi le mani, cercando di amorevolmente ma razionalmente educarlo, anche quando prende una piega che non piace. Ma pure la Ragione, quella aristotelica per intendersi, sembra essere la convitata di pietra dei nostri tempi, talché semicolti o gentisti che siano tutti sono accomunati da reazioni emotive e da stucchevole sentimentalismo che poi vengono riversati nell’uso dei social media. Dunque chi ha una trave nell’occhio non guardi la pagliuzza in quello altrui. Per dirla con Erodoto quindi, il racconto dimostra che se -sol per aver fatto un Erasmus in Spagna o in Belgio- ci accusano di fare discorsi rozzi, contadini e populisti, possiamo ringraziare di essere accostati a generazioni di persone umili ma sagge, che conoscevano i riti e i tempi della terra. Il che è sempre più adulto di fare petizioni per ripetere un referendum il cui esito non piace.