Una delle tante contraddizioni del mondo ricco è proprio il paradosso della “scarsità nell’abbondanza” ovvero il fatto che vi sia un tasso di malnutrizione e di gente alimentarmente povera, nonostante gli sprechi che esistono.
Ciò è accaduto anche ad Expo, l’esposizione universale che ha come tema, questa volta, lo sfamare tutto il globo.
Se consideriamo quali siano gli sponsor della manifestazione, tra cui figurano coca-cola, mc donald’s e altre industrie multinazionali del settore petrolifero ed alimentare, capiamo che la bandiera che si alza non è quella della sostenibilità ma, di nuovo, quella del profitto e, quindi, lo slogan dovrebbe essere “nutrire chi puo’ fare guadagnare”. Che interesse c’è dietro l’aiuto a chi muore di fame, se non è ripreso dalle telecamere di qualche televisione, per una campagna elettorale?

La rete Banco Alimentare ha evidenziato, pochi giorni or sono, che nel nostro paese ci sono cinque milioni e mezzo di persone che non riescono a permettersi un pasto proteico, cioè fatto da carne, pesce o verdure equivalenti ogni due giorni, eppure il caso di expo è solo uno dei tanti: ciò evidenza che il problema dello spreco è ben radicato nella nostra società, è un fatto culturale. Quante volte è capitato, a ciascuno di noi, di avanzare del cibo nel piatto e buttarlo via? Eppure sarebbe bastato comprarne un po’ di meno per evitare di doversene disfare tristemente! Il fatto grave è che ciò a cui pensiamo subito dopo è che non è certo per quel poco di resto cestinato che la fame non diminuisce e, mettendo insieme lo stesso pensiero di tutti si viene a formare un sistema di spreco o, per dirlo con le parole del pontefice, una “cultura dello scarto”. Lo scialacquamento che contraddistingue il nostro mondo ricco, tuttavia, ha vari aspetti e non riguarda solo il mangiare: acqua, energia elettrica, gas e altre importanti risorse: l’unica costante è che chi ne paga il prezzo sono sempre le fasce più deboli della popolazione, gli “ultimi”.

Le radici di questo modo di pensare e di agire sono lontane nel tempo ma non troppo: tutto è nato con le penetrazioni americane all’interno delle società europee; si parla di intrusioni che sono vere e proprie colonizzazioni informali, perpetrate per mezzo di nuovi modelli dati alla gente, in un periodo in cui era diventato più facile comunicare con le masse grazie all’avvento di nuovi e potenti sistemi di comunicazione. Queste offerte di nuovi stili di vita, tra cui il benessere egoistico anche a spese di altri e l’abbandono dei bisognosi, hanno influenzato pesantemente la mentalità del vecchio continente fino ad adeguarla, quasi del tutto, a quella degli Stati Uniti, una nazione che non ha mai visto la fame e che è stata in grado di far dimenticare, sopratutto a noi italiani, la nostra, quella che avevamo negli anni 50.

Ovviamente la proposta di sanzionare gli sprechi alimentari è lodevolissima ma più che una legge serve del buon senso, che non si impone per decreto.