di Alessandro Procacci

Oggi primo maggio 2015 apre ufficialmente l’esposizione universale altresì chiamata “EXPO”. “O tempora o mores”: Un nome decisamente altisonante per una sagra paesana! Di questi tempi si usa così e difendere più di 10,000 lavoratori, che vengono trattati da “volontari”, vuol dire porsi in opposizione al futuro e difendere antichi privilegi di una casta che costa sempre di più. Saranno proprio più di diecimila coloro i quali presteranno le proprie prestazioni lavorative senza vedersi corrisposto alcun salario né rimborso spese oltre al buono pasto giornaliero. La conclusione più ovvia è che non solo i lavoratori, in maggioranza giovani, non riceveranno un’equa retribuzione ma, probabilmente, saranno in perdita per tutta la durata del loro contratto inesistente. Non si parla di perdita di soldi e basta ma di perdita di un qualcosa di più prezioso: il tempo. Ore preziose che potrebbero essere impiegate meglio, magari per trovare una occupazione reale con una retribuzione non fittizia.

Perché non vengono emessi dei contratti:

Il motivo per il quale ai lavoranti non sono stati offerti contratti a tempo determinato (ovvero i contratti a scadenza con retribuzione fissata con un limite temporale) è semplicemente uno: il lavoro costa e “mettere a libri” i dipendenti imporrebbe pagare le tasse legate alle prestazioni lavorative erogate, come, ad esempio, i contributi pensionistici. I soldi sono già stati impiegati per pagare delle mazzette.

Perché questi “lavori” vengono accettati:

Qui la situzione si complica un poco perché le motivazioni sono essenzialmente due. La prima è quella della fantomatica esperienza che, per farla, bisogna lavorare ma, per avere un’occupazione, bisogna esserne già forniti. La seconda è costituita dalla speranza di poter ampliare il proprio curriculum e di poter rimanere, magari, in contatto con le aziende che hanno così gentilmente concesso di poter lavorare per loro senza retribuzione alcuna. Il lato peggiore è che della situazione si sappia così poco e che si insista, nelle scuole e nelle università, con una forte e martellante propaganda a favore della manifestazione, che ne sottolinea l’epicità ed irripetibilità. Fortunatamente ci sono ancora persone (e non poche) che hanno mantenuto il senno ed avuto il coraggio di dare vita alla campagna #io non lavoro gratis per Expo e, nemmeno a dirlo, quasi tutti sono poco più che ragazzi.

Lasciare della gente a far la fame è un paradosso grande come una casa se si pensa che il tema della fiera sia proprio l’alimentazione; ma poniamoci un quesito fondamentale: alimentare chi? Se le premesse sono queste non è difficile pensare che gli unici che ci mangeranno su (nel senso più italiano del termine) sono coloro i quali hanno meno bisogno di cibarsi: grosse ditte, multinazionali o meno, faranno indigestione di profitti e, non paghe di ciò, prenderanno qualcosa anche dal piatto di chi raccoglie le briciole. Se tra i partner e gli sponsor spuntano gentaglia come Coca-Cola, McDonald’s, Xerox e le immancabili banche, come pretendiamo di parlare del tema principale con gente così ingorda? Che si impicchino, dunque, all’albero della vita.

Probabilmente tra strutture non finite, stipendi non pagati e sprechi di cibo che ci saranno EXPO sarà una pessima figura a livello internazionale ma dovremo anche sopportare lo smacco che, a discorrere di alimentazione e cibo, saranno, ancora una volta i soliti avvoltoi.